Non c’è un antidoto al male, ma non per questo è inutile vaccinarsi

Non c’è un antidoto al male, ma non per questo è inutile vaccinarsi -
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Intervista a Leonardo Niglia, autore di "Angeli del conforto"

21 settembre 2017 | di Redazione IoScrittore.
Leonardo Niglia è autore di Angeli del conforto, romanzo edito da IoScrittore

Il libro in una frase
Sullo sfondo di una guerra che ogni giorno si fa più cruenta, la vita di una ragazza negli ingranaggi infernali del programma di sterminio nazista Aktion T4.

Amici di scaffale
Lo speciale tv di Marco Paolini, Ausmerzen, vite indegne di vita; Berlin Alexanderplatz di Döblin; Foto di gruppo con signora di Heinrich Böll; Addio a Berlino di Isherwood; Gli errori degli amanti e Berlino Segreta di Franz Hessel. Sono stati fondamentali per permettermi di calarmi nella realtà del tempo, cercando di pensare, senza pregiudizi, come un berlinese cresciuto agli inizi del secolo scorso. 

Segni particolari
Il fulcro su cui ruota tutto il romanzo e che ho voluto fosse sempre al centro del mio scrivere nei mesi di lavoro è stato ricreare la normalità del male. Quello che ho cercato di fare è stato provare a creare un personaggio, quello di Leni, che andasse al di là di ogni pregiudizio o stereotipo. È una persona normale, viva, che agisce in un determinato contesto. Lo stesso punto di vista, quello del monologo interiore, è funzionale al tipo di narrazione e all’impostazione che ho voluto dare al romanzo. Leni più che parlare a noi, parla a se stessa. Non è una confessione né un diario, solo un’istantanea del suo mondo, quello in cui crede, le persone che ama, il suo lavoro quotidiano.

Tag 
Nazismo, Hitler, Berlino, T4, Olocausto, Soluzione Finale, Ebrei, Seconda Guerra Mondiale, Eutanasia, Giornata della memoria, Shoah, Crimine, Eugenetica, Camere a gas, Handicap, Disabilità, SS, Medici SS, Diario, Infermiera, Campo di concentramento, Germania, Totalitarismo.

Dove e quando
Il romanzo è ambientato in un preciso arco di tempo: dal gennaio/febbraio 1940 al luglio/agosto 1941 in un Edificio non meglio identificato, sede decentrata del programma T4. Ovviamente siamo nel pieno vigore della Germania nazista. Tutto il romanzo si svolge all’interno delle mura claustrofobiche dell’Edificio in cui Leni e gli altri personaggi vivono in un' atmosfera chiusa, soffocante, alienante. Rileggendo il testo in vista della pubblicazione, tuttavia, mi sono reso sempre più conto di quanto la storia di Leni sia paradigmatica di un certo agire umano e di come, banalmente, la malvagità che ha condotto ai campi di sterminio sia tutt’altro che eccezionale, ma assolutamente ripetibile in una società senza anticorpi, come poteva essere quella tedesca del primo dopoguerra. C’è una frase nel romanzo che amo molto e, secondo me, rende bene l’idea di quel che voglio dire: "Le circostanze creano un destino che ci conduce inesorabilmente ad azioni colpevoli". La conclusione, forse un po’ pessimistica, è che non c’è un antidoto al male, ma non per questo diventa inutile vaccinarsi.

Come e perché ho deciso di partecipare a IoScrittore
Vi ho partecipato in realtà quasi per caso. Avevo da poco finito di scrivere il romanzo e cercavo una casa editrice per pubblicarlo. Google mi ha indirizzato, nel grande caos della rete, verso questa realtà. Mi sono detto, perché no? La formula poi mi affascinava, essere letto da perfetti sconosciuti, che dietro l’anonimato del web avrebbero potuto sbizzarrirsi in commenti più o meno lusinghieri, ma probabilmente senza filtri. Avevo bisogno di qualcosa di obiettivo, che andasse al di là del giudizio degli amici e dei parenti. Ci ho provato e direi che mi è andata bene, per essere la prima volta.
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