“Giuseppina dell’Albergo dei Poveri”: un’anima inquieta al “Serraglio” di Napoli

La storia di Giuseppina comincia dalla fine.

In un’esperienza di depersonalizzazione post-mortem, inerme di fronte alla disgrazia che le è accaduta, la sua anima volteggia sul soffitto.

Osserva il suo corpo, ancora giovane, disteso in un letto dell’infermeria del Real Albergo dei Poveri, quello voluto da Carlo di Borbone per accogliere orfani, anziani e bisognosi, dove si è spenta dopo averci trascorso la vita.

A vegliarne la salma, le (poche) figure che hanno segnato la strada di Giuseppina: i suoi figli, la sua migliore amica, le colleghe lavandaie, le suore. A circondare il suo spirito, sul soffitto, le altre anime, che la incitano a raccontare la sua storia dall’inizio.

copertina di Giuseppina dell'albergo dei poveri, libri ultime uscite settembre 2026

Così prende vita Giuseppina dell’Albergo dei Poveri, il romanzo di Carla Isernia edito da astoria, un esordio narrativo nato da una penna abituata al rigore scientifico: l’autrice, infatti, è insegnante di Chimica Generale e Inorganica all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Una vita al “Serraglio” (o “Reclusorio”)

È la prima metà dell’800 ed è passato poco meno di un secolo da quando l’Albergo è stato costruito. Da esso, come intrappolata in una sindrome di Stoccolma che le impedisce la fuga, Giuseppina sembra non riuscire ad allontanarsi, divisa tra il desiderio di tornare alla quotidianità di un tempo e la frustrante consapevolezza che il suo essere è ormai costruito lì dentro.

Ti vorrei far vedere tutto quello che qua dentro non ci sta, ti vorrei far provare la libertà di sentire l’aria in faccia, nu ventariello doce, che t’accalora e ti rinfresca, con gli occhi chiusi e la speranza dentro al cuore.

Le persone che ci trascorrono pochi giorni o tutta la vita lo chiamano “Serraglio”, “Reclusorio”, affibbiandogli soprannomi in un gioco di prosopopee che trasforma l’Albergo in una presenza quasi umana, come un custode che stringe nel suo abbraccio tutti coloro che gli appartengono, senza mai distogliere lo sguardo.

Lo spazio per il cuore si fa un po’ più stretto

Il Reclusorio diventa, quindi, un luogo in cui lo spazio per il cuore si fa un po’ più stretto: si imparano mestieri, si crescono i figli, si creano legami e si osserva il mare con l’intensità di chi è entrato in punta di piedi e adesso ne conosce ogni angolo, mentre il mondo esterno sorveglia da lontano.

Il Real Albergo dei Poveri a Napoli in Piazza Carlo III Il Real Albergo dei Poveri a Napoli 

Il rapporto con gli uomini, da un padre dispotico a un marito assente

Tra le vie di Napoli Giuseppina ha mosso i primi passi e ha respirato in casa un clima di tensione, con due fratelli maggiori distanti e una madre invalida di cui prendersi cura. Nessuno di loro ha mai saputo tener testa al padre dispotico, che ha sempre scelto per tutti: lui sarà solo la prima delle figure maschili che, con franchezza o tra le righe, pretenderanno da Giuseppina solo subordinazione e silenzio.

Lo scopre quando, ancora bambina, le viene imposto un matrimonio combinato con un uomo molto più grande a cui lei si oppone strenuamente, con la forza cieca e giovane di chi non vede logica e giustizia.

Si renderà conto negli anni che la mancanza di rispetto da parte degli uomini non passa solo da sguardi viscidi e mani allungate, ma anche da sbalzi d’umore, poca considerazione e pretese di fedeltà non ricambiate.

E se nell’istituto era stata rinchiusa per aver rifiutato un uomo che non vedeva adatto a lei, ci torna proprio nel tentativo di conquistare quello che nel “Reclusorio” ha la fama del più affascinante: Giacomo è bello, sì, ma anche troppo poco incline alla vita matrimoniale e incapace di porre un limite alle sue azioni.

Le conseguenze si rifletteranno con forza nella vita di Giuseppina, che si troverà, ancora una volta sola, costretta a dover accettare un’esistenza di cui ha potuto governare le redini solo in parte.

L’unico uomo che su Giuseppina non si impone, ma a cui propone semplicemente una nuova visione della vita, è il Professore. Lui, che “parla sempre buono”, le offre una cultura fino a quel momento negata e le insegna che esistono davvero uomini che non sono al mondo per fare del male agli altri.

Lavorare al fianco di donne che conoscono la solidarietà e il rispetto

Intanto, però, Giuseppina, scrutando il mare da dietro una finestrella, cresce. La sua curiosità elastica, tipica di chi ha ancora tutto da imparare, le permette di diventare in fretta la lavandaia migliore dell’istituto, e di passare poi a lavorare nel reparto sartoria, interfacciandosi con un impiego che richiede non solo abilità, ma anche precisione e minuzia.

Accanto a lei, a fronteggiare gli uomini e il loro continuo imporsi, ci sono le donne cresciute nell’Albergo, che hanno imparato a fare i conti con una vita che ha tracciato confini invalicabili alla loro libertà. Loro più di tutti conoscono la solidarietà, il rispetto e l’importanza di tramandare insegnamenti all’ultima arrivata.

Attraverso gli occhi timidi di Giuseppina, scopriamo Napoli e il suo mare dal fascino maestoso e schivo, a cui da sempre lei sente l’impulso di riconsegnarsi, le abitudini rionali che prendono vita in un “basso” cupo nel quartiere Vergini, l’arte di imparare un mestiere solo osservando come lo svolgono le altre.

Io ti vorrei parlare un’altra volta di quello che ci sta fuori da questo posto, ti vorrei raccontare Napoli che non è solamente quello che sta qua dentro. Certo, fetenti ce ne stanno pure fuori, ma poi ci sta il Vesuvio, ci stanno certe belle carrozze, i palazzi, certi castelli e ci sta il mare.

Fonte: www.illibraio.it

“Disamato” di Katia Lari Faccenda, romanzo sull’amore (e sul disamore) materno

Un figlio amato, voluto. Un altro tenuto lontano, segno del disamato. Sullo sfondo la violenza ordinaria del ‘900.

Parliamo di Disamato, il nuovo libro già protagonista al Torneo letterario IoScrittore, promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol e dalle sue case editrici, e ora in uscita in ebook.

La trama del romanzo

Ambientato nella campagna toscana, tra Firenze e Pistoia, Disamato di Katia Lari Faccenda è la storia di una violenza e delle conseguenze che ne sono scaturite. Maria è una ragazzina – ha solo 14 anni – quando due uomini la fermano nei campi, e uno dei due la violenta. Così la vita le impone un figlio, Nazareno. Un figlio che cresce senza gesti d’amore: Maria non riesce nemmeno a guardarlo negli occhi, uguali a quelli del padre.

copertina di Disamato di Katia Lari Faccenda

Quando arriva Giovanni, invece, la situazione è completamente diversa. Lui è il bambino voluto, tenuto stretto, amato con libertà. A lui Maria verserà tutto il suo bene di madre. È in questa disparità che i personaggi saranno marchiati: Maria dalla colpa, Nazareno dal disamore. E intanto la Storia scorre, prima a cavallo tra le due guerre, e poi fino alla caduta del fascismo. In questo contesto, Maria rimane ostinata a custodire ciò che ama nel solo modo che conosce e attraversa il ‘900 come ogni donna che non verrà celebrata: in piedi, nel buio usurato dal troppo silenzio e dal dovere.

Katia Lari Faccenda, l’autrice di questa storia sulle contraddizioni e le difficoltà della maternità, oggi come ieri, non è sicuramente nuova nel mondo delle parole: cresce in una casa che trabocca di letteratura, il nonno fa il libraio, scrive e illustra le sue storie. Ma studia anche arte e musica, disegna fumetti e lavora come restauratrice di pitture murarie e decoratrice. Classe ’62 e originaria di Firenze, e con CartaCanta ha pubblicato i romanzi Un salto al buio e Le tre domande dell’angelo.

La partecipazione a IoScrittore

A proposito della partecipazione al torneo IoScrittore, l’autrice racconta: “Capitato il bando tra le pagine del web, sono rimasta intrigata dalla dinamica del torneo. Ho preso uno dei miei lavori inediti degli anni ’90 e l’ho caricato senza indugio”. E prosegue, commentando il rapporto con gli altri partecipanti al Torneo: “Avevo voglia di contatto con amanti del narrare. Ho avuto la fortuna di leggere belle pagine, di commentare il lavoro di altri e riconoscermi nei loro passi sicuri o incerti, motivati dal senso o dal gioco. Ho potuto accogliere giudizi sul mio lavoro e stimare alcune indicazioni preziose. E stupirmi del risultato ottenuto”.

Fonte: www.illibraio.it

Sullo sfondo della campagna toscana il racconto di una maternità negata

Il libro in una frase

Questa storia narra un disamore. Una madre non riesce a vedere, un fratello non riesce a sanare.

Questa storia narra la violenza, la scelta di rimanere inerti e la scelta di agire. E narra un atto estremo di redenzione.

Amici di scaffale

Disamato potrebbe avvicinare: narrativa sull’amore non amato, sui rapporti genitoriali scompensati; sulla guerra e la Resistenza; sulla complicità tra fratelli che salva o condanna; sulla violenza sessuale e la rassegnazione; romanzi come La storia di Elsa Morante, Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, ma anche La valle dell’Eden di John Steinbeck o Il peso del corpo di Ehud Havazelet; La trilogia della città di K. Di Ágota Kristóf e L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio; la tragedia classica e molta parte del teatro contemporaneo.

Segni particolari

Un linguaggio asciutto e comunque evocativo. L’architettura della vicenda. Un collocamento storico preciso ma accennato. La consistenza dei personaggi e del loro divenire.

Dove e quando

Ambientato nella campagna toscana, tra Firenze e Pistoia. La narrazione ha inizio tra le due guerre e si conclude dopo la caduta del fascismo.

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Come e perché ho deciso di partecipare a IoScrittore

Capitato il bando tra le pagine del web: sono rimasta intrigata dalla dinamica del torneo. Ho preso uno dei miei lavori inediti degli anni Novanta e l’ho caricato senza indugio. Avevo voglia di contatto con amanti del narrare. Mi sono divertita molto. Ho avuto la fortuna di leggere belle pagine, di commentare il lavoro di altri e riconoscermi nei loro passi sicuri o incerti, motivati dal senso o dal gioco. Ho potuto accogliere giudizi sul mio lavoro e stimare alcune indicazioni preziose. E stupirmi del risultato ottenuto. Grande opportunità per me. Davvero. Ringrazio.

Alcuni dei più famosi incipit della letteratura di tutti i tempi

Dettagliato, coinvolgente, misterioso: è da tratti come questi che si contraddistingue un incipit ben strutturato, che in poche righe riesca a farci appassionare a una storia fornendoci già qualche indicazione importante, suscitando la nostra curiosità e al tempo stesso lasciando in sospeso tanti interrogativi.

Riuscire nell’impresa, però, è un’impresa complessa, dal momento che bisogna trovare un equilibrio perfetto fra detto e non detto, fra descrizioni e suggestioni, fra forma e contenuto.

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Per fortuna, quantomeno, si può sempre prendere spunto dai grandi autori e dalle grandi autrici del passato, che spesso hanno saputo contraddistinguersi proprio per la loro capacità di rendere agganciante un libro fin dalle prime frasi, impostando subito anche un ritmo incalzante per la narrazione successiva.

Ecco quindi una selezione dedicata ad alcuni degli incipit più famosi della letteratura di tutti i tempi, che va da Moby Dick di Herman Melville a La signora Dalloway di Virginia Woolf, passando per I promessi sposi di Alessandro Manzoni e per Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen…

Alcuni dei più famosi incipit della letteratura

Iniziamo da uno degli incipit letterari più rilevanti della letteratura spagnola, quello di un’opera visionaria e imprescindibile come Don Chisciotte della Mancia del poeta e drammaturgo Miguel de Cervantes (1547-1616), che venne pubblicato in due volumi nel 1605 e nel 1615 (come abbiamo raccontato nel dettaglio in questo articolo), e che proponiamo qui nella traduzione di Letizia Falcone per Garzanti:

In un borgo della Mancha il cui nome non mi viene a mente, non molto tempo fa viveva un cavaliere di quelli con lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ronzino magro e un levriero corridore.

Dal ‘600 ci spostiamo all’800 per arrivare a un altro romanzo apprezzatissimo da tante generazioni di lettrici e lettori, ovvero Orgoglio e pregiudizio della scrittrice inglese Jane Austen (1775-1817). Una storia basata sullo spessore psicologico dei personaggi e sulla mentalità della borghesia dell’epoca, che nell’edizione Garzanti tradotta da Isa Maranesi comincia così:

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.

Le prime frasi del romanzo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, considerato uno degli incipit più famosi della letteratura

Neanche dieci anni dopo, in Italia, viene dato per la prima volta alle stampe I promessi sposi (Garzanti) di Alessandro Manzoni (1785-1873). Un’opera destinata a diventare un caposaldo della letteratura e della lingua italiana, e che nella sua versione definitiva, portata a termine fra il 1827 e il 1840, contiene uno degli incipit della letteratura che sarebbe impossibile non ricordare a memoria:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte .

E veniamo ora a un romanzo fondamentale, invece, per la letteratura americana: ci riferiamo a Moby Dick (Garzanti, traduzione di Nemi D’Agostino) del poeta e critico letterario Herman Melville (1819-1891), edito nel 1851. Nel suo caso, siamo di fronte a uno di quegli incipit della letteratura tanto brevi quanto incisivi, che con poche pennellate introduce una storia avvincente e dai risvolti indimenticabili:

Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa – non importa quando esattamente – avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po’ per mare, e vedere la parte equorea del mondo.

Le prime frasi del romanzo Moby Dick di Herman Melville, considerato uno degli incipit più famosi della letteratura

Dagli Stati Uniti passiamo alla Russia degli Zar, dove nel 1878 compare uno dei romanzi più acclamati del XIX secolo, Anna Karenina di Lev N. Tolstoj (1828-1910). Stavolta ci troviamo davanti a una storia d’amore tormentata, in cui fin da questo incipit tradotto da Pietro Zveteremich per Garzanti vengono evidenziate la vastità e varietà delle sventure umane, con tutta la gamma di sentimenti contrastanti che ne derivano:

Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

Altrettanto evocative e degne di nota sono anche le prime righe de Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust (1871-1922), un ambizioso e raffinato progetto letterario sul senso del tempo e della memoria apparso in sette volumi tra il 1913 e il 1927 (dei quali gli ultimi tre postumi), e che Giovanni Raboni ha tradotto per Mondadori come segue:

A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: “Mi addormento”.

Le prime frasi del romanzo Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, considerato uno degli incipit più famosi della letteratura

Dalla fase dell’addormentamento arriviamo a quella di un insolito risveglio con uno degli incipit della letteratura più conturbanti del ‘900, tratto da La metamorfosi di Franz Kafka (1883-1924) – un racconto perturbante e dagli sviluppi a dir poco animaleschi, in cui lo scrittore boemo ci propone un’allegoria dell’alienazione dell’uomo moderno. Nell’edizione Einaudi tradotta da Enrico Ganni leggiamo:

Quando Gregor Samsa una mattina nel suo letto si svegliò da sogni inquieti, si ritrovò trasformato in un immane insetto.

E come non menzionare poi uno dei testi più riusciti dello scrittore e sceneggiatore americano Francis Scott Fitzgerald (1896-1940)? Parliamo naturalmente de Il grande Gatsby, ambientato nella scintillante Long Island dei ruggenti anni ’20 (come abbiamo approfondito meglio qui). Perché il suo è tra gli incipit della letteratura più amati di ogni epoca? (Ri)leggetelo per scoprirlo, nella traduzione di Bruno Armando per Magazzini Salani:

Quand’ero più giovane e indifeso, mio padre mi ha dato un consiglio che ho fatto mio da allora.
«Ogni volta che ti viene da criticare qualcuno» mi ha detto, «ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu».

Proseguiamo ora con La signora Dalloway dell’autrice, attivista e saggista britannica Virginia Woolf (1882-1941): un romanzo elegante, dalla struttura moderna e innovativa, che si concentra sui pensieri e sugli stati d’animo della protagonista già a partire dall’incipit. Ecco infatti il famoso attacco del libro, qui presentato nella traduzione di Alba Bariffi di Garzanti:

La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori.

Le prime frasi del romanzo La signora Dalloway di Virginia Woolf, considerato uno degli incipit più famosi della letteratura

Torniamo adesso negli Stati Uniti con Il giovane Holden, considerato il capolavoro di J. D. Salinger (1919-2010), autore che dopo il successo ottenuto con quest’opera si ritira a vita privata, pur lasciando un segno profondo nel panorama culturale del ‘900. Il testo, tradotto da Matteo Colombo per Einaudi, vanta uno degli incipit della letteratura americana più celebri di sempre, ovvero:

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.

Gli amanti delle saghe familiari e del realismo magico di certo conosceranno poi quello che potremmo considerare uno degli incipit della letteratura sudamericana più iconici del XX secolo. Quale? Cent’anni di solitudine del grande scrittore colombiano Gabriel García Márquez (1927-2014), che peraltro in questi anni ha ispirato la seguita serie tv Netflix. Ecco con quali parole si apre, nella traduzione di Ilide Carmignani per Mondadori:

Molti anni dopo, davanti al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía avrebbe ricordato quel pomeriggio remoto in cui suo padre l’aveva portato a conoscere il ghiaccio.

E concludiamo con Se una notte d’inverno un viaggiatore (Mondadori) di Italo Calvino (1923-1985), un romanzo dedicato al piacere di leggere romanzi, il cui protagonista è un Lettore che per dieci volte inizia a leggere un libro che poi non riesce a finire. Una creazione del genere non poteva che aprirsi con un incipit della letteratura fra i più rilevanti del suo tempo, il quale non a caso recita:

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla, di là c’è sempre la televisione accesa.

Le prime frasi del romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino

Fonte: www.illibraio.it