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Qualcuno crede ancora che i burattini siano senz’anima?

20 marzo 2014
| di
Redazione IoScrittore
"Mandare un manoscritto a un editore è come lanciare un messaggio in bottiglia, nella speranza che venga a prenderti sull’isola deserta dove il maledetto vizio di scrivere ti ha fatto naufragare": intervista a Giovanni Zanzani, autore di "Venere in soffitta"
Il libro in una frase
Qualcuno crede ancora che i burattini siano senz’anima?
 
Amici di scaffale
Pinocchio, perché come il bimbo di legno anche la mia ballerina di ferro piange lacrime vere. L’elefante verde, opera dei gemelli Pressburgher e i racconti di Ben Zimet (la letteratura ebraica coniuga magistralmente memoria e fantasia).
Parentele antiche: E.T.A. Hoffmann, Automata.
Parentele alle quali aspiro: Patrick Süskid, Il profumo; David Grossman, L’uomo che corre;  Jeffrey Eugenides, Le vergini suicide.
Riferimenti bibliografici: M.G. Losano, Storie di automi.
Lari Penati: Ludovico Ariosto, Italo Calvino.
Segni particolari
Io l’ho voluto bello, leggero e intelligente. Lui ha fatto fortuna, ma come i figli troppo obbedienti è diventato un po’ triste. 
Tag
“ballerina”, “bellezza”, “umanità”, “musica”.
 
Dove e quando
Ulli, ballerina metallica dalla pelle di caucciù, è una delle meraviglie contenute nella villa dei conti Salastra, famiglia travolta dalla guerra e dalla caduta del regime fascista. Il maggiordomo Astianatte, naufrago nella solitudine della villa, si innamora di lei. L’inusuale rapporto si sviluppa sullo sfondo di un mondo che cambia, di un paese (l’Italia) che da agricolo diventa industriale, di costumi antichi che scompaiono per fare luogo a una modernità chiassosa e irriverente. Accompagnati dalle musiche del carillon, Ulli ed Astianatte intraprendono una migrazione che vedrà i sentimenti prevalere sull’egoismo e sulla volgarità.
 
Come e perché ho deciso di partecipare a IoScrittore
Non è che lo faccia spesso di inviare manoscritti agli editori, di solito è una malinconia che mi prende a settembre, quando le giornate si accorciano e la vita sembra più breve. Allora porto un manoscritto in copisteria. Al copista chiedo carta buona e carattere arioso, perché mandare un manoscritto a un editore è come lanciare un messaggio in bottiglia, bisogna fare di tutto perché piaccia a chi lo leggerà, nella speranza che venga a prenderti sull’isola deserta dove il maledetto vizio di scrivere ti ha fatto naufragare.
Poi, in qualche maniera, è arrivato marzo. Le metafore di marzo, come le piogge, sono diverse da quelle di settembre, in marzo le giornate si allungano, la vita ci scoppia intorno e viene voglia di correre. Ho iscritto il mio libro al torneo IoScrittore perché è una corsa in piena regola, una gara tra avversari giovani e gagliardi.
L’esperienza del torneo è stata faticosa e bella. Scrivere è una misteriosa magia, dunque è stato con pudore e circospezione che mi sono addentrato nelle fantasie degli altri concorrenti per assegnare (elemento cruciale delle gare) un voto. Mi ha colpito la voglia di scrivere di tante persone, vorrei che a nessuno passasse, quella voglia.
Ricevere giudizi sul mio lavoro mi ha mostrato che un testo può essere letto in tanti modi, e che più questi sono numerosi, più equilibrato è il verdetto. L’ascolto delle opinioni altrui mi ha consentito di compiere vere e proprie scoperte sul mio romanzo, alcune molto piacevoli.

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