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Se son rose, sfioriranno.
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Se son rose, sfioriranno.

7 maggio 2014
| di
Redazione IoScrittore
"Il giudizio dei lettori non è sempre quello che gli editori si aspettano da loro, e chissà che non sia anche questa una delle cause della crisi dell’editoria. Penso che tale constatazione dovrebbe dare speranze agli aspiranti scrittori, o togliergliele definitivamente." intervista a Enrico Giacovelli, autore di "La felicità è un attimo pericoloso"

Il libro in una frase.
Se son rose, sfioriranno.

Amici di scaffale
Questo libro non ha amici. Ha chiesto l’amicizia su Facebook all’Informazione di Martin Amis e a Soffocare di Chuck Palahniuk, ma dopo cinque anni è ancora in attesa di risposta. Ha cercato più volte al telefono Città di vetro di Paul Auster, ma dall’altra parte risponde sempre una vocina che dice «non c’è nessuno in casa editrice». Qualche volta, alla sera, si vede al book-bar con Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, ma quello gli dà retta soltanto quando ha bevuto un po’. I gialli di Simenon, quando lo vedono da lontano, scantonano e vanno a infilarsi nel primo vicolo senza uscita. E un giorno, avendo incrociato in strada Viaggio al termine della notte, ha cercato di raggiungerlo per scambiare due parole, ma non c’è stato verso, Céline è irraggiungibile.

Segni particolari
Addio giovinezza! (commedia di Camasio & Oxilia). Le nozze di Figaro (opera buffa di Mozart & Da Ponte). Piccioni stecchiti e cigni rubati. Colonne di via Po e lapidi di via Crucis. Ragazzi bene e ragazze meglio. Paperoga e Wile Coyote. Giulio Cesare e Remedios la bella. Lezioni universitarie e lezioni di vita. Alla fine poi c’è sempre un film, per ogni evenienza; ma con il passare degli anni non ne ricordiamo più il titolo.

Tag
“felicità”, “giovinezza”, “amore”, “morte” (se ho dimenticato qualcosa, ditemelo)

Dove e quando
Tempi: i luccicanti anni Ottanta (del Novecento) e i cretinissimi anni Zero (del nuovo millennio), con qualche breve digressione sugli anni Dieci (del Novecento). «Vola il tempo, lo sai che vola e va, / forse non ce ne accorgiamo, / ma più ancora del tempo che non ha età / siamo noi che ce ne andiamo» (Fabrizio De André).
Luoghi: Torino degli studenti fuori corso, dei pomeriggi nei caffè e delle gite fuori porta; il fiume Po, dove ogni tanto fra idrocarburi e fenoli naviga qualche cadavere, ricordo di giorni felici; il monte Musiné, dove sono sbarcati – come tutti sanno – gli extraterrestri, ma vista l’accoglienza se ne sono subito tornati ai loro pianeti. Così gli unici extraterrestri siamo rimasti noi.

Come e perché ho deciso di partecipare a IoScrittore.
Dunque… Un milione di anni fa… No? Volete soltanto i fatti essenziali e più recenti? Ok. Qualche anno fa mi trovavo al Villaggio del Libro di Frassineto Po a presentare un mio libro sul Po, Un Po per non morire, e un editore romano che ha una collana di gialli dedicati ai vari luoghi d’Italia mi chiese se volevo scrivere per lui un giallo ambientato a Torino o lungo il Po. Anche se non avevo mai scritto gialli, ci ho provato e dopo un paio di mesi gli ho inviato il presente libro, che allora si intitolava Le Colonne di via Po. L’editore me lo rispedisce indietro imbarazzato, dicendomi: non è il giallo che il lettore di gialli si aspetta da un giallo. Allora prendo il dattiloscritto e lo consegno a un’importante agente letteraria che intanto il Premio Calvino (dove un altro mio romanzo era appena stato segnalato) mi aveva dato “in omaggio“. Anche l’agente mi restituisce il libro e mi dice più o meno: c’è dentro qualcosa di buono, ma ai lettori non piacerà, dunque non me la sento di proporlo a un grande editore, prova tu con qualche editore di nicchia. A questo punto, pur non essendo del tutto soddisfatto del mio libro, mi sono però incuriosito; e visto che i professionisti interpellati (peraltro ottimi professionisti) dicevano che non sarebbe piaciuto ai lettori, ho deciso di sottoporlo proprio ai lettori, e quale occasione migliore del Torneo IoScrittore? Così è venuto fuori, non senza un certo stupore da parte mia, che il libro che non doveva piacere ai lettori è piaciuto proprio ai lettori. Morale della favola? Forse gli editori e gli agenti letterari ragionano un po’ troppo secondo schemi preconcetti e reputano il lettore medio un poco più abitudinario e conservatore di quanto non sia. Attenzione, non sto dicendo che il fatto di piacere ai lettori conferisca automaticamente a un libro la patente di buon libro. Sarebbe come dire che basta essere votati da milioni di persone per avere il diritto di infrangere tutte le leggi e collocarsi al di sopra di esse. Ma certamente il giudizio dei lettori non è sempre quello che gli editori si aspettano da loro, e chissà che non sia anche questa una delle cause della crisi dell’editoria. Penso che tale constatazione dovrebbe dare speranze agli aspiranti scrittori, o togliergliele definitivamente.

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