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Che cosa significa l'espressione “Una rosa è una rosa è una rosa"?

18 Marzo 2024 |
di
Eva Luna Mascolino
La frase "Una rosa è una rosa è una rosa", contenuta nella poesia "Sacred Emily" di Gertrude Stein (1874-1946), sembra a prima vista un gioco di parole tautologico e privo di grandi risvolti, anche se in realtà sottintende un'osservazione più profonda, consapevole e sfaccettata, conosciuta e ripresa spesso dai pensatori dei giorni nostri...

L’origine di Una rosa è una rosa è una rosa

Rose is a rose is a rose is a rose
Loveliness extreme.
Extra gaiters, Loveliness extreme.
Sweetest ice-cream.

Recitano così, in lingua inglese, alcuni versi di un componimento scritto dalla poetessa statunitense Gertrude Stein (1874-1946): la lirica, che si intitola Sacred Emily, venne scritta nel 1913 e pubblicata nel 1922, senza che probabilmente l’autrice potesse sospettare l’impatto culturale che era destinata ad avere.

Nel corso del tempo, infatti, questa poesia basata sulla tecnica del flusso di coscienza, sulla musicalità e sul ritmo, ci ha spinto a concentrarci non sulle singole parole scelte da Stein, ma sulla loro funzione più ampia all’interno del componimento.

Gertrude Stein, la poetessa a cui si deve il verso "Una rosa è una rosa è una rosa" Gertrude Stein (GettyEditorial)

Un discorso che, in particolare, si applica al verso Rose is a rose is a rose is a rose, tradotto in italiano come Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa, o in altri casi con le virgole a scandire meglio la frase: Una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa.

Perché, se a prima vista ci troviamo davanti a un’affermazione priva di chissà quali risvolti, la verità è che Una rosa è una rosa è una rosa (questa la sua abbreviazione più comune) è un’espressione idiomatica ben più rilevante di quanto potremmo pensare, che non per niente è conosciuta e ripresa spesso dai pensatori dei giorni nostri.

La rosa come simbolo

Per capire meglio cosa intendesse dire Stein con questa affermazione così criptica, ma al tempo stesso così famosa, facciamo innanzitutto un passo indietro: cosa intendiamo di solito noi, quando parliamo di una rosa? Di un fiore spontaneo, certo, ma è davvero tutto qui?

Se ci pensiamo bene, fin dall’antichità la rosa è stata uno dei simboli prediletti di intellettuali, poeti, artisti, filosofi: la sua purezza e la sua correlazione all’amore (non solo passionale) sono ormai diffusi in ogni parte del mondo e, grazie al suo profumo, alla sua bellezza e non da ultimo alle sue spine, una rosa racchiude in sé un vero e proprio tesoro (e thesaurus) di significati.

Non è un caso, quindi, che Stein inserisca nel componimento questa considerazione: da donna di cultura quale era, non stava solo optando per un gioco di parole tautologico, che avrebbe sortito un effetto simile con qualunque altro termine inserito al suo posto, bensì per un’osservazione più profonda, più consapevole, più sfaccettata.

Le riflessioni di Umberto Eco

Ora che abbiamo inquadrato le premesse da cui parte l’autrice, possiamo prendere spunto da alcune riflessioni suggerite da Umberto Eco (1932-2016) per sviscerare meglio la poesia: “C’è un eccesso di ridondanza“, osserva infatti il semiologo e filosofo piemontese nel saggio La struttura assente (La Nave di Teseo), e “la ridondanza genera tensione“, stimolando la nostra curiosità e attenzione.

“Che cosa capisco io di quello che mi sta dicendo Stein? Lei dice soltanto ‘rosa’, e mi lascia libero di riempire quella parola dei significati che più mi appartengono e sento vicini. Chiama in causa letture, sentimenti, congetture. Chiama in causa me“, prosegue Eco, proponendoci un’interessante chiave di lettura per penetrare il verso di Stein.

Dopo che ha sottolineato il principio di identità per cui una rosa è uguale a una rosa, ovvero a sé stessa, la poetessa prosegue non a caso ripetendo che una rosa è una rosa, come se stavolta si stesse riferendo a un’altra rosa, una diversa rispetto alla prima che ci aveva proposto.

La teoria più accreditata, tanto da parte di Eco quanto da parte della critica letteraria, è pertanto che – usando la figura retorica della ripetizione – Gertrude Stein voglia richiamare alla nostra mente le tante accezioni di rosa a cui accennavamo, con tutte le connotazioni che da secoli portano con sé: “La prima rosa è una rosa, la seconda forse è già l’amore… e la terza? (Tenete poi conto che, nella poesia, si nomina a un certo punto un certo Jack Rose…)”.

Dire rosa, come d’altronde avremo ormai intuito, può sembrare giusto un modo per nominare un fiore di quattro lettere, ma la verità è che pronunciare questa parola, evocandone il suono e i valori, genera in noi numerose associazioni di idee, che si susseguono in maniera automatica, quasi inconscia, come se fossero seguite l’una dopo l’altra solo da una virgola, trasportandoci in un mondo fatto di echi, di suggestioni, di immagini: Una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa

Fonte: www.illibraio.it

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