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Una lunga, lunga giornata

27 giugno 2013
| di
Ignazio Tarantino
Tutto di corsa. Il sabato al salone ho avuto un assaggio di quello che vuol dire promuovere un libro. All’ingresso del Lingotto è venuto ad accogliermi Tommaso dell’ufficio stampa, che mi ha subito informato sugli appuntamenti del giorno.

Tutto di corsa. Il sabato al salone ho avuto un assaggio di quello che vuol dire promuovere un libro. All’ingresso del Lingotto è venuto ad accogliermi Tommaso dell’ufficio stampa, che mi ha subito informato sugli appuntamenti del giorno. Abbiamo fatto un salto allo stand Gems dove ho abbracciato chiunque mi capitasse a tiro. Intanto cominciavano ad arrivare quelli che sono gli angeli custodi di un autore: editor, addetti stampa, responsabili dell’ufficio diritti, da Longanesi a Guanda, dalla Nord a Garzanti, alcuni già conosciuti, altri nuovi, e salutavo tutti sforzandomi con scarso successo di memorizzare i nomi. La prima intervista, che era prevista per le 3 del pomeriggio, è stata anticipata a mezzogiorno. Io e il mio intervistatore ci siamo seduti a un tavolo dalle parti del settore chiamato “Incubatore” e mi sembrava il posto perfetto visto che Sto bene era nato da poco. Si trattava della seconda intervista che facevo e ancora mi dovevo abituare all’idea. Fortunatamente il giornalista, un tipo in gamba, è riuscito a mettermi subito a mio agio, eccezion fatta per quel registratore appoggiato sul tavolo verso il quale mi piegavo ogni volta che rispondevo a una domanda. Prima di lasciarci mi sono fatto fotografare con indosso la T-shirt promozionale che pare diventerà un must per la prossima estate.

Visto che l’intervista successiva era fissata alle 15:30 ne ho approfittato per andare all’ingresso del Salone dove mi aspettava Vittoria. Vittoria è un’editor free lance ed è stata la prima, tra i professionisti, a leggere Sto bene, una delle sue versioni, alcuni anni fa. Non mi dimenticherò mai di quando mi scrisse che, appena finito di leggere il manoscritto, fece la danza della felicità! Fu lei a muoversi inizialmente alla ricerca di un editore per il mio romanzo e quando le dissi che ero tra i finalisti di IoScrittore lì per lì non la prese benissimo, perché preferiva che usassi i canali tradizionali e avrei dovuto almeno avvertirla (è vero, sono una mina vagante ma spero di mettere la testa a posto). Le spiegai che, visto che si trattava del mio esordio, volevo fare un esperimento. Volevo che la pubblicazione fosse frutto del parere di lettori forti piuttosto che di quello di pochi addetti ai lavori. Insomma una scelta più di cuore che di testa. Lei fu subito d’accordo e mi seguì nell’avventura che poi mi ha portato alla pubblicazione con Longanesi.

Appena mi ha visto mi è saltata addosso e ci siamo abbracciati e baciati ridendo come due pazzi interrompendo il flusso tra il punto ristoro e i bagni. Terminata la scena madre, le ho dato una copia del mio libro e lei mi ha consegnato un regalo, una Chance, una delle sue creazioni fatta apposta per me, perché oltre che editor è pure disegnatrice di bigiotteria. Finito lo scambio di regalini ci siamo diretti allo stand Ibs dove Alessandra Tedesco di Radio24 dialogava con quattro giovani autrici, tra le quali Valentina D’Urbano che più tardi avrei conosciuto. Seduti in seconda fila non riuscivamo a smettere di chiacchierare finché non è venuto a sedersi al nostro fianco Stefano Mauri e finalmente abbiamo ascoltato la conversazione che tra l’altro era molto vivace oltre che interessante (e ho pensato: è così che si dovrebbe parlare di libri). Finito anche quello, siamo andati al bar per un caffè.

Mentre Vittoria faceva la fila, sono andato in bagno ad appiccicarmi un cerotto di nicotina sul fianco perché tutte quelle emozioni stavano mettendo a dura prova la mia voglia di fumare. Nel frattempo ho ricevuto la telefonata dell’ufficio stampa. Niente caffè, anche la seconda intervista era stata anticipata e dovevo correre allo stand. Un’altra lunga chiacchierata, durante la quale me la sono cavata già un po’ meglio rispetto alla prima. Erano le 15:00 circa e lo stomaco reclamava cibo ma non c’era tempo. Allo stand Gems mi aspettavano. Lì si è materializzato il più famoso scrittore di thriller d’Italia, Donato Carrisi. Stava quasi per scapparmi un abbraccio ma mi sono trattenuto davanti a cotanta bestsellerità. Mi hanno presentato come giovane autore, abbiamo scambiato due parole ma per lo più mi sono tenuto a un passo di distanza e l’ho osservato. Mentre andavamo a prendere un caffè (ci sarei riuscito a berne uno?) la gente fermava Carrisi per chiedere una firma sulla copia personale del suo ultimo romanzo. Un delirio. Non c’era modo di andare oltre. E ho rinunciato. Non c’era tempo. Bisognava tornare allo stand Ibs per l’incontro di IoScrittore.

Lì ho finalmente conosciuto Valentina, ma non ho neanche avuto il tempo di dirle quanto mi è piaciuto il suo romanzo che ci hanno detto di accomodarci in prima fila pronti a intervenire. Vittoria, che in tutto il trambusto avevo perso di vista, era appostata in fondo tra il pubblico. Dopo gli interventi di Mauri, Zerbini, Gamba, Ponte di Pino, Carrisi, Valentina D’Urbano e Silvia Longo è toccato a me. All’incirca cinque minuti di lotta col microfono pronunciando frasi disconnesse e mi sono pure dimenticato di dire in bocca al lupo agli autori dei manoscritti in selezione.

Alle 17 ho potuto addentare un panino in compagnia di Vittoria ma non come i vecchi tempi al Salone quando ce ne stavamo stravaccati fuori a osservare la gente passare. A metà pasto ho ricevuto la chiamata per la terza e ultima intervista del giorno. Questa volta nella riserva indiana della stampa perché era impossibile trovare altrove un posto dove non ci fosse gente. Mi sono accomodato sull’unica seduta disponibile, una chaise longue da psicanalisi e, mentre io e il giornalista parlavamo, Vittoria interveniva con frasi come: “Puoi ripetere, non ho capito” oppure “Certo, bravo sono d’accordo” e così via. Una scena abbastanza surreale, ma eravamo tutti fin troppo stanchi per rendercene conto.

La maratona per far conoscere Sto bene era terminata e finalmente ho potuto concedermi un momento di pausa nella Sala Gialla dove Carrisi teneva una lezione semiseria su come risolvere un mistero. A metà spettacolo Vittoria mi ha lasciato per prendere il treno e ne ho approfittato per rispondere alla decina di messaggi accumulati sul cellulare inviati da amici e parenti che mi raccontavano la storia che io stesso avevo scritto.

Alle ore 20:00 ho tolto la T-shirt di Sto bene e indossato la camicia. Quasi meglio di Clark Kent, in dieci secondi ero già pronto per la cena dell’editore. In un salone stile Reggia di Caserta o Versailles, a seconda dei gusti, ero seduto allo stesso tavolo della candidata allo Strega 2013 Romana Petri, con al mio fianco Guglielmo, l’editor che pazientemente mi chiamava di notte e nei week-end per sapere se stavo scrivendo o giocando a Minecraft, e Tommaso, l’addetto stampa che mi aveva accolto all’ingresso la mattina e che non ha fatto altro che riempirmi il bicchiere di vino. Di fronte a me Valentina D’Urbano che mi è sembrato di conoscere da sempre e con cui ho avuto una fitta conversazione finché non è apparso come una visione, come un monarca seguito dalla corte, come un papa accompagnato dai cardinali, Luis Sepúlveda (che, chissà perché, lì per lì avevo scambiato per Pedro Almodovar). Ha percorso la sala da una parte all’altra nell’improvviso silenzio generale ed è sparito dietro una porta. Dopodiché ho pensato bene di farmi una foto in quel salone (chissà quando mi ricapita) con Diana, Barbara e Lucilla (che mi sono ostinato a chiamare Luisella o Lorella ma mai col suo nome). A un certo punto il tasso alcolico era così alto che credo di aver cominciato ad abbracciare tutti, senza risparmiare nessuno.

Dopo cena, mi sono unito ai giovani del Gruppo Mauri Spagnol per andare a una delle feste del Salone. Da quel momento in poi i miei ricordi si offuscano e ciò che posso dire è soltanto……………….
Sono tornato in hotel forse alle 5 del mattino. Non ne sono sicuro. So solo di aver avuto la lucidità di mettere la sveglia alle 9:30. Ore di sonno totali: credo 4 e 15 minuti. Ma non ci giurerei.

Continua…

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