Consigli degli editor

Qualche ricetta per dare sapore (e profumo) al protagonista del tuo romanzo

25 marzo 2013
| di
Redazione IoScrittore
Si tratta di privilegiare tre aspetti: il personaggio, che innesca i meccanismi dell’identificazione; la trama, per costruire un avvincente meccanismo narrativo; le informazioni, perché le storie sono anche un efficace strumento per conoscere il mondo e noi stessi, sia come scrittori sia come lettori

Tra le dieci caratteristiche del bravo lettore elencate nelle Lezioni di letteratura, gli studenti di Nabokov ne scelsero a grande maggioranza tre: l’identificazione emotiva (punto 2.), l’azione (punto 4.), e l’aspetto socioeconomico o storico (punto 3.).

Alcuni di voi hanno scelto proprio queste tre caratteristiche.
Vediamo che cosa implicano dal punto di vista dello scrittore, ovvero di chi deve costruire un romanzo.
Si tratta di privilegiare tre aspetti:
il personaggio, che innesca i meccanismi dell’identificazione;
la trama, per costruire un avvincente meccanismo narrativo;
le informazioni, perché le storie sono anche un efficace strumento per conoscere il mondo e noi stessi, sia come scrittori sia come lettori.
Imparare attraverso le storie (nelle fiabe e nei romanzi, al teatro o al cinema) vuol dire almeno due cose.
In primo luogo, significa aumentare la conoscenza di sé stessi, ovvero dell’essere umano, nei suoi sentimenti, interiorità, emozioni eccetera, ma anche nei suoi rapporti con gli altri. Questo insegnamento (che è anche una scoperta, pagina dopo pagina, per l’autore e per il lettore) nasce dall’esperienza dell’autore e/o del suo personaggio, attraverso i meccanismi dell’identificazione (vedi il punto 2. della “lista Nabokov”).
In questa direzione vanno per esempio molti romanzi rosa, ma ci è andato anche Proust con la sua Ricerca del tempo perduto.
Conoscere vuole anche dire scoprire il mondo, la realtà: per un autore di fiction può significare, per esempio, far scoprire una determinata epoca (nel romanzo storico), o esplorare un problema d’attualità o qualche risvolto della scienza e della tecnologia (lo faceva magistralmente Michael Crichton nei suoi thriller). Un dilemma su cui siamo sempre avidi di conoscenze è la differenza che c’è tra il bene e il male, e la natura del male che è in noi: un aspetto che esplorano il gialli e i polizieschi da un lato, e il thriller e l’horror dall’altro (oltre che molti classici, dove si parla spessissimo di delitti & castighi…)
Se torniamo alla risposta più gettonata dagli studenti di Nabokov, ovvero la capacità di identificarsi con i personaggi della fiction, a sostenerla è la stessa capacità che ci porta all’empatia nei confronti degli altri, e forse addirittura ci spinge all’altruismo. Uno degli aspetti più affascinanti della letteratura (e in generale della finzione) è anche questo, la letteratura (e il teatro e il cinema) ci spingono a identificarci con personaggi molto diversi da noi (dall’autore come dal lettore). Diversi per età, per genere, per origine geografica, epoca storica, per convinzioni etiche, politiche, religiose… Addirittura, a volte, un libro ci permette di identificarci personaggi che ci fanno paura, che ci ripugnano, che detestiamo: e però impariamo a conoscerli… e forse a capirli, perché sono esseri umani come noi.
Nessuno di noi (almeno spero!!!) vorrebbe essere il protagonista di un best seller mondiale come Il profumo di Patrick Süskind, l’inodore Jean-Baptiste Grenouille, maestro nel miscelare aromi ed essenze, ma soprattutto serial killer di fanciulle nella Francia del Settecento.
C’è insomma una distanza tra l’autore e il personaggio, che la lettura può aiutarci a colmare. C’è anche una distanza tra l’autore e il personaggio, persino nel caso dell’autobiografia, nel momento stesso in cui viene oggettivata sulla pagina. Così, rispetto al suo personaggio, l’autore può per esempio saperne di più (se per esempio il protagonista, e magari l’Io narrante sono quelli di un bambino), o di meno (se il protagonista è Einstein o Leonardo, magari).
Dunque scrivendo è necessario dosare con sapienza quello che fa dire e fare al suo eroe, affinché resti credibile e al tempo stesso catturi l’interesse del lettore: l’abilità artigianale, il miracolo della sensibilità dei grandi autori, sta anche nel sapiente dosaggio delle informazioni che il personaggio trasmette al lettore.
Un’ultima annotazione, ancora sul tema dell’eroe.
Ci sono personaggi che non cambiano nel corso del romanzo, che restano sempre uguali a sé stessi, con il loro carattere, le loro emozioni, le loro reazioni, i loro gesti.
Tipicamente, sono gli eroi dei romanzi d’avventura, che grazie alle loro virtù (la forza, l’astuzia, la pazienza o l’irruenza, l’anello magico del fantasy o il gadget supertecnologico della fantascienza) superano qualunque ostacolo per raggiungere l’obiettivo finale.
Non abbiamo bisogno che questi personaggi cambino, nel corso della storia, perché loro sono in grado di cambiare il mondo. Non ci aspettiamo – e non vogliamo – che Sandokan o James Bond smettano di essere l’eroe che amiamo, li vogliamo vedere di nuovi protagonisti di un’altra avventura.
Ci sono invece personaggi che nel corso del romanzo cambiano, evolvono: la realtà, le esperienze che vivono, gli incontri che fanno, il dolore e la felicità che sperimentano, li trasformano, e noi – i lettori che li accompagnano in questo cammino – cambiamo con loro. È il meccanismo che caratterizza i “romanzi di formazione”, quelli dove il protagonista, pagina dopo pagina, cresce e matura, costruendo la propria identità e trovando il proprio posto nel mondo.
Accade per esempio in uno dei grandi capolavori della letteratura, La montagna incantata di Thomas Mann, ma anche in romanzi che fin dal titolo evidenziano la crescita, l’apprendimento, il cammino verso la consapevolezza: Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Goethe, o Le illusioni perdute di Balzac, L’educazione sentimentale di Flaubert, solo per citare tre capolavori ottocenteschi (la stessa cosa capita, se proprio volete saperlo, anche nella Divina Commedia e in Pinocchio, seppure con modalità un po’ diverse…).
Anche se poi la maggior parte dei protagonisti dei romanzi che amiamo sono un po’ un misto dell’uno e dell’altro: un po’ James Bond, un po’ Hans Castorp, un po’ Sandokan e un po’ Pinocchio: per alcuni aspetti restano uguali a sé stessi dalla prima all’ultima pagina, per altri si trasformano, evolvono, forse maturano…
Per sintetizzare, alcune domande:
che cosa mi trasmette quel personaggio? che cosa mi insegna, di me e del mondo?
che rapporto c’è tra il personaggio e i suoi due creatori, l’autore che l’ha ideato e il lettore che lo ricrea nella propria mente?
come cambia il mondo di quel personaggio? e la realtà che incontra lo cambia? e come?
quali sono gli ostacoli che affronta, dentro e fuori di sé? come li supera? chi lo aiuta e chi lo ostacola?
Nel prossimo post, se non siete troppo cattivi con me e se vi state divertendo, proveremo a discutere un po’ della trama, dell’intreccio, del plot… Ma intanto dite la vostra sui personaggi dei libri che amate e dei romanzi che state leggendo.
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