E alla fine… il cartaceo!

Ed eccoci al momento conclusivo, e sempre molto atteso, del torneo IoScrittore, alla sua 16esima edizione. Anche quest’anno la sfida è stata molto partecipata e agguerrita e ha visto aumentare la community dei partecipanti, scesi in campo per sfidarsi nella doppia veste di scrittori e di lettori, secondo la formula consolidata negli anni.

Dopo la proclamazione dei finalisti a Bookcity e un’attenta analisi dei romanzi iscritti al torneo da parte degli editor delle case editrici del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, è stato scelto il titolo che verrà pubblicato in cartaceo da Garzanti: La signorina Maria.

Al centro di questa storia c’è una bambina, Adele, che ama trascorrere i pomeriggi dopo la scuola in compagnia della signorina Maria, un’anziana sarta che profuma di buono e ama andare in Chiesa, prendersi cura della propria casa e ricevere le amiche. Ma questa serena quotidianità viene spezzata da strani eventi, come la sparizione di un paio di ciabatte, poi quella di un bellissimo rosario, del telecomando… Forse ci sono dei ladri in casa della signorina? O forse la risposta è nascosta nella sua mente?

Un romanzo delicato e commovente, che affronta temi complessi con tono lieve e profondo al tempo stesso, come ci conferma la direttrice editoriale di Garzanti, Elisabetta Migliavada: «Di questo romanzo colpisce l’originalità del punto di vista atipico della sua protagonista, la piccola Adele, che sfida continuamente sé stessa confrontandosi con una generazione più adulta tramite quello che all’apparenza è un semplice gioco, ma che diventa un interessante punto di contatto. Guardiamo ogni giorno Adele seduta sulla stessa panchina a interrogare l’anziana Signorina Maria per risolvere le sfide aperte nel suo Diario delle cose che non so. Fino all’ultima: la più difficile. E anche la più commovente. La Signorina Maria è un viaggio nelle emozioni che crediamo di aver rimosso. E che, con questa lettura, tornano a bussare alle porte del nostro cuore».

Non ci resta dunque che attendere di incontrare presto in libreria la piccola Adele e la signorina Maria. All’autrice del romanzo vanno le congratulazioni della redazione del Torneo e un grande in bocca al lupo per la nuova avventura.

A tutti i partecipanti ricordiamo invece, come sempre, che i giochi non sono comunque chiusi e che ci potranno essere delle novità anche nei prossimi mesi. E a tutti gli aspiranti scrittori: ricordatevi che a breve partirà la nuova edizione del torneo. Sgranchite le dita e… al lavoro!

Frasi sull’inverno: alcune fra le più belle tratte dalla letteratura

Le giornate si accorciano, le temperature si abbassano e d’un tratto ecco che arriva l’inverno, la stagione per antonomasia delle sciarpe e delle nevicate, delle bevande calde davanti al camino e dei libri sfogliati sotto le coperte, mentre magari con il pensiero si fa già il conto alla rovescia per il Natale.

Una stagione accolta con gioia da chi ama i panorami imbiancati o gli sport come lo sci, il pattinaggio e lo snowboard, un po’ meno forse da chi preferisce il tepore della primavera, le passeggiate in spiaggia durante l’estate o l’atmosfera nostalgica dell’autunno – ma che senza dubbio è caratterizzata a sua volta da un fascino irresistibile.

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Nel corso del tempo, non a caso, tanti scrittori e scrittrici hanno dedicato un pensiero alle sue atmosfere evocative, permettendoci di riscoprire tanti aspetti – anche metaforici – del periodo più freddo dell’anno attraverso la loro fantasia e sensibilità.

Da Marcela Serrano a Dino Buzzati, passando per Gesualdo Bufalino e per Anne Bradstreet, ecco quindi una selezione di frasi sull’inverno tratte dalla letteratura, grazie a cui catturarne meglio l’essenza e riscoprire il valore delle sue molteplici sfumature naturali e simboliche…

Cominciamo da una frase sull’inverno dell’autore italiano Vasco Pratolini (1913-1991), che in Cronaca familiare (Rizzoli), nel 1947, paragona questa stagione a una delle tante fasi della vita umana, durante la quale è importante recuperare le forze per tornare quanto prima a sbocciare nuovamente:

L’uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore.

Un concetto che, in modo simile, viene espresso anche dalla poetessa statunitense Anne Bradstreet (1612-1672), nella cui opera Divine and Moral Meditations (composta fra il 1664 e il 1672) leggiamo non a caso una profonda riflessione a proposito dell’importanza dell’inverno inteso come momento di passaggio:

Se non ci fosse l’inverno, la primavera non sarebbe così piacevole: se non provassimo l’avversità, il successo non sarebbe tanto apprezzato.

Una delle frasi sull'inverno di Anne Bradstreet

Restando in tema di poesia e di termini di paragone, non possiamo non citare poi uno dei grandi intellettuali italiani del primo Novecento, Giuseppe Ungaretti (1888-1970), che nella raccolta Vita d’un uomo – Tutte le poesie (Mondadori) inserisce un distico intitolato proprio Inverno, il quale recita così:

Come la semente anche la mia anima ha bisogno del
dissodamento nascosto di questa stagione.

In maniera ben diversa, eppure altrettanto evocativa, si esprime invece Dino Buzzati (1906-1972), che nei suoi Sessanta racconti (Mondadori) editi nel 1958 ci fa dono di un pensiero dedicato all’inverno, all’amore e alla condivisione, nonché a certi momenti della giovinezza che segnano per sempre la nostra vita:

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti assieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.

Una delle frasi sull'inverno di Dino Buzzati

E proprio alla percezione del mondo che abbiamo da giovani è dedicata anche una frase sull’inverno di Gesualdo Bufalino (1920-1996), che troviamo nell’opera Bluff di parole (Bompiani) del 1994. Qui, infatti, l’autore, poeta e aforista italiano, con una punta di malinconia, si auspica quanto segue:

Riessere giovani una notte di mezzo inverno… per cinque minuti, un minuto… Il tempo di prendere a braccetto il vento e arrampicarsi fino a una cara finestra… E qui baciare pioggia e labbra insieme, confondere un perdifiato con un batticuore, esalare le sillabe d’un nome breve entro un odore di gelsomino… Per cinque minuti, un minuto…

Diversa è invece la percezione di Marcela Serrano, contenuta nel romanzo Dieci donne (Feltrinelli, traduzione di Michela Finassi Parolo e di Tiziana Gibilisco). Qui, infatti, la scrittrice cilena classe 1951 ci offre un omaggio a una stagione autentica, che pur con le sue spigolosità ci incoraggia a fare i conti con la nostra interiorità:

Mi sono affezionata all’inverno perché non pretende di confortare, ma in fin dei conti sento che è consolante, perché una si raggomitola su sé stessa e si protegge e osserva e riflette, e credo che soltanto in questa stagione si possa pensare per davvero.

Una delle frasi sull'inverno di Marcela Serrano

Pensando davvero, può perfino capitare di realizzare che, al di là dei giorni di neve o di grandine ancora da attraversare, il nostro cuore possa comunque contare su un suo cantuccio di sole e di benessere, che nemmeno la più gelida delle tempeste può scalfire. Proprio come scriveva Albert Camus (1913-1960) nel 1954, nell’opera L’estate e altri saggi solari (Bompiani, traduzione di Ettore Capriolo e Sergio Morando):

Nel profondo dell’inverno, ho imparato infine che dentro di me c’è un’estate invincibile.

E concludiamo con una delle frasi sull’inverno più celebri del filosofo Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), contenuta nelle sue Confessioni (Garzanti, traduzione di Giorgio Cesarano) e in grado di farci trovare un senso all’inverno anche quando desideriamo che finisca, perché ci ricorda che è durante la loro assenza che ricordiamo al meglio la primavera e l’estate:

Se voglio dipingere la primavera bisogna ch’io sia in inverno.

Fonte: www.illibraio.it

Frasi sulla neve, alcune tra le più belle tratte dalla letteratura

Fin dall’antichità, la neve è stata considerata dagli esseri umani una presenza misteriosa e sfuggente, capace di trasformare il paesaggio e la vita quotidiana in poche ore, ma anche di evocare tanti ricordi e di risvegliare antiche emozioni.

Del resto, contemplando il candido manto di cui riveste il mondo, sarebbe quasi impossibile restare indifferenti davanti alla sua bellezza e fragilità, elementi che di frequente hanno trovato espressione anche nelle parole di grandi scrittrici e scrittori, in grado di catturarne in poche righe tutto l’incanto.

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Da Louisa May Alcott a Lewis Carroll, passando per Vivian Lamarque e per Gesualdo Bufalino, ecco quindi alcune tra le più belle frasi sulla neve tratte dalla letteratura, in cui l’arte della parola si fonde con le suggestioni di un mondo quasi cristallizzato, sospeso tra sogno e realtà

Cominciamo da un’autrice che viene spesso associata alla stagione invernale e al periodo natalizio, ovvero Louisa May Alcott (1832-1888), che nel romanzo Jack e Jill – Incontro alla vita (Giuseppe Carabba Editore, traduzione di Laura Babini) dedica proprio alla neve un incipit fatto di brio, stupore e allegria:

«Viva la neve!» era il grido generale in un chiaro pomeriggio di dicembre, mentre tutti i ragazzi e le ragazze del villaggio di Harmony, stavano godendosi all’aria aperta la prima buona nevicata della stagione.

Una scena che ci sembra quasi di conoscere a memoria, perché anche noi, quando i primi fiocchi annunciano l’arrivo dell’inverno, ci sentiamo d’un tratto trasportare in un’altra dimensione. Lo sapeva bene il romanziere e drammaturgo inglese John Boynton Priestley (1894-1984), che nella raccolta di saggi Apes and Angels (Methuen & Company) scriveva:

La prima nevicata non è un semplice evento, è un evento magico. Si va a letto in un tipo di mondo e ci si sveglia in un altro completamente diverso, e se questo non è un incanto, allora ditemi voi cosa lo è.

Una delle frasi sulla neve scritte da John Boynton Priestley

Incanto e magia: si direbbe che siano queste le parole chiave con cui ci riferiamo alla neve – in particolare, poi, se con le sue manifestazioni abbiamo una certa familiarità. Secondo il poeta Gesualdo Bufalino (1920-1996), infatti, come leggiamo nel suo Il malpensante – Lunario dell’anno che fu (Bompiani), conoscere da vicino la neve ci segna per la vita:

Nascere nei paesi di neve è un sigillo che non si cancella, l’esistenza intera se ne colora. Per gli altri, per noi, rimane la neve dei libri, del cinema, o quella, conosciuta per caso, in un’alba forestiera, con occhi bambini.

Con parole diverse, ma altrettanto pregnanti, ritroviamo lo stesso concetto anche in una frase sulla neve pronunciata dallo scrittore e poeta francese Christian Bobin (1951-2022), che nel saggio La presenza pura (AnimaMundi Edizioni, traduzione di Guido Dotti) appuntava, evidenziando il ruolo della neve nei primi anni della nostra vita:

Che cos’è la neve? Un po’ di freddo e tanta infanzia.

Ma a cosa si deve tanto potere sui nostri stati d’animo? Una risposta degna di nota la troviamo in una delle frasi sulla neve pronunciate dalla scrittrice canadese Antonine Maillet (1928). Tra le pagine del suo primo romanzo, Pointe-aux-Coques (Leméac), apparso nel 1958, l’autrice appunta infatti questa breve ma toccante riflessione:

La neve possiede questo segreto di ridare al cuore un alito di gioia infantile che gli anni gli hanno impietosamente strappato.

Una delle frasi sulla neve scritte da Antonine Maillet

Eccolo, dunque, l’effetto più potente che la neve sortisce su di noi: darci la sensazione di tornare indietro nel tempo, di toccare di nuovo con mano la nostra infanzia, di riconnetterci con la felicità delle piccole cose. Un po’ come descrive il noto scrittore inglese Lewis Carroll (1832-1898) nel suo Alice attraverso lo specchio (Garzanti, traduzione di Milli Griffi):

Senti la neve contro i vetri della finestra? Che suono dolce! Come se uno stesse baciando la finestra dal di fuori. Forse la neve vuol bene agli alberi e ai campi e li bacia così soavemente! E poi li copre ben bene, sai, con una coperta bianca, e forse dice: “Andate a letto, cari, andate a letto, cari!”

E concludiamo con una frase sulla neve – anzi, con una poesia – che a sua volta si ricollega all’immaginario dell’infanzia, suggellando il rapporto che esiste tra i suoi fiocchi bianchi e la sensazione di tenerezza e protezione che ci pervade. Si intitola Nessuna coperta ed è contenuta nella raccolta Poesie di ghiaccio (Einaudi Ragazzi) di Vivian Lamarque (1946):

Nessuna coperta
nessuna al mondo

sa ricoprire
come fa lei:

la neve è la mamma
che vorrei

Una delle frasi sulla neve scritte da Louisa May Alcott

Fonte: www.illibraio.it