Una lunga, lunga giornata

Tutto di corsa. Il sabato al salone ho avuto un assaggio di quello che vuol dire promuovere un libro. All’ingresso del Lingotto è venuto ad accogliermi Tommaso dell’ufficio stampa, che mi ha subito informato sugli appuntamenti del giorno. Abbiamo fatto un salto allo stand Gems dove ho abbracciato chiunque mi capitasse a tiro. Intanto cominciavano ad arrivare quelli che sono gli angeli custodi di un autore: editor, addetti stampa, responsabili dell’ufficio diritti, da Longanesi a Guanda, dalla Nord a Garzanti, alcuni già conosciuti, altri nuovi, e salutavo tutti sforzandomi con scarso successo di memorizzare i nomi. La prima intervista, che era prevista per le 3 del pomeriggio, è stata anticipata a mezzogiorno. Io e il mio intervistatore ci siamo seduti a un tavolo dalle parti del settore chiamato “Incubatore” e mi sembrava il posto perfetto visto che Sto bene era nato da poco. Si trattava della seconda intervista che facevo e ancora mi dovevo abituare all’idea. Fortunatamente il giornalista, un tipo in gamba, è riuscito a mettermi subito a mio agio, eccezion fatta per quel registratore appoggiato sul tavolo verso il quale mi piegavo ogni volta che rispondevo a una domanda. Prima di lasciarci mi sono fatto fotografare con indosso la T-shirt promozionale che pare diventerà un must per la prossima estate.

Visto che l’intervista successiva era fissata alle 15:30 ne ho approfittato per andare all’ingresso del Salone dove mi aspettava Vittoria. Vittoria è un’editor free lance ed è stata la prima, tra i professionisti, a leggere Sto bene, una delle sue versioni, alcuni anni fa. Non mi dimenticherò mai di quando mi scrisse che, appena finito di leggere il manoscritto, fece la danza della felicità! Fu lei a muoversi inizialmente alla ricerca di un editore per il mio romanzo e quando le dissi che ero tra i finalisti di IoScrittore lì per lì non la prese benissimo, perché preferiva che usassi i canali tradizionali e avrei dovuto almeno avvertirla (è vero, sono una mina vagante ma spero di mettere la testa a posto). Le spiegai che, visto che si trattava del mio esordio, volevo fare un esperimento. Volevo che la pubblicazione fosse frutto del parere di lettori forti piuttosto che di quello di pochi addetti ai lavori. Insomma una scelta più di cuore che di testa. Lei fu subito d’accordo e mi seguì nell’avventura che poi mi ha portato alla pubblicazione con Longanesi.

Appena mi ha visto mi è saltata addosso e ci siamo abbracciati e baciati ridendo come due pazzi interrompendo il flusso tra il punto ristoro e i bagni. Terminata la scena madre, le ho dato una copia del mio libro e lei mi ha consegnato un regalo, una Chance, una delle sue creazioni fatta apposta per me, perché oltre che editor è pure disegnatrice di bigiotteria. Finito lo scambio di regalini ci siamo diretti allo stand Ibs dove Alessandra Tedesco di Radio24 dialogava con quattro giovani autrici, tra le quali Valentina D’Urbano che più tardi avrei conosciuto. Seduti in seconda fila non riuscivamo a smettere di chiacchierare finché non è venuto a sedersi al nostro fianco Stefano Mauri e finalmente abbiamo ascoltato la conversazione che tra l’altro era molto vivace oltre che interessante (e ho pensato: è così che si dovrebbe parlare di libri). Finito anche quello, siamo andati al bar per un caffè.

Mentre Vittoria faceva la fila, sono andato in bagno ad appiccicarmi un cerotto di nicotina sul fianco perché tutte quelle emozioni stavano mettendo a dura prova la mia voglia di fumare. Nel frattempo ho ricevuto la telefonata dell’ufficio stampa. Niente caffè, anche la seconda intervista era stata anticipata e dovevo correre allo stand. Un’altra lunga chiacchierata, durante la quale me la sono cavata già un po’ meglio rispetto alla prima. Erano le 15:00 circa e lo stomaco reclamava cibo ma non c’era tempo. Allo stand Gems mi aspettavano. Lì si è materializzato il più famoso scrittore di thriller d’Italia, Donato Carrisi. Stava quasi per scapparmi un abbraccio ma mi sono trattenuto davanti a cotanta bestsellerità. Mi hanno presentato come giovane autore, abbiamo scambiato due parole ma per lo più mi sono tenuto a un passo di distanza e l’ho osservato. Mentre andavamo a prendere un caffè (ci sarei riuscito a berne uno?) la gente fermava Carrisi per chiedere una firma sulla copia personale del suo ultimo romanzo. Un delirio. Non c’era modo di andare oltre. E ho rinunciato. Non c’era tempo. Bisognava tornare allo stand Ibs per l’incontro di IoScrittore.

Lì ho finalmente conosciuto Valentina, ma non ho neanche avuto il tempo di dirle quanto mi è piaciuto il suo romanzo che ci hanno detto di accomodarci in prima fila pronti a intervenire. Vittoria, che in tutto il trambusto avevo perso di vista, era appostata in fondo tra il pubblico. Dopo gli interventi di Mauri, Zerbini, Gamba, Ponte di Pino, Carrisi, Valentina D’Urbano e Silvia Longo è toccato a me. All’incirca cinque minuti di lotta col microfono pronunciando frasi disconnesse e mi sono pure dimenticato di dire in bocca al lupo agli autori dei manoscritti in selezione.

Alle 17 ho potuto addentare un panino in compagnia di Vittoria ma non come i vecchi tempi al Salone quando ce ne stavamo stravaccati fuori a osservare la gente passare. A metà pasto ho ricevuto la chiamata per la terza e ultima intervista del giorno. Questa volta nella riserva indiana della stampa perché era impossibile trovare altrove un posto dove non ci fosse gente. Mi sono accomodato sull’unica seduta disponibile, una chaise longue da psicanalisi e, mentre io e il giornalista parlavamo, Vittoria interveniva con frasi come: “Puoi ripetere, non ho capito” oppure “Certo, bravo sono d’accordo” e così via. Una scena abbastanza surreale, ma eravamo tutti fin troppo stanchi per rendercene conto.

La maratona per far conoscere Sto bene era terminata e finalmente ho potuto concedermi un momento di pausa nella Sala Gialla dove Carrisi teneva una lezione semiseria su come risolvere un mistero. A metà spettacolo Vittoria mi ha lasciato per prendere il treno e ne ho approfittato per rispondere alla decina di messaggi accumulati sul cellulare inviati da amici e parenti che mi raccontavano la storia che io stesso avevo scritto.

Alle ore 20:00 ho tolto la T-shirt di Sto bene e indossato la camicia. Quasi meglio di Clark Kent, in dieci secondi ero già pronto per la cena dell’editore. In un salone stile Reggia di Caserta o Versailles, a seconda dei gusti, ero seduto allo stesso tavolo della candidata allo Strega 2013 Romana Petri, con al mio fianco Guglielmo, l’editor che pazientemente mi chiamava di notte e nei week-end per sapere se stavo scrivendo o giocando a Minecraft, e Tommaso, l’addetto stampa che mi aveva accolto all’ingresso la mattina e che non ha fatto altro che riempirmi il bicchiere di vino. Di fronte a me Valentina D’Urbano che mi è sembrato di conoscere da sempre e con cui ho avuto una fitta conversazione finché non è apparso come una visione, come un monarca seguito dalla corte, come un papa accompagnato dai cardinali, Luis Sepúlveda (che, chissà perché, lì per lì avevo scambiato per Pedro Almodovar). Ha percorso la sala da una parte all’altra nell’improvviso silenzio generale ed è sparito dietro una porta. Dopodiché ho pensato bene di farmi una foto in quel salone (chissà quando mi ricapita) con Diana, Barbara e Lucilla (che mi sono ostinato a chiamare Luisella o Lorella ma mai col suo nome). A un certo punto il tasso alcolico era così alto che credo di aver cominciato ad abbracciare tutti, senza risparmiare nessuno.

Dopo cena, mi sono unito ai giovani del Gruppo Mauri Spagnol per andare a una delle feste del Salone. Da quel momento in poi i miei ricordi si offuscano e ciò che posso dire è soltanto……………….
Sono tornato in hotel forse alle 5 del mattino. Non ne sono sicuro. So solo di aver avuto la lucidità di mettere la sveglia alle 9:30. Ore di sonno totali: credo 4 e 15 minuti. Ma non ci giurerei.

Continua…

Finalmente al Salone!

Aver messo la sveglia alle 7 non è servito a farmi essere puntuale. Il problema è che mi ostino a fare colazione davanti al pc “sfogliando” le news tra un sito web e l’altro, con conseguente perdita del senso del tempo. Il mio treno partiva alle 8:40 e alle 8:20 stavo ancora infilando roba a casaccio nel borsone da viaggio. Nella fretta e premendo perché si chiudesse, sono riuscito a rompere la cerniera, ma non avevo neanche un secondo in più a disposizione per cambiare bagaglio. La stazione di Santa Maria Novella dista mezz’ora in autobus da casa mia, perciò ho dovuto chiamare un taxi e ho chiesto all’autista di fare un miracolo, perché il traffico a quell’ora è pazzesco e di sicuro non potevo chiedere all’editore di comprarmi un altro biglietto Firenze-Torino. Siamo arrivati alla stazione alle 8:37, appena in tempo per correre al binario e montare sul treno

 
A Torino ho lasciato il bagaglio in albergo e, indossata la T-shirt celebrativa, sono partito per il Lingotto. Nonostante le previsioni del tempo fossero pessime, all’uscita della metropolitana mi ha accolto un gioioso sole che ha resistito all’assalto delle nuvole sino al tardo pomeriggio. Il primo giorno al salone non ero presente come autore ma diciamo in trasferta per il Premio Letterario del Ceppo di Pistoia a cui collaboro da un paio d’anni. Appena arrivato ho infatti incontrato il mio capo, il direttore artistico del premio, e abbiamo iniziato il giro degli stand a scuriosare tra le novità editoriali e a cercare raccolte di racconti da far partecipare all’edizione 2014. 
 
La prima cosa che ho notato è stata l’enorme affluenza di pubblico: mai vista tanta gente nelle precedenti edizioni. Gli stand erano affollati e nelle corsie tra uno e l’altro si faceva davvero fatica a camminare, ma ero tutt’altro che infastidito dai continui scontri perché l’idea che fossimo lì per amore dei libri me li faceva sentire tutti amici
 
Però non ho resistito a lungo alla tentazione e dopo una mezz’ora ho chiesto al mio capo di fare una deviazione allo stand del mio editore, ne avevo proprio bisogno! Lì l’accoglienza è stata magnifica. Non era necessario che mi presentassi, lo faceva la maglietta che indossavo, con quel bambino seduto sul muretto in attesa di fare un balzo nel luna park. 
 
Ho conosciuto la capa della grande distribuzione che, piena di entusiasmo, mi ha informato che il mio libro è in vendita anche nei centri commerciali e nei supermercati perché si è innamorata della storia che ho raccontato. Mi è partito in automatico l’abbraccio. Poi è stata la volta del simpaticissimo direttore commerciale che si attribuiva l’invenzione della T-shirt che indossavo. Anche lì, abbraccio. Infine ho conosciuto Rita, che mi aveva già letto ed è stato davvero emozionante sentirla parlare dei personaggi che ho creato. 
 
Dopo pranzo, io e il mio capo abbiamo fatto un salto ad ascoltare Gifuni che faceva una lettura di un bel brano tratto da Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. 
 
Poi di nuovo in giro tra gli stand, prendendo appunti, parlando con gli espositori e facendo acquisti. A cena, affamato e stanco, ho ingurgitato tutto ciò che potevo, agnolotti al brasato, manzo al brasato e persino il dolce mi sembrava al brasato. 
 
Per smaltire la cena è stata necessaria una lunga passeggiata sotto i portici, un salto alle librerie alla ricerca del mio libro (presente!), un’occhiata alla Mole e infine l’approdo in piazza Castello dove io e il mio capo siamo rimasti incantati da un giardino volante, un’installazione realizzata da un gruppo di giovani scienziati francesi. Una macchina volante che, tra vaporizzazioni e spruzzi, ricordava qualcosa a metà tra le macchine di Tinguely, le strutture di Calder e le Grow homes del duo Onorato & Krebs. E per un attimo mi è venuta voglia di unirmi a quel gruppo di giardinieri-scienziati-elfi, di indossare anch’io una salopette beige e unirmi al viaggio di quei ragazzi e di quelle ragazze che sembravano usciti dal Favoloso mondo di Amélie. Ma il giorno dopo mi aspettava una missione più importante: far conoscere Sto bene è solo la fine del mondo al pubblico
 
Sono andato a letto tardi, dopo aver letto qualcosa dai nuovi acquisti. E ho dormito poco, eccitato dall’idea di ciò che mi aspettava il giorno successivo. Ore di sonno totali: di nuovo circa 4. Continua…


Sto bene è solo la fine del mondo Ignazio Tarantino è autore di “Sto bene, è solo la fine del mondo” edito da Longanesi

La mia esperienza al Salone del libro di Torino da scrittore

Sono da poco tornato a Firenze dalla mia prima volta al Salone del Libro di Torino come autore fresco di esordio. Tre giorni di corse, incontri con persone speciali, interviste e tante emozioni. Tanto che ho deciso di raccontarle, non riesco a tenerle tutte per me.
E comincio dal giorno prima della partenza per Torino, il 16 maggio con l’uscita di Sto bene! Il mio debutto in libreria è coinciso con l’arrivo a Firenze di una mia cara amica texana, che da tempo aspettava con ansia il lieto evento. 

Ci siamo dati appuntamento alle 4 pm per una ricognizione delle librerie fiorentine alla ricerca del romanzo del secolo 🙂
Non abbiamo fatto fatica a individuarlo perché le pile di Sto bene erano ben in vista e in alcuni casi persino in vetrina! Lei, nonostante conosca pochissime parole di italiano, ne ha comprate due copie sperando che presto venga tradotto in inglese.
Ne ho approfittato anche per fare public relation con i librai che sono stati tutti gentilissimi e a breve comunicherò le date delle prime presentazioni.

Finito il tour delle librerie ho lasciato la mia amica per un paio d’ore e sono corso a ritirare dal tipografo la T-shirt che ho fatto fare apposta per il Salone con la copertina del mio libro. Nel frattempo il cellulare non ha smesso di squillare: amici e parenti che si congratulavano per l’esordio da scrittore. Ho ritrovato la mia amica texana a cena a casa di amici e poi di corsa al Viper per festeggiare l’uscita del libro col concerto dei Management del Dolore Post Operatorio. Tornato a casa a notte fonda, ho messo la sveglia alle 7 in tempo utile per prendere il treno per Torino. Ore di sonno totali: 4. Continua…

Sto bene è solo la fine del mondo Ignazio Tarantino è autore di “Sto bene, è solo la fine del mondo
edito da Longanesi

Anteprima esclusiva: la trama del romanzo che vincerà l’edizione 2013 di IoScrittore

In base a un’approfondita analisi scientifica, utilizzando metodi altamente innovativi e tecnologie d’avanguardia, siamo in grado di anticipare la trama del romanzo che verrà decretato vincitore dell’edizione 2013 di IoScrittore, grazie ai giudizi dei lettori.

Il nostro verdetto arriva prima ancora che sia stato assegnato un solo voto. Questo straordinario risultato è frutto di una rigorosa analisi statistica.
Qualcuno di voi forse ricorderà la macchina per comporre i titoli dei best seller illustrata alcune settimane fa proprio in questo blog. I cervelloni di IoScrittore hanno affinato il metodo, per applicarlo ai titoli dei romanzi finalisti dell’edizione 2013, con l’obiettivo di scoprire la trama del romanzo che vincerà il torneo.
Come sapete, il vincitore verrà scelto tra le 300 opere finaliste, di cui abbiamo radiografato i titoli: in totale (tra titoli e sottotitoli) oltre 1100 parole. Abbiamo analizzato questo tag cloud e siamo giunti ad alcune sorprendenti conclusioni.
Il punto di vista. Con grandi probabilità, sarà un racconto narrato in prima persona, forse con punti di vista diversi: ci sono ben 4 io. Nessun tu e un solo voi. La terza persona non è prevista.
I protagonisti. Ci sono i figli (forse bastardi), e soprattutto la figlia (2 occorrenze), un fratello ma nessuna sorella. In famiglia ci sono anche una madre, detta anche mater, due volte il padre, una volta un papà, e poi i padri… Ah, dimenticavano la zia! Incontriamo anche una sposa, un neoseparato (il matrimonio dev’essere finito male). C’è pure il prete, quello che li aveva sposati. E un vescovo, forse per cresimare i figli. Infine ci sono gli eredi, che hanno incamerato il patrimonio di famiglia: oro ha 2 occorrenze, superando tutti gli altri elementi della tavola di Mendeleev, mentre non c’è traccia di contanti. Né euro, né lire, né scudi o zecchini. I nostri eroi si chiamano Arso, Bartolomeo, Clodette, Eva, Giacomo, Giulia, Milton, Sara
Dove. Un po’ in Italia, un po’ in Francia, poi via verso l’America passando per London, con alcune puntate esotiche. Ma certo non a Kabul.
Lavoro. Si lavora pochissimo, nei titoli di IoScrittore: appena un fotografo, un geometra, 2 volte un maestro (ma nemmeno una scuola). Non so voi, ma nel curriculum non scriverei di certo letterata, brigante, pirata, cacciatore o pescatrice (“Non sarà mica il pesce?”, ci ha chiesto il supercomputer), e nemmeno giostraiopazzo. Forse potrei dichiarami giullare (come dimostra questo post…). Ci sono anche un Duca, un Re, una Regina di Francia, ma non penso che si spezzino la schiena in fabbrica. Si mangia piuttosto poco: pane e dolce per merenda, e il latte con il caffè. Al bar, naturalmente. Se proprio viene fame, un po’ di radicchio. Lavorando poco, e mangiando pochissimo, i personaggi di IoScrittore si rifugiano nella fantasia: troviamo un sogno e ben 4 occorrenze per sogni.
Animali. Abbiamo incontrato molti cani (3 occorrenze), ma anche cinghiali, delfini, formiche, gatti, grilli, lucciole, lupi, maiali, meduse, poiane… E poi un drago (wow!), una gallina con il suo pollo, un nibbio, un orso, e una pescatrice (un pesce o una professionista della pesca?).
Date. Antefatto: 8 gennaio. La vicenda di svolge tra il 5 giugno e Ferragosto. Una eclisse. Afa. Poi pioggia.
Le grandi domande della vita. Dio batte il diavolo, due occorrenze a una, anche se in un’occasione Dio è muto… Ci sono pure una Madonna e alcuni angeli. Pareggiano 1 a 1 Inferno e Paradiso. Pittore preferito? Caravaggio. Scrittore preferito? Giacomo Leopardi. Regista? Cronenberg. Gruppo rock? Bad Brains. O magari i Clash… Serial killer più amato? Jack lo Squartatore. La politica? Né destra né centro né sinistra (zero occorrenze), invece rivolta e rivoluzione – ma silenziosa. In caso di referendum, 2 no (e almeno 6 non) e nessun sì. Mare o montagna? Per la vacanza (1 occorrenza) solo vento, onde (forse anomale), spiaggia, mare, oceano. Insomma, acque. O aqua. E ancora sole e luna (che compare 3 volte, ma ci sono pure anche le mezzelune di complemento). E le stelle, da ammirare sotto la veranda
Lingue. Non c’è solo l’italiano (una occorrenza). Si parla anche inglese (con un pizzico di Old Engish) e francese, però ci sono robuste iniezioni di latino.
Genere letterario. C’è chi preferisce restare sul generico: ricorre 3 volte storia, e una volta storie, poi ci sono racconti e uno scritto. Due titoli preludono a una ballata (del resto si incontrano anche mp3 e LP). Altri due a un diario. Poi vengono annunciati un enigma, un ritratto e ancora dialoghi, frammenti, lettere… Il più sbarazzino si fa pubblicità promettendo gossip. Ci s’imbatte anche in un romanzo (il terzo…) e in un sentimentale: verrebbe voglia di metterli insieme, ma non ci sono indicazioni nette. Allora, per proseguire nell’indagine, può essere utile estrapolare alcune parole chiave. C’è moltissimo amore (7 occorrenze, di cui una folle, e una addirittura sillabata: A-m-o-r-e), insomma amori (un’altra occorrenza: ma sono materni). Per fare la rima con amore e amori, ecco 3 cuore e un cuori. Finalmente il bacio (non a caso per cuore/amore si parla di rima baciata)… Insomma, nelle pagine di IoScrittore c’è molta vita (5 occorrenze per il singolare, 2 per il plurale). Ma troviamo anche morte (3 volte), morti (una volta, ma in piedi), muoiono (2), morire (1)… Il sangue scorre copioso (4 volte). Ci muoviamo nell’ombra: o meglio, 3 volte nell’ombra e 2 volte tra le ombre. Finché non si scopre un cadavere e corre un brivido lungo la schiena. Non ci sono segreti (zero occorrenze), ma misteri e misfatti sono assai frequenti. Nella nostra indagine abbiamo trovato anche una doppietta (che sia l’arma del delitto?). Se c’è una vittima ci deve essere un assassino: infatti ne abbiamo incastrato almeno uno, senza l’aiuto di investigatori o poliziotti (per loro, zero occorrenze). Forse è un folle (2 occorrenze), preda della paranoia. La colpa chiama la confessione.
Numeri. È chiaro, nessuno di voi ha scritto una schifezza del genere. Però, se il vostro romanzo non entrerà tra i finalisti, potete sempre vincere facile. Basta seguire un altro infallibile metodo messo a punto dallo staff di IoScrittore. È sufficiente giocare al Lotto i numeri presenti nei titoli dei romanzi di IoScrittore: 2, 5, 7, 8, 18, 30 (ma anche tutto quello che sta in mezzo, tra 18 e 30), e ancora 23, 42, 60. E poi 100venti e 1627. E Altalena25. Ma in effetti non mi è chiaro se bisogna giocare al Lotto anche il 25 o se è il codice di un Taxi
Giudizio. Sperate, giocate al Lotto e consolatevi. C’è già il responso editoriale, per quest’opera costruita al computer e a tavolino, copiando e stravolgendo il lavoro altrui: risulta semplicemente impubblicabile.
Tranquilli. Non c’è nessun vincitore unico.
AVVERTENZA. Questo post è stato scritto la sera stessa in cui sono stati proclamati i finalisti, di getto, sull’onda dell’entusiasmo per il bellissimo incontro al salone del Libro di Torino. Nei giorni seguenti, l’elenco dei romanzi finalisti è leggermente cambiato, per i soliti annullamenti dovuti all’infrazione del regolamento, ai ritiri e ai ripescaggi. Ma la sostanza non cambia: a tutti, partecipanti e non, questo post vuole augurare buona fortuna, nella vita e nella scrittura

Le regole per scrivere un romanzo

Quando si scrive una storia, si racconta, si fa narrazione, a volte si ha la sensazione che il flusso delle idee che devono trasformarsi in scrittura sia realmente imprendibile. Il foglio bianco, il monitor bianco… Fino a quando, magari dopo moltissimo tempo, entriamo finalmente nel giusto mood e allora ogni cosa, ogni parola, ogni frase inizia a trovare il suo posto e… si scrive! 

Molti aspiranti scrittori credono che la scrittura stia esattamente e semplicemente qui, ma si sbagliano di grosso. Si sbagliano perché quella di cui stiamo parlando è soltanto la prima stesura, che è come dire la punta della cima di un iceberg di proporzioni gigantesche. Si crede di scrivere una storia, ma in realtà, se tutto va bene, si sta semplicemente abbozzando una prima stesura. Ma badate bene: la prima stesura non è una sorta di “brutta copia”, bensì un formidabile banco di prova, un laboratorio di ricerca, dove si tenta, si prova, ci si spinge oltre le nostre possibilità per poi magari ridimensionarsi
Quindi la funzione precisa della prima stesura, prima di tutto, è quella di sperimentare. Ma qui vengo al punto: l’immaginazione, la fantasia, le idee, la creatività da sole non bastano per scrivere un romanzo, poiché la cosa più bella si impara col tempo: sperimentare ha infatti le sue regole.
Per scrivere ci vuole qualcosa di più, oltre alla passione o allo slancio creativo. Ci vogliono una serie di altre noiose qualità. C’è chi è fortunato e le ha ricevute in dono e c’è chi se le deve faticosamente costruire. 
Sono tutte qualità che hanno a che fare con la disciplina, e ho scritto che sono noiose perché, ne sono convinto sperimentando io in prima persona, a volte si vorrebbe scrivere e basta. E invece no. Ma a che serve la disciplina nella prima stesura se la prima stesura è un banco di prova, un laboratorio, eccetera? Serve prima di tutto a togliere metà del lavoro che ci aspetta nella seconda grande prova: la seconda stesura (che non è la bella copia!). E serve a migliorarci come scrittori, se vogliamo esserlo, e come lettori (dovremmo esserlo), perché innalza di molto il nostro livello di attenzione. 
La disciplina mantiene viva la curiosità, ci mantiene legati con un doppio filo alla concretezza della realtà mentre si scrive, ci permette quindi di osservarci e per un autore, questa, è la cosa più importante, perché è direttamente collegata a qualcosa di fondamentale, vitale: l’autocritica. Senza autocritica non si va da nessuna parte, cari aspiranti scrittori, e senza autocritica, credetemi, saranno sempre tutte e comunque prime stesure (in realtà, per chi leggerà, brutte copie). 
Disciplina, quindi. Talento, disciplina e volontà.

La pelle dell Matteo Righetto è autore di “La pelle dell’orso”,
 edito da GUANDA