Consigli di scrittura

Non di sole leggende metropolitane vive l'aspirante scrittore
Consigli degli editor

Non di sole leggende metropolitane vive l'aspirante scrittore

7 Febbraio 2019
| di
Fabrizio Cocco, Editor della narrativa Longanesi
Aspiranti scrittori, ecco le risposte a tre deleteri luoghi comuni che uccidono la vostra creatività

Le case editrici pubblicano solo i raccomandati? Non leggono i manoscritti degli autori esordienti? Gli editori rubano le idee?

Ecco tutta la verità sui dubbi che assillano tanti scrittori davanti al loro primo romanzo inedito che vorrebbero pubblicare con un editore serio.

 

Ogni aspirante scrittore che ho incontrato nell’ultimo decennio mi ha mostrato amore e passione per il libro pubblicato, «il libro vero».

Un affetto tinto di riverenza, tanto da sconfinare quasi nel sacrale: e questa è una buona notizia, perché testimonia il valore che ancora oggi, in questi tempi liquidi e digitali, hanno la parola stampata e l’opera d’ingegno.

Come per ciascuna cosa terrena, tuttavia, anche qui ci si trova spesso in presenza di un lato oscuro. Una zona morta, per dirla con il Re, che preclude una definitiva obiettività sull’«oggetto-libro» e su ciò che intorno vi ruota.

Un pernicioso pregiudizio che conduce lungo la perdizione obnubilante delle leggende metropolitane.

Tanto che verrebbe da far proprio il paradossale ammonimento di Leo Longanesi: «Creda a me: non creda a nulla».

Mi riferisco a opinioni che non hanno alcun fondamento nella realtà e che, a rifletterci con un minimo di buonsenso, non potrebbero mai averne.

Eppure – basta fare un giro sui social media per rendersene conto – queste radicate convinzioni circolano insistentemente e sembrano rigenerarsi, resistenti a qualunque terapia antibiotica un paziente operatore del settore cerchi di inoculare.

Accenno qui di seguito le più divertenti – o sconcertanti – nella loro assurdità, ma sono certo che ne avrete incontrate altre.

1. Una delle mie preferite solitamente assume la forma: «Non mi fido a mandare il mio romanzo agli editori. E se poi mi rubano l’idea e la fanno scrivere a qualcun altro?» Stando a quest’affermazione, un editore dovrebbe:

• rubare l’idea di un romanzo esponendosi al rischio che ne consegue

• imporre un’idea estranea a un altro romanziere, magari pure già noto, rendendolo peraltro complice del misfatto e perciò mettendo a repentaglio anche la sua reputazione

• retribuire questo autore e, magari, mandarlo in giro per l’italica penisola a promuovere una fatica letteraria non sua.

Tutto questo farraginoso processo verrebbe intrapreso dalla casa editrice (o «CE» come spesso si abbrevia sui succitati social media) per complicarsi enormemente la vita in nome di chissà quale masochistica e antieconomica ragione… Giacché, com’è evidente a qualunque persona di buon senso e scevra di inutili complottismi, sarebbe infinitamente più razionale seguire la strada più semplice, cioè pubblicare il romanzo a nome del suo vero autore. Spoiler alert: questo è precisamente ciò che le vere CE fanno.

2. Al secondo, combattutissimo posto, metterei: «Le case editrici pubblicano soltanto i romanzi dei raccomandati». Una risposta concreta e suffragata da dati facilmente reperibili da chiunque potrebbe essere elencare gli esordi pubblicati ogni anno…

Se parliamo, come stiamo facendo, di case editrici serie – quelle che pubblicano i romanzi che trovate in tutte le librerie, per intenderci – basta una rapida analisi per comprendere la vastità di questa sciocchezza.

E, aggiungo, la cosa è particolarmente valida per il Gruppo GeMS, che ha investito nella creazione di un torneo aperto a tutti e dal quale sono emersi scrittori esordienti di assoluto valore.

Inoltre, esiste un criterio molto semplice e sotto gli occhi di tutti: le case editrici non collocano sul mercato un «autore», in prima battuta propongono un romanzo. È quel romanzo che dovrà conquistare il cuore dei lettori.

E poi, proviamo ad allargare lo sguardo… Perché mi sovviene sempre un rigurgito di viscerale sensatezza, un conato di buonsenso molto basico, che mi spinge a controbattere chiedendo, a chi sostiene ciò, di nominarmi un’azienda, di qualsiasi settore merceologico, che si sostenga economicamente e sia addirittura profittevole avvalendosi soltanto di «raccomandati senza vere capacità» – giacché è questo che si sottintende. Spoiler alert: no, nemmeno a me ne viene in mente una.

3. Chiudo citando la pervicace insistenza secondo cui «gli editori non leggono i manoscritti inviati».

Ribadisco: il Torneo IoScrittore e gli autori che, al suo interno, il Gruppo GeMS ha individuato e promosso dimostrano in modo piuttosto rapido proprio il contrario. Ma più in generale… È il nostro lavoro, leggere i manoscritti. E, spoiler alert: ci piace pure farlo!

Perciò, leggiamo tutto ciò che è umanamente possibile leggere, valutiamo molto rapidamente ciò che è da scartare – sovente per scarsa omogeneità con la proposta editoriale della singola casa editrice – e siamo sempre, sempre, sempre animati dal brivido del nuovo incontro.

Un incontro con un bel romanzo e, se va tutto bene, con un vero scrittore o una vera scrittrice. Perché nulla amiamo di più che scoprire e valorizzare il talento.

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