Consigli degli autori

Helena Janeczek, finalista al Premio Strega 2018, risponde alle domande di IoScrittore

14 giugno 2018
| di
Redazione IoScrittore
Che profilo deve avere il tuo lettore ideale? Scrivere e riscrivere, tornare più volte sul testo, quando si può dire che un romanzo è terminato? Quanto sono importanti i propri sentimenti e le proprie esperienze nella scrittura creativa?

Helena Janeczek, finalista al Premio Strega 2018, risponde alle domande di IoScrittore offrendo preziosi consigli a chi sogna di pubblicare un romanzo. Nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, da oltre trent’anni vive in Italia. Dopo Lezioni di tenebra, Cibo e Le rondini di Montecassino, con La ragazza con la Leica (Guanda, 2017), il suo quarto romanzo, si è aggiudicata il Premio Bagutta ed è finalista anche al Premio Campiello 2018. Cofondatrice del blog letterario “Nazione Indiana”, ha collaborato con “Nuovi Argomenti”, “Alfabeta2” e “Lo Straniero”.

“Helena scrive a voce asciutta il suo italiano caparbio e preciso che sa schioccare e bisbigliare.” Erri De Luca

 

Come hai pubblicato il tuo primo romanzo?

Collaboravo da qualche anno con Mondadori, quando mi è capitato di scrivere Lezioni di tenebra. Si era creato un buon rapporto con gli editor di narrativa che furono tra i primi a leggere il dattiloscritto. Tenevo molto al parere di Antonio Franchini, all’epoca responsabile della narrativa italiana, ma colui che decise di pubblicarlo è stato Andrea Cane che era a capo di tutta la narrativa Mondadori.

Che cosa ti ha dato il rapporto con l’editor della casa editrice?

Non sono mai stata un’autrice di troppe pretese. In cambio però chiedevo di lavorare in pace, con i miei tempi piuttosto elefantiaci, con una nozione di data di consegna parecchio elastica. Apprezzo molto che sia Mondadori che Guanda mi abbiano concesso fiducia e pazienza. Non ho mai trovato editor che non fossero attenti e rispettosi verso i miei testi, ma una menzione speciale va senz’altro a Laura Bosio. È stato un privilegio lavorare con una editor del cui occhio e orecchio fidarsi totalmente.

Quando scrivi pensi a un lettore ideale?

Il “lettore ideale” è un insieme di persone per me importanti con cui, scrivendo, entro in dialogo. È un processo in buona parte inconsapevole, ma so che scrivo sempre per qualcuno.

Che importanza hanno le riscritture?

Non faccio mai una prima stesura e poi rielaboro. Sono lentissima, torno sempre sulle pagine scritte nei giorni prima per lavorare sul ritmo e sulla tenuta sostanziale del racconto: dettagli, dialoghi, personaggi. Poi, una volta arrivata in fondo, si comincia a sfrondare, ma anche a sviluppare meglio ciò che non risulta ancora ben definito. Quanti passaggi di revisione da cima a fondo ci vogliono dipende, però, dal “vento” più o meno favorevole che ha accompagnato il processo di scrittura.

Quali consigli daresti a un aspirante scrittore?

Leggere molto. Leggere scrittori e scrittrici italiane e non solo autori contemporanei, possibilmente. Cercare di capire quali sono i pensieri, i sentimenti, le esperienze che lo spingono a scrivere, senza che questo sia da intendersi come un invito a partire da scritture autobiografiche.

 

I giudizi della stampa su La ragazza con la Leica:

“Gerda Taro era una di quelle creature incantate, capaci di eccellere in qualsiasi cosa, con una speciale vocazione per la vita. La gente si innamorava di lei, e lei amava con libertà.” Elena Stancanelli, D – la Repubblica

“Gerda, di fronte agli orrori non fuggiva ma scattava, scattava tre volte… Una storia di coraggio e determinazione che lascia senza fiato e con un senso di vuoto, come se anche noi l’avessimo conosciuta.” Francesca de Sanctis, Il venerdì di Repubblica

“Una scrittura sapiente e una partecipazione emotiva che si trasmette al lettore, un equilibrio raro.” Eliana Di Caro, Il Sole 24 Ore

“Una prosa tesa, frammentaria, affascinante e un’architettura narrativa che sfiora il capolavoro.” Wlodek Goldkorn, L’Espresso

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