Dal Torneo alla libreria: la determinazione di una donna, il genio di Gabriele d’Annunzio, un destino che nessuno dei due poteva immaginare

È appena uscito, pubblicato da astoria, un romanzo d’esordio che aveva già conquistato la comunità del Torneo IoScrittore nell’edizione 2024: L’acqua amara di Costanza Di Croce. Il romanzo racconta la storia di Nina, che poco più che ragazzina viene strappata dal suo Abruzzo e mandata a servizio sul lago di Garda, in una villa dove i corridoi sono infiniti, le regole inflessibili e tutto ruota intorno a un uomo che ha trasformato la propria vita in un’opera d’arte e quella degli altri in un omaggio alla sua grandezza: Gabriele d’Annunzio. Ma Nina non è una ragazza docile: in lei convivono vergogna e superbia, ferocia e stupore. Il suo sguardo sa leggere sotto la superficie delle cose, permettendole di resistere ad Amélie, la governante gelosa che la sorveglia come una carceriera; di capire Giulio, il giovane giardiniere che porta sul corpo le cicatrici di Caporetto e nell’anima le macerie di Fiume, ma soprattutto di affascinare il Vate, che ne riconosce subito l’intelligenza vivissima e decide che è un diamante grezzo. Da far brillare o da possedere. Nina impara così che la conoscenza può salvare e insieme ferire, che l’amore non basta, che diventare sé stessi ha un prezzo altissimo. Ma impara anche a non arrendersi mai, a nessuno… Se volete sapere di più sull’intensa storia di questa giovane donna, della sua fame di libri, del suo corpo che impara il desiderio e il dolore, della sua voce che trova infine il coraggio di esistere, correte in libreria. Noi abbiamo incontrato l’autrice perché ci raccontasse qualcosa della sua esperienza nel torneo e con la casa editrice. Ecco che cosa ci ha raccontato!

Come e perché hai deciso di partecipare a “IoScrittore”?

Chi partecipa a IoScrittore vuole qualcosa che spesso, nella vita di tutti i giorni, si fatica ad ammettere o addirittura si nasconde: essere pubblicato. Quando un’amica mi ha parlato del torneo, ho ovviamente deciso di partecipare per quel motivo, ma anche perché mi sembrava il modo migliore per mettermi in discussione, per capire. Siamo tutti convinti che il nostro romanzo sia interessante, avvincente, e con un concreto potenziale commerciale. Ma è davvero così? In questo senso, i giudizi degli altri scrittori sono stati illuminanti, per quanto talvolta siano stati una vera doccia fredda… oppure proprio per questo. Superata l’irritazione iniziale, infatti, molte critiche mi hanno indicato con precisione dove intervenire per sistemare le dinamiche narrative, per dare spessore ai personaggi e per gestire le sottotrame.

Lo consiglieresti a un aspirante scrittore?

Credo che la mia storia sia la dimostrazione pratica di quanto sia utile partecipare a IoScrittore. Nell’edizione del 2023, L’acqua amara (che allora s’intitolava L’inganno) si era fermato alla prima fase. Era stato un brutto colpo e non posso negare di aver avuto l’impulso di abbandonarlo. Ma poi, come dicevo prima, erano stati proprio i giudizi più «cattivi» a spingermi a rivedere il romanzo, a cercare i motivi per cui non aveva funzionato agli occhi dei lettori e ad approfondire elementi che avevo trascurato. L’ho riscritto e, nel 2024, l’ho riproposto. E adesso L’acqua amara sta per uscire in tutte le librerie…

Che cosa ci puoi raccontare della tua esperienza di lavoro con un editor?

Lavorare con un’editor è stata per me una lezione fondamentale. Ho scoperto che il lavoro di editing richiede una grande dedizione e un’enorme pazienza, cose che dall’esterno si possono immaginare, ma che, nella pratica, emergono con nettezza in ogni momento. La cosa che ho apprezzato di più è stato il confronto diretto, schietto: uno scambio continuo che mi ha spinto a superare i miei limiti e a dare il massimo. Quindi non posso che essere enormemente grata a chi si è preso cura del mio romanzo.

Le 400 opere finaliste a IoScrittore 2026

Ecco i titoli dei 400 romanzi che hanno superato la seconda fase del Torneo letterario. Complimenti!

A Buco Pillonzi

A o P

A spasso con il vendico

A un punto morto

Abbiamo rapito la maestra Maria

Acchiappa il gomitolo

Ada. Biografia di un cielo

Addiaccio

Aeternitas

Alberta dei morti

Amen

Amore incompreso

Anatomia di un baratro: la colpa e la grazia

Anatomia di un omicida

Anche il cristallo si rompe

Anche se non mi vedi

Ancora due volte

Andante con brio

Anime irregolari. Cronaca di una bugia che divenne paese

Another little requiem

Anticlo

Apprendista morte

Aran e il giardino dei divini. La torre nera

Aria senza rete

Arial delle province

Attraverso l’amore

Attraverso l’oceano, fino a te

Azul

Baby gang

Benvenuto tra noi

Best seller

Betulla e la storia che verrà

Bottoni di arancio amaro

Buon Natale!

Calavera

Canta madama Butterfly!

Cantaria. L’ogus perduto

Capitomboli

Carbonchio

Carlo che fu re

Casa Marena

Cassandra

Che fiaba la vita

Che fine fanno gli idealisti?

Ciò che resta del buio

Ciò che resta di me

Col piffero

Collezionista di terrore

Collodi, amori e favole

Come ho sconfitto il capitalismo (senza morire)

Come la terra dura

Come se non ci fosse mare

Come una porta chiusa

Come un’ape regina

Come uno tsunami

Contavo il buio della notte

Contro l’ordine delle stelle

Controtempo

Cose apparentemente lontane

Così parlò il re del destino

Costruire

Crepuscolo rosso

Cronache di pandemie e sopravvivenze

Cronache di un paese sommerso

Cronache di un tiramisù apolide

Cuore e devozione. Amore oltre la divisa

Cuori sconnessi

Custode di desideri

Da capo. Al fine

Dafne e Cassandra allo specchio

Dark fairy tale

Deritta vene

De-Tech-Tive Girls

Di dolore non si muore

Di fuoco e rugiada

Diario balinese

Dio è un codardo

Diparte: ovvero come la mia ragazza sinistroide mi ha lasciata per un fascista

Disamore

Dopo di lui

Dora e l’Oltre

Dove finisce la luce

Dove si fermano le onde

Echi di luce

Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome

Elara e il magico mondo di Sioras

Enigma

Erranti

Eucerin

Falca

Falena

Fascicolo 13T Jill Savant

Fight For You

Figlio della lupa

Fiori nel vuoto

Fjord

Fragole amare

Fuori dal mito

Geometrie imperfette

Gianuscà

Giustino Giustini (memoir quasi serio)

Gli 8 giorni del Carlo

Gli occhi dell’oculista

Grammatica delle frasi non dette

Grandine

Grazie delle carote

Hai preso l’ombrello?

Hanno ammazzato Heidi

I capricci delle fate

I dignitari della notte

I lunghi

[In]decifrato

I perduti

I sentieri di Lognari

I senza Dio

I territori dell’anima

Identità sovrapposte

Il bambino che non poteva dormire

Il brucianime

Il buio prima dell’alba

Il canto delle metope

Il club delle tre bastarde. La prima bastarda

Il codice dei cloni

Il debutto

Il destino della bilancia

Il diario scritto dal morto

Il discepolo

Il dubbio

Il falco e il lupo

Il figlio del mugnaio

Il fiume sotto la pelle

Il metodo

Il mondo silenzioso

Il morso del ghiaccio

Il mostro dietro di me

Il nome dei miei

Il pajasso, la prof e la fontana

Il perduto e la stella

Il piano 0

Il posto delle ciliegie

Il principe e il filosofo

Il processo della strega

Il professore di filosofia

Il professore di Vigevano

Il profumo del destino

Il raduno

Il respiro del deserto

Il ritratto

Il sabato è nostro

Il sangue degli eletti

Il tagliatore di lune

Il terzo amico

Il treno dei vinti

Il venditore di patate

Il vento che increspa il fiume del tempo

Il volo dell’airone

Il vuoto della stanza 13

Imparare a cadere

In casa c’è troppo sangue

In vita, in morte

Incontrarsi

Interstizi

Intimi segreti e amori negati

Intrecci di storie. Ricerca in corso su mio padre Mario C.

Inventario del gelo

Io non sono mai stata piccola

Ipotesi di me

Joe Pierce, Dante indaga

L@vers

L’età giusta per vivere

La ballata del nulla

La caduta

La carne di Viviana

La casa altrove

La casa di Ebe

La città dipinta. Il sangue della Chimera

La clausola dell’ancora

La credibilità del fantastico

La deviazione

La farfalla rossa e il teschio spezzato

La figlia dell’attitadora

La fine del Novecento

La fonomante e il giacobita

La frusta dell’anima

La gioia degli attimi

La grande cospirazione

La legge dei segni

La linea dorata

La linea rossa

La madre del prescelto

La mano del Mediterraneo. Risveglio

La maschera d’oro

La mia battaglia silenziosa

La nebbia si tagliava con il coltello

La notte degli Obelischi

La piramide inversa

La porta nascosta

La profezia delle quattro estati

La profezia di Cheope

La promessa

La ragazza dei Perzi

La ragazza dell’anno

La rana di carta

La ricerca della tristezza

La riscossa di Zehra

La rivoluzione dei pensionati

La santa di Siena

La scatola del codice

La sdrega

La signorina

La soglia

La stanza del popcorn

La stanza delle parole

La stanza di Catarina

La storia di Lea che amava le api, i robot e un bancario di nome Agostino

La strega della foresta

La tenerezza storta

La terra di nessuno

La testimone invisibile

La torre capovolta

La variante di Cassiopea

La vera storia del commendator Suburra e la leggenda del dritto Bordighera

La via del silenzio

La Zambona

La zona di conforto

L’alba della ribellione. La legge dell’eclissi, I volume

L’alba imbecille

L’albero delle cipolle

L’alfabeto dei colori perduti

L’algoritmo dei Gemelli

L’algoritmo del ritmo

L’altra faccia di Marte

L’amante tardiva

L’ammazzacaffè

L’amore è ieri

L’amore scorsoio

Le anime dietro le nuvole

Le coordinate del cuore

Le macabre avventure di Mr. Fluffers e Mr. Spongy

Le misure della morte

Le ore di Bologna

Le quattro morti di Margareth

Le stelle sorridenti

L’enigma del pozzo

Leonessa

L’estate del ‘98

L’estate del fuoco amico

L’estate prima dell’eternità

L’imbuto

L’impero fondato sul buio

L’infinito tra noi

Lo sdrammaturgo

Lo sguardo della sfinge

Lo spiritello del focolare

Lob

L’ombra dei bambini

L’orlo del caos

L’orlo invisibile

Lost Maiden

Luca

L’ultima festa

L’ultima notte

L’unica notte di tre anni

L’uomo dei tergicristalli

Lupi

Macalda del vespro

Machiavellica

Magari un giorno

Malasegale

Malusangu

Manca l’estate

Mara del mare

Martinica libera

Mattoncini di amarezza

1581. Sangue e argento

Millennium bug

Mimosa ricorda (quasi) tutto

Monili del silenzio.

More di rovo

Muro di vetro

Nabulio

Nata bisestile

Nell’oro e nel sangue

Nessuno è innocente

Nessuno ha visto niente

Neveri: andata e ritorno

Nient’altro che ricordi

Noblesse oblige

Non guardare indietro

Non ho i capelli rossi

Non più umani

Non una di meno

Noternity

Notizie dalla retroguardia

Nuni

Nuvol’è

Ogni passo sono tre passi

Oltre confine

Oltre il velo del desiderio. A Gem for a Wish

Ombre di vittoria

Ombre e sussurri

Ombre nere della notte

Orlando scatenato

Ottanio

Paga la tua colpa

Palazzo Pitone

Papà-prigione

Parossismo

Petronilla

Pier Paolo Picchi e lo spazio non allocato

Preludio francese, il ritratto di Marguerite

Prima del primo respiro

Priscilla, prescelta controvoglia

Quaggiù il cielo è più vicino

Qualcosa di buono

Quando il tempo si colora di vermiglio

Quando l’alba appare

Quando non ricordi più il tuo nome

Quel che resta dei padri

Quel mazzolin di fiori (storia di uno scemo di guerra)

Quel primo passo

Quelli del civico 38

Quello che resta dell’odio

Quello che rimane quando se ne vanno tutti

Radio Pellicola

Rebecca

Restare. Una storia vera

Ricominciare

Ritorni e presenza

Rollback

Rosso come le ciliegie

S

Sangue ellenistico

Scheggia

Scuola di vita

Se il male osserva te

Se ti guardo ancora

Segni

Segui la via

Sei dannato

Semplicemente Antonella. Né coraggiosa né guerriera

Seven Nights of You

Soglie

Solo per acqua salata

Solo se ci credi

Sorelle 1915-1959. La partigiana senza bicicletta

Sotto il cielo delle farfalle

Sotto la pelle

Sotto una luce sporca

Sovrani dell’eclissi

Storia di mio padre

Storia di un ricordo

Storia di una vita che rischiava di non esistere

Storie di disarmonia

Strega!

Sub iudice

Sub umbra

Succedono cose strane

Sussurri in chiave minore

Svuotandomi

Sweet Rosalena

Syrene: al primo sguardo. Tra abissi e tempeste ritrovavano se stessi

Tango di illusioni

The broken prince

Ti parleranno di me

Tic Toc

Tocca a noi

Totally Worth It

Tra “Magnolia” e l’altrove

Tra la montagna e il mare

Tra le mie tempeste, tu

Tra uomo e diavolo

Tre giorni di pioggia

Ugolino Gigi Platone

Ultime luci nel cielo

Un abbozzo

Un male oltre il male

Un soffio dal cielo

Una corona di mosche

Una di troppo

Una favola di sangue e neve

Una valida ragione

Un’anima all’appello

Under the tree. Prima che i petali cadano

Undercover Hearts

Valori di riferimento

Vane Code

Venezuela vengeance

Verde insolente

Vertigini

Vetri di mare

Vita non morta

Voglio continuare a mentire

Volevo solo fare le polizze

Voron

Vuoti su misura

Wilma

Wo ai ni? Tutta colpa del dizionario

Zena e la luna piena

Zenit

“Cuore di belva” di Morgan Moreau: il dark fantasy di una voce che preferisce le ombre alle luci

Protagonista del Torneo letterario IoScrittore, promosso dal Gruppo GeMS e dalle sue case editrici, un autore (o un’autrice?) che si fa conoscere sotto pseudonimo: Morgan Moreau, “una voce che preferisce le ombre alle luci, le domande alle risposte definitive”. La sua identità non è nota e leggerlo significa “accettare il patto del mistero“: non cercare chi scrive, ma ascoltare ciò che resta non detto.

copertina di Cuore di belva di Morgan Moreau

La trama di Cuore di belva, un dark fantasy dai tratti gotici

Moreau, che sembra scrivere “come chi lascia tracce intenzionalmente incomplete, invitando chi legge a colmare i vuoti, a perdersi tra realtà e finzione, verità e maschera”, trasporta lettrici e lettori tra le ombre della città di Ornay. Cuore di belva, questo il titolo del romanzo dark fantasy ora in uscita in ebook, racconta di un luogo che pullula di segreti neri come le acque del fiume che lo attraversa. Qui Belinde Mérivaux, una giovane maga mutaforma, discendente di un’antica stirpe di maghi, sogna l’amore e l’indipendenza, anche se il regime corrotto e la sua famiglia, lacerata da colpe e silenzi, non sembrano lasciarle alcuna libertà.

Ma ecco che il destino porrà sulla sua strada Aristide de Clémency, un mago bello e tormentato da un passato doloroso, capace di piegare la musica alla sua magia. Riusciranno insieme a svelare i segreti che attanagliano Ornay e sfidare il dominio di creature malvagie che si nascondono dietro sembianze umane?

La partecipazione a IoScrittore

In perfetta linea con la sua aura di mistero, Morgan Moreau commenta così la sua partecipazione al Torneo: “Perché le malefatte del cardinale Turpin e dei suoi alleati non rimangano ignote e impunite ho chiesto ai miei ‘emissari’ nel vostro mondo di farvi conoscere la Storia del regno di Ornay. Forse non basterà a salvarvi. Forse sì…”.

Fonte: www.illibraio.it

Tra le ombre della città di Ornay, una giovane maga dovrà scegliere se essere preda o predatrice

Il libro in una frase: Ci sono leggende feroci come un cuore di belva.

Amici di scaffale: Sarah J. Maas, La casa di terra e sangue. Crescent City; J.K. Rowlings, Gli animali fantastici: dove trovarli; Rachel Gillig, One Dark Window. Ma anche i libri della biblioteca di Belinde: Benoît Esquivel, Melomagia; Abate Teutorius, Rievocazione degli Antichissimi; Vescovo Aribertus, Il salvatore di Ornay.

Segni particolari: strong female character; coming of age; fantasy (soft magic); romance. 

Dove e quando: Nella cupa città fantastica di Ornay, dopo la fine dell’Era delle Leggende, sotto il governo della ierocrazia.

Tag: #mutaforma #musica #magia #orrore #primoamore #romance #romantasy

Come e perché ho deciso di partecipare a IoScrittore: Perché le malefatte del cardinale Turpin e dei suoi alleati non rimangano ignote e impunite ho chiesto ai miei ‘emissari’ nel vostro mondo di farvi conoscere la Storia del regno di Ornay. Forse non basterà a salvarvi. Forse sì.

L’annuncio delle 400 opere finaliste di IoScrittore 2026

Di Redazione IoScrittore

Si conclude la prima fase del torneo IoScrittore 2026: in occasione di Taobuk – Taormina Book Festival, saranno infatti resi noti i titoli delle 400 opere finaliste del torneo letterario gratuito promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. L’appuntamento è previsto per sabato 20 giugno ore 12, in presenza presso Palazzo Corvaja e contemporaneamente in streaming sulla pagina Facebook di IoScrittore e ilLibraio.it

In occasione di Taobuk – Taormina Book Festival, saranno resi noti i titoli delle 400 opere finaliste del torneo letterario gratuito promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. L’appuntamento è previsto per sabato 20 giugno ore 12, in presenza presso Palazzo Corvaja e contemporaneamente in streaming sulla pagina Facebook di IoScrittore e ilLibraio.it

Uno dei momenti più attesi di IoScrittore si avvicina. Entriamo nel vivo dell’edizione 2026 con l’annuncio delle 400 opere finaliste del torneo letterario gratuito promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. 

In occasione di Taobuk – Taormina Book Festival saranno infatti resi noti i titoli dei romanzi che accederanno alla seconda fase del torneo, che si concluderà, come sempre, a novembre durante Bookcity Milano.

L’appuntamento è previsto per sabato 20 giugno ore 12, in presenza presso Palazzo Corvaja e contemporaneamente in streaming sulla pagina Facebook di IoScrittore e ilLibraio.it

In occasione della proclamazione dei romanzi ammessi alla seconda fase, si terrà anche un panel dedicato alla scrittura, alla lettura e alle dinamiche che caratterizzano il mondo del libro. Il titolo dell’evento è “Scommettere sulle storie: la fiducia nell’esordio”. Un incontro sul ruolo della fiducia nel riconoscere e valorizzare nuovi talenti: quella degli autori che si mettono in gioco e quella degli editori che scelgono di investire su di loro. Vi partecipano le scrittrici Raffaella Case, in libreria con Una testa piena di ricci (Corbaccio editore) e Barbara Bellomo, in libreria con L’incartatrice di arance (Garzanti editore) che dialogheranno con Stefano Mauri, presidente e Ad di GeMS; Ludovica Mauri, responsabile editoriale della narrativa Corbaccio; Antonella Ferrara, presidente e direttore artistico di Taobuk Festival. Modera Barbara Sardella, responsabile eventi e comunicazione di Ubik.

Dopo la conclusione dell’evento l’elenco delle 400 opere che passano alla seconda fase dell’edizione 2026 sarà disponibile anche sul sito e sui social di IoScrittore, dove si potrà anche recuperare in qualsiasi momento la registrazione dell’incontro.

Un momento imperdibile per chiunque ami la scrittura e la lettura, dunque, che segna un punto di passaggio importante per le aspiranti autrici e per gli aspiranti autori che si sono iscritti al torneo, caricando sulla piattaforma online l’incipit del proprio manoscritto.

Ora, per i 400 che passano alla seconda fase, ci sarà la valutazione dell’intera opera. Ricordiamo inoltre che il torneo è, come sempre, monitorato dagli editor delle case editrici di GeMS, il più grande gruppo editoriale indipendente italiano (di cui fanno parte le case editrici astoria, Bollati Boringhieri, Chiarelettere, Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Magazzini Salani, Newton Compton, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, TEA, Tre60), costantemente alla ricerca di nuove voci narrative da pubblicare.

Diventato nel corso del tempo un punto di riferimento per chi desidera coltivare il proprio talento, il torneo letterario IoScrittore è un progetto di scouting editoriale in continua evoluzione, che coinvolge ogni anno migliaia di iscritti e che punta a scovare nuove voci della narrativa italiana, come è accaduto, tra gli altri, a Sara Gambazza, che l’anno scorso ha pubblicato il suo secondo romanzo, Quando i fiori avranno tempo per me (Longanesi), a Sonia Milan, da poco in libreria con il suo secondo romanzo, La sorella prediletta, e a Maria Costanza Di Croce, autrice di L’acqua amara, appena uscito per astoria.

Appuntamento dunque a sabato 20 giugno e in bocca al lupo a tutti!

“Nelle case degli altri” di Valeria Usala: il tempo per allenarsi a invecchiare

Sono entrata Nelle case degli altri grazie a una poesia.

Un vuoto luminoso, seducente ma impossibile da riempire

Dopo un primo romanzo vitale e inconsapevole, come tutte le prime volte, sulle parole ha prevalso il silenzio; eppure non era un’assenza liberatoria, somigliava di più a un vuoto luminoso, seducente ma impossibile da riempire. Come riconoscere la prossima storia? E come scriverla evitando da una parte la copia, dall’altra il deturpamento? E una volta trovata, come custodirne il senso, pur camuffando i fatti, senza tradire la verità?

E se poi, superata questa lista di imprese, venisse fuori comunque tiepida o imprecisa, indebolita dalla paura o sovraccarica della rabbia che l’ha generata risultando, infine, banale? Forse, ma questo l’ho capito molto tempo dopo, la domanda che mi stavo davvero facendo era un’altra: come si fa a scegliere un mestiere, invece che farselo capitare?

copertina di La rinnegata di Valeria Usala Il primo romanzo di Valeria Usala

La forma più religiosa e sintetica della scrittura

Così, per uscire dal labirinto estenuante e insidioso che spesso popola le menti incerte, analitiche come la mia – o semplicemente giovani? – è servito qualche anno, ma anche la forma più religiosa e sintetica della scrittura.

Ho comprato in una piccola libreria romana la raccolta Volevo scrivere una poesia, invece ho fatto una torta (trad. Paolo Cognetti e Isabella Zani, SUR, 2022) di Grace Paley, e l’ho letta tutta d’un fiato. A salvarmi ci ha pensato lei, con una poesia dal titolo Per mia figlia.

Era una dedica asciutta, frammentata e densa di speranza, in cui una voce rassicurante dava ristoro a un’altra, ammutolita dopo tanta fatica, con piccoli gesti di cura – concreti quanto un bicchiere d’acqua fresca – e proprio per questo preziosi.

Sono rimasta Nelle case degli altri grazie a una domanda senza risposta, affiorata dopo aver letto quelle parole, caleidoscopiche come solo le poesie sanno essere. Più la rileggevo però, meno ero sicura che quello fosse l’unico accoppiamento possibile: era una mamma che parlava alla figlia, o una figlia che parlava alla madre? Una nipote alla nonna, o una nonna alla nipote? Una scrittrice esperta a un’altra in erba, o una divinità alla sua creatura? O forse un io futuro, che invitava l’io presente a non lasciarsi scoraggiare dai dubbi?

Un valido controsenso su cui lavorare

A quel punto ero certa che valesse la pena prendere un bel respiro, sedersi e bere anch’io quel bicchiere d’acqua fresca; non per risolvere l’enigma ma per tornare, finalmente, a scrivere. Mi sentivo stanca, anzi stanchissima. E avevo meno di trent’anni. Si può essere vecchi rimanendo giovani, e giovani rimanendo vecchi? Mi sembrava un valido controsenso sul quale lavorare, una metafora del presente contraddittorio che ci circonda in cui l’eredità diventa incombenza e la cura un peso, la guerra una necessità e la pace un pensiero infantile. E invece è chiaro che, tanto le meraviglie quanto le nefandezze del mondo, ci riguardano. Tutti. Sempre.

Da qui il perimetro di un condominio – che, si sa, contiene spesso il mondo intero – per iniziare a misurare la superficie del problema. Li ho visti comparire come per magia, quei vecchi sconosciuti e insieme familiari, sulla facciata di un palazzo decadente; avevano ancora poco tempo ma tante energie e memorie da tramandare, in modi e quantità inversamente proporzionali alla mia. Abitando questa distanza, pagina dopo pagina, ho capito il vero protagonista della storia; e non erano né i giovani né i vecchi.

Ho vagato Nelle case degli altri abbastanza da realizzare che è il tempo che passa, il centro di tutto. Quello del calendario e quello che ci scorre dentro. Capire cosa farne è l’unico modo che abbiamo per scegliere: un lavoro, una casa, un amore, un sogno, un ideale su cui puntare, una paura da sconfiggere, una responsabilità da assumersi o una speranza a cui aggrapparci. A me il tempo, alla fine di quel vuoto luminoso, ha regalato una cosa piccola ma buona: la certezza che fosse proprio questa, la prossima storia da raccontare.

copertina di Nelle case degli altri di Valeria Usala

 

L’AUTRICE E IL LIBRO – Nelle case degli altri (Garzanti) è il secondo romanzo della scrittrice Valeria Usala. Diplomata in filmmaking all’Ateneo del Cinema di Roma, e in Storytelling alla Scuola Holden di Torino, l’autrice (qui i suoi articoli scritti per il nostro sito) insegna scrittura creativa, sia in presenza sia online, tra Cagliari e Torino.

Dopo l’apprezzato esordio del 2021 con La rinnegata, Usala nel nuovo libro porta lettrici e lettori al numero 78 di via Geras, dove tutto sembra aver ceduto con discrezione: l’intonaco si sfoglia agli angoli, crepe sottili attraversano in silenzio le pareti… Come il palazzo, anche le vite degli inquilini sembrano reggersi per abitudine, in un equilibrio fragile e ostinato. Come quella di Luciano, che nella vita è stato fedele soltanto alle parole crociate e alle Lucky Strike; o quella di ldo e Nora, che hanno condiviso un’esistenza intera e ora si spartiscono la stanchezza del tempo; e ancora quella di Ugo, orologiaio scorbutico, capace di riparare qualunque meccanismo, ma disarmato quando a rompersi è qualcosa nelle persone. Dietro le porte chiuse del palazzo si consumano tante vecchiaie. Ma qualcuno, negli anni, ha imparato a conoscerli più di quanto immaginino. È una ragazza con la Moleskine bianca: solo lei custodisce ciò che resta di quelle vite dimenticate.

Nel suo secondo romanzo, Valeria Usala (che ha pubblicato racconti in antologie come Una vita vale tutto, Kappa vol.3 e I racconti della locanda) entra “nelle case degli altri” e racconta di generazioni che si credono lontane, ma finiscono per assomigliarsi.

Fonte: www.illibraio.it

“La casa turca” di Açelya Yönaç: cosa significa scrivere nella lingua degli altri?

di Açelya Yönaç

Per molto tempo ho creduto che la lingua fosse una patria. Poi ho scoperto che era una frontiera.

La lingua del corpo

Da bambina il turco era la lingua del corpo, di mia nonna che mi cullava cantandomi una ninna nanna in turco, delle cucine e dei salotti, dei bicchieri di tè lasciati a metà sui tavolini bassi, e per me la lingua dei giornali, di tutti i giornali che arrivavano ogni mattina a casa con il pane fresco.

Era una lingua piena di parole arrivate da altrove, dall’arabo, dal persiano, dal francese, dal greco. Una lingua impero, una lingua pirata. Dentro il turco sentivo ancora i resti dell’Impero Ottomano; commercianti, poeti, soldati, donne armene che parlavano sottovoce, uomini che cambiavano nome attraversando il Mediterraneo. Non mi è mai sembrata una lingua pura. Nessuna lingua lo è davvero.

Poi è arrivato il francese, la scuola francese, la disciplina. E infine l’inglese, che per anni ho considerato la mia vera lingua creativa. La lingua dell’ironia, dell’osservazione, di una certa precisione emotiva e narrativa. In inglese riuscivo a guardare il mondo con maggiore leggerezza, mi sentivo io, una sensazione inspiegabile.

La lingua del quotidiano

L’italiano invece è arrivato in un altro modo.

Non attraverso la scuola ma attraverso la vita quotidiana: Milano, la televisione, la strada, le amicizie adolescenziali, le prime uscite. Non ho mai frequentato scuole italiane. Nessuno mi ha insegnato davvero l’italiano. L’ho ascoltato. L’ho spiato. L’ho addomesticato lentamente.

Per anni ero convinta che avrei scritto il mio primo romanzo in inglese. Poi è successo qualcosa che ancora oggi considero quasi mistico. Ho scritto un racconto in italiano come se qualcuno me lo stesse dettando. Era notte, ricordo il silenzio della stanza, la sensazione stranissima che la storia esistesse già da qualche parte e che io stessi soltanto trascrivendo, in realtà ero io in contatto con parti di me che ho liberato attraverso il mezzo letterario, incomprensioni, lutti, l’infanzia, e la nostalgia di Istanbul. Quel racconto è stato pubblicato e io ho capito, forse per la prima volta, di avere una voce italiana.

Non una voce perfetta.

Non una voce madrelingua.

Una voce italiana.

Cosa significa scrivere nella lingua degli altri

Da allora penso continuamente a cosa significhi scrivere nella lingua degli altri.

Perché è questo che faccio, io scrivo nella lingua degli altri da quando sono in prima elementare.

Eppure, ogni volta che lo dico sento che quella frase contiene già una contraddizione. Come se le lingue appartenessero davvero a qualcuno. Come se esistessero proprietari legittimi della sintassi, del lessico, della musicalità. Come se alcuni potessero abitare una lingua naturalmente mentre altri dovessero continuamente giustificare la propria presenza.

Lo scrittore che abita più lingue vive sempre sulla soglia. Non appartiene completamente a un solo sistema linguistico ma attraversa codici, culture, registri. Traduce continuamente il proprio pensiero.

Autrici e autori translingui

Joseph Conrad scriveva che l’inglese non era per lui né una lingua nativa né una lingua adottiva, era qualcosa che aveva dovuto conquistare. Credo che molti autori translingui riconoscano immediatamente questa sensazione. La lingua acquisita non arriva mai come un’eredità naturale. È una costruzione lenta, quasi fisica.

Anche Elias Canetti racconta qualcosa di simile ne La lingua salvata. Il tedesco, che sarebbe poi diventato la lingua della sua opera e del suo Nobel, non era la lingua della sua infanzia. Lo ha imparato tardi, a Vienna, attraverso un apprendistato quasi brutale imposto dalla madre. Prima veniva il suono, la ripetizione ossessiva delle frasi, soltanto dopo il significato. Canetti parla del tedesco come di una lingua che lo ha accolto. Questa immagine mi ha sempre colpita profondamente: la lingua non come proprietà privata ma come luogo.

Forse è questo che cercano gli scrittori translingui. Non una patria ma una stanza in cui la propria voce possa esistere.

Una ladra di lingue

Per molto tempo mi sono sentita un’impostora. Una ladra di lingue.

Credo che accada spesso a chi scrive in una lingua acquisita. Steven Kellman osserva che molti scrittori translingui sviluppano il bisogno, conscio o inconscio, di dimostrare continuamente la propria competenza nella lingua dell’altro. Questo produce spesso una relazione quasi artigianale con la scrittura; un’attenzione estrema al ritmo, alle sfumature, alla precisione lessicale.

Quando scrivo in italiano lavoro lentamente. Ascolto molto le frasi. Tagliare, per esempio, in italiano per me è molto più difficile. In inglese il movimento della frase mi sembra più rapido, più secco, più ironico. L’italiano invece trattiene. Chiede tempo. Chiede ascolto.

Ogni lingua organizza il mondo in modo diverso.

Ci sono pensieri che mi arrivano soltanto in inglese. Alcuni ricordi esistono soltanto in turco. Perfino il modo in cui osserviamo cambia da una lingua all’altra. Renzo Titone, nel suo libro sulla personalità bilingue, scrive che spesso è l’inconscio, ancora più dell’io cosciente, a dipendere dai vissuti linguistici. Mi sembra vero. La lingua materna non serve soltanto a comunicare, costruisce la nostra lingua interiore.

Cosa significa crescere tra più lingue

Quando ero bambina e avevo paura chiamavo mia madre in turco, ancora oggi quando piango di un dolore lacerante, dico tra le lacrime “annecim yardim et”, mammina aiutami, anche se è solo un grido soffocato che confido a Dio. Ancora oggi quella parte infantile di me esiste soltanto in quella lingua.

Crescere tra più lingue significa anche capire molto presto che l’identità non è qualcosa di stabile.

Il monolinguismo contemporaneo ci ha abituati all’idea che a una persona debba corrispondere una sola lingua, una sola appartenenza, una sola origine riconoscibile. Ma questa idea è più politica che naturale. È una costruzione dello Stato moderno, dell’ossessione per i confini chiari, per le identità leggibili e governabili.

Il plurilinguismo non impoverisce il pensiero ma lo moltiplica

Per secoli ci è stato insegnato che la lingua colta fosse una lingua pura, mentre i linguaggi mescolati venivano considerati bassi, corrotti, imperfetti. Le culture più fertili sono nate quasi sempre dal mescolamento.

La Praga di Kafka viveva tra tedesco, ceco e yiddish. La Königsberg di Kant era un porto linguistico. Istanbul stessa è stata per secoli una città di traduttori, levantini, minoranze, alfabeti diversi. Le lingue pure esistono soprattutto nell’immaginazione politica. La realtà è molto più confusa, più porosa, più interessante.

Anche l’idea che un bambino debba crescere dentro una sola lingua oggi appare superata. Sappiamo che il plurilinguismo non impoverisce il pensiero ma lo moltiplica. Il sospetto verso chi abita più lingue rimane. Chi parla una lingua acquisita riceve spesso una richiesta implicita: parlare perfettamente, ma senza lasciare tracce. Essere comprensibile, ma non troppo diverso.

L’estraneità come strumento letterario

Forse è per questo che molti scrittori translingui finiscono per trasformare la propria estraneità in uno strumento letterario.

Agota Kristof ha scelto il francese sapendo che nessuno avrebbe tradotto una giovane autrice ungherese sconosciuta. Conrad ha scelto l’inglese. Nabokov ha attraversato il russo e l’inglese. Irène Némirovsky ha scritto in francese. Ngũgĩ wa Thiong’o ha compiuto il movimento opposto, abbandonando l’inglese per tornare al gikuyu come gesto politico.

Ogni scelta linguistica porta con sé una relazione con il potere, con il mercato editoriale, con il colonialismo, con il desiderio di appartenenza o con il suo rifiuto. Scrivere in un’altra lingua non è mai una decisione neutra. Ma per me è anche una normalità.

Non ho mai pensato che una persona dovesse appartenere a una sola lingua. Forse perché sono cresciuta così. Cambiare lingua mi è sempre sembrato naturale quanto cambiare stanza. A volte penso in inglese, sogno in turco, scrivo in italiano. Non vivo questa molteplicità come una perdita. Piuttosto come una continua traduzione di me stessa.

Lo scrittore plurilingue compie un’operazione strana. Egli racconta esperienze vissute in una lingua usando il pensiero di un’altra. Il testo nasce già come riscrittura. Come traduzione di qualcosa che non coincide mai completamente con la lingua in cui viene raccontato. Forse è proprio lì che nasce la letteratura. In quella distanza e in quel piccolo scarto tra la vita e la lingua che cerca di contenerla.

Non credo più alla fantasia della lingua pura. Credo invece nelle lingue attraversate, contaminate, amate abbastanza da poter essere trasformate.

Scrivere nella lingua degli altri, alla fine, significa forse questo; entrare in una casa sapendo di essere ospiti e, lentamente, imparare ad abitarla senza smettere di portare dentro di sé tutte le altre stanze.

La casa turca

L’AUTRICE – La casa turca (Neri Pozza) è il romanzo d’esordio di Açelya Yönaç, autrice nata a Istanbul nel 1978, e che da anni risiede in Italia. Cresciuta tra Istanbul, Milano e New York, dove ha studiato Scrittura Creativa con la poetessa Lee Upton, ha esordito in narrativa pubblicando racconti nella rivista letteraria Kitap-lık delle edizioni Yapı Kredi, in Turchia, e suoi racconti in lingua italiana sono stati pubblicati, tra le altre, dalla rivista online La Balena Bianca.

Nel libro, scritto in italiano, l’autrice si confronta con i temi dell’identità e della patria, dell’immigrazione e del potere salvifico della letteratura.

Il romanzo di Yönaç (“nomade, performer di spoken word e copywriter”) narra una storia che affonda le sue radici in due mondi opposti e vicinissimi, come le rive del Bosforo. A Istanbul è un maggio anomalo, coperto dalla neve e invaso dai gatti neri. Asena, cresciuta lontana dalle sue radici, autrice di romanzi su donne straordinarie dell’Impero Ottomano, viene invitata in città per un premio e un’intervista in tv.

Accetta di ritornare dopo anni, spinta dal desiderio di cercare il fratello giornalista svanito nel nulla. Straniera nella sua città, si confronta con la giornalista Azra, che porta il velo. Il loro dialogo evoca tutte le contraddizioni millenarie tra Oriente e Occidente, la specificità della Turchia – Paese a cavallo fra i mondi–, la frattura apparentemente insanabile fra due immagini della donna.

Asena ha davanti agli occhi un Paese lontanissimo da quello che descrive nei suoi libri e dai suoi ricordi di bambina: fatica a chiamarlo patria, ma visita i cimiteri della città affascinata dalla possibilità di una dimora eterna sotto i cipressi bizantini. E quando scopre la verità sul fratello, dinanzi la loro casa dell’infanzia demolita, la vita sembra perdere di senso. La salveranno l’albero di melocotogno di sua madre e le tante storie di donne giunte a lei durante questo ritorno. Nelle loro voci ritroverà finalmente la sua.

Fonte: www.illibraio.it