Consigli di scrittura

Ritanna Armeni: la scrittura è un’occasione
Consigli degli autori

Ritanna Armeni: la scrittura è un’occasione

22 Aprile 2020
| di
Matilde Quarti
“L’occasione nasce, non si impone”. I consigli di scrittura dell’autrice e giornalista Ritanna Armeni, in libreria con il romanzo Mara. Una donna del Novecento, che su IoScrittore racconta come nasce un romanzo storico.

Ritanna Armeni, affermata giornalista e scrittrice, dopo due biografie romanzate, Di questo amore non si deve sapere, dedicata alla relazione sentimentale tra Lenin e Inessa Armand, e Una donna può tutto, sul primo reggimento femminile sovietico, è tornata in libreria per Ponte alle Grazie con il romanzo Mara. Una donna del Novecento

Mara è una ragazza fascista, nata dall’immaginazione e dalla penna di Ritanna Armeni per raccontare la condizione femminile nel periodo più buio del secolo scorso. Quello di Ritanna Armeni è un racconto sorprendente, nato dall’esigenza di scoprire la vita segreta delle donne e delle ragazze del ventennio, una vita che non rispondeva necessariamente all’immagine proposta dalla propaganda di regime.

Con Mara è passata dalla scrittura saggistica al romanzo.

“Per la maggior parte della mia vita ho fatto la giornalista e ho scritto saggi, poi mi è venuta l’esigenza di raccontare, e da qui sono nati Di questo amore non si deve sapere e Una donna può tutto, che sono delle biografie romanzate. Con Mara, invece, ho deciso di scrivere un romanzo: mi sembra che, in fondo, sia una forma più democratica rispetto a un saggio”. 

In che senso?

“Un saggio è la proposizione, o l’imposizione, delle proprie idee. Chi legge, senza alcuna mediazione, sa quello che pensa lo scrivente, ma non c’è nessun processo di seduzione. Per contro una biografia romanzata obbliga ad avere degli elementi di realtà, ma lascia anche la libertà di usare la propria immaginazione. Quando si scrive una biografia romanzata, però, bisogna trovare una persona con la quale identificarsi. Le biografie sono un abbraccio, devi sentire sempre vicino il tuo personaggio, impongono un’identificazione che io, nel caso di Mara, con una donna fascista, non riuscivo ad avere. Invece mi era più semplice costruire un personaggio partendo dalla mia immaginazione: pensare a una ragazza ‘normale’ durante il fascismo, a come fosse fatta, quali fossero i suoi sogni, il suo percorso. E così è nata Mara”.

Mara racconta personaggi distanti dalla sua esperienza personale. Come si fa a raccontare vite così diverse dalla propria?

“È vero che sono una donna di sinistra e parlo di una ragazza fascista, però in realtà tra me e Mara ci sono molti elementi di identificazione, al di là del credo politico. Faccio parte di una generazione di donne che ha dovuto lottare per l’emancipazione, durante il fascismo era un po’ più duro ma anche quando sono stata giovane io continuava a esserlo. In diverse cose Mara è Ritanna, o Ritanna è Mara. Nel rapporto con la cultura per esempio, nella voglia di andare avanti. E poi è vero che Mara aderisce al fascismo, però mantiene un atteggiamento intelligentemente critico, e anche in questo aspetto c’è una similitudine con il mio percorso di vita: anche io ho creduto in certe cose, poi ci ho creduto meno, poi le ho riviste, eccetera. Insomma, scrivendo si possono mantenere le proprie opinioni ma si può essere comunque onesti. Mara la pensa in modo diverso da me, ma io posso raccontarla con rispetto”.

Che rapporto intercorre tra il suo lavoro di giornalista e la scrittura più narrativa?

“Il giornalismo è stato il mio lavoro e la mia passione per decenni. Però si basa su fatti reali che vanno raccontati con precisione e con il più grande numero possibile di informazioni. La scrittura letteraria, invece, si muove per evocazioni, per sfumature, più che per fatti. La fantasia non è un modo per edulcorare la realtà, ma soltanto un modo diverso di raccontarla. E questo non è stato un passaggio facilissimo per me, perché l’impronta giornalistica spesso aveva il sopravvento. Lottavo con l’idea di onestà intellettuale propria del giornalismo, quindi accumulavo dati, volevo mettere tutto ciò che avevo trovato con la massima precisione, mentre quello che serviva era l’evocazione, era far scattare la fantasia del lettore, non informarlo”.

In un racconto a sfondo storico, quanto sono importanti le descrizioni?

“Sono importantissime, perché permettono al lettore di immergersi di più nel romanzo, di accedere allo spirito e alla realtà dell’epoca. Nel caso di Mara sono stata aiutata dal fatto che, trattandosi di una vicenda che si svolgeva nel Novecento, avevo molte immagini a disposizione: dell’Istituto Luce, di tanti film, di documentari… Mi hanno fatto entrare molto profondamente nell’epoca, e le descrizioni degli ambienti, oppure dei vestiti, sono state abbastanza spontanee”.

Come funziona, per lei, il processo di scrittura?

“Ho un metodo abbastanza consolidato ormai, anche se non si tratta di step rigidi. Inizialmente leggo e basta, poi comincio a stendere degli appunti, sia storici sia spesso scaturiti da mie riflessioni. A questo punto cerco di mettere ordine in questi appunti, abbozzando uno schema e cominciando a dividerli in capitoli, a organizzarli: una sorta di pre-prima stesura. Sono stralci di storia in cui metto tutto quello che credo debba andare in quel dato capitolo, ma ovviamente non sono definitivi, perché un capitolo può allungarsi e andare a occuparne due, oppure due possono diventarne mezzo. Poi c’è una prima stesura, che non faccio leggere a nessuno. E dopo questa prima stesura ce ne sono altre, che sono delle riscritture, e a questo punto il libro è pronto per essere letto da qualcun altro. Ecco, da questo momento in poi comincia un periodo di continua revisione che non so mai quanto dura, può durare moltissimo o può durare di meno, dipende dai libri. I libri riservano sempre delle sorprese, anche sulle proprie capacità. Spesso si scopre di riuscire in cose che non si immaginava di saper fare, e di rimanere invece incastrati in altre che si supponeva fossero facili”.

Come nasce l’idea per un nuovo libro? Cosa le fa “scoccare la scintilla”?

“Le scintille scoccano per i motivi più piccoli. Per la mia prima biografia romanzata, la storia di Inessa e Lenin, la scintilla è scoccata quando, in un libro francese – che stavo leggendo per documentarmi perché volevo scrivere sugli amori a sinistra -, ho trovato un nome che non conoscevo, quello di Inessa Armand, e mi sono innamorata di questa figura. L’interesse per le streghe della notte, invece, è nato quando ho intervistato un veterano russo della Seconda guerra mondiale, che mi ha parlato di loro. Allora ho cominciato a fare delle ricerche e ho avuto la fortuna di conoscere e intervistare l’ultima ‘strega’. La scintilla che ha dato vita a Mara è stato un insieme di casi. Un dialogo con una signora che mi ha rivelato che, durante il fascismo, poteva essere più libera, perché, anche se eri una donna, ti controllavano di meno se dicevi di andare a un’adunata. Alcuni accenni di natura simile fatti da mia madre, che in quegli anni per gli stessi motivi poteva uscire al sabato con le amiche. E poi una serie di documenti, tra cui un documentario in cui venivano mostrate delle donne che facevano ginnastica. Tutto questo mi ha fatto sorgere una domanda: ‘ma non sarà che l’immagine che io ho delle donne sotto il fascismo non è quella vera?’”.

Cosa le ha dato il rapporto con la sua casa editrice?

“Dico la verità: non lascerei la mia casa editrice per nessun motivo. Quando con una casa editrice si crea un rapporto positivo, – perché si può anche creare un rapporto negativo -, si entra in una rete di relazioni che costituisce una sicurezza per lo scrittore. E quella sicurezza è importante per poter creare, scrivere, immaginare…”.

Se dovesse dare un solo consiglio a un aspirante scrittore, quale sarebbe?

“Io sono stata fortunata, perché quando ho cominciato a scrivere ero già una giornalista nota, conoscevo gli ambienti. Quindi capisco che, per un aspirante scrittore, un ragazzo sconosciuto, sia più difficile. L’errore che vedo spesso fare a questi giovani è il pensare di dover scalare una montagna, di dover usare determinate modalità per riuscire ad affermarsi, o dover frequentare determinate persone. Credo che chi ama scrivere debba coltivare il suo ambiente, le sue aspirazioni, i canali che possiede. Che sia un ragazzo che scrive sulla rivista dell’università, o magari su Facebook, può dimostrare il suo amore per la scrittura in tanti modi, finché non nasce l’occasione. Capisco che sia molto difficile da accettare, ma l’occasione nasce, non si impone”.

Ritiene che ci siano dei libri che un aspirante scrittore dovrebbe aver letto?

“No, non credo. Può essere interessante (ma non è un consiglio, è solo una cosa che può essere curiosa) leggere libri di scrittori che raccontano che cos’è la scrittura per loro, ce ne sono tantissimi. Poi ciascuno, mentre scrive, troverà alcuni libri che lo ispirano più degli altri. Potrei dire: ‘leggete Proust’, ma perché? Perché non Thomas Mann, o Tolstoj? Insomma, mi sembra un esercizio un po’ presuntuoso, anche perché siamo tutti diversi, passiamo fasi della vita diverse. Per esempio, mentre stavo scrivendo Mara ho riletto Guerra e pace e La storia di Elsa Morante. Guerra e pace è un libro che amo moltissimo, però in quel momento ho sentito la Morante molto più vicina. Ogni tanto mi sembra che si voglia in qualche modo ‘sottomettere’ la lettura ad altro, ma ci sono delle scintille che scattano senza che ci siano delle spiegazioni. Come per l’amore”.

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