Marie era piuttosto sconvolta. Chiuse gli occhi e si strinse la radice del naso con due dita per raccogliere le idee. «Fammi capire: prendiamo un oggetto come… come questo libro, gli facciamo la TAC, fissiamo un tempo, diciamo fra due giorni, e vediamo quello che succederà attorno al libro per qualche minuto da quel momento?»
Massimo Ferri, nato a Bologna nel 1950, è stato ordinario di Geometria a Napoli e a Bologna e ora è Professore dell’Alma Mater. Con il romanzo Non chiamatela macchina del tempo, ora disponibile in ebook, è stato finalista al torneo letterario gratuito IoScrittore, promosso dal Gruppo GeMS e dalle sue case editrici.

Ferri ha abbandonato in gioventù il sax, ma non il sogno di scrivere fantascienza. E infatti firma quella che è stata definita “una storia tesa come un thriller sui confini della scienza, il prezzo dell’ambizione e il potere dell’amicizia“. Un libro “in cui la bellezza della matematica pura si scontra con la banalità del potere, e dove l’equazione più difficile da risolvere resta sempre quella della vita…”.
La trama di Non chiamatela macchina del tempo porta a Bologna, più o meno ai giorni nostri. Enrico Mancoverti, il protagonista, è un matematico fuori dagli schemi, che insegna alla facoltà di Agraria, è adorato dagli studenti ed ostacolato da alcuni colleghi.
Ha una moglie che lavora per Medici senza frontiere, un amico sassofonista bulgaro (che sembra essere l’unico a capirlo), e un’idea per la quale il mondo accademico non è pronto: una “macchina di Laplace”, capace di ricostruire il passato e intravedere il futuro partendo da un oggetto qualunque. Non è fantascienza: è matematica pura, applicata all’impossibile.
Con l’aiuto di una squadra eterogenea – Isolde, esperta tedesca di reti neurali in cerca di riscatto; Marie, riservata ricercatrice francese del CINECA; e Edmondo, ingegnere romagnolo dal pensiero laterale – Enrico sfida i limiti della matematica, della fisica e del buon senso e la macchina sembra davvero funzionare…
Ma nessuno di loro è del tutto pronto per quello che sta per succedere. E il tempo – quello vero, quello che non si può controllare – non aspetta nessuno…
“Mentre cercavo una casa editrice che mi accogliesse, vedevo spesso l’invito a iscrivermi al torneo. Ho capito che, se avessi partecipato, finalmente qualcuno avrebbe letto il mio romanzo, nonostante il genere un po’ particolare. In effetti, ho ricevuto commenti molto pertinenti, leali e generosi, ma anche consigli preziosi che mi hanno aiutato a migliorare parecchio il mio scritto“, ha spiegato l’autore ha proposito della sua partecipazione a IoScrittore.
Fonte: www.illibraio.it
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