Rassegna stampa

Intervista a Stefano Mauri, presidente del gruppo Gruppo editoriale Mauri Spagnol

31 maggio 2016
| di
alessandro magno
«Un Paese più meritocratico è un Paese dove prevale la lettura. Un Paese meno meritocratico è un Paese dove prevalgono le raccomandazioni»

Lo stand de Il Libraio ha debuttato all’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino e si è affermato subito come vivace agorà, in un turnover di appuntamenti, lezioni spettacolo e presentazioni. In questa cornice il gruppo Gems, di cui Il Libraio è strumento di informazione editoriale, ha brindato ai 70 anni della casa editrice Longanesi, fondata la Leo Longanesi e Giovanni Monti il 1 febbraio del 1946.

E sempre qui, sono state rese note le 300 opere finaliste di uno dei concorsi letterari più significativi del panorama letterario nazionale: Io Scrittore, giunto alla VI edizione. «Non un concorso, ma un vero e proprio torneo», ha più volte spiegato Oliviero Ponte di Pino. I numeri sono decisamente positivi: 91 ebook pubblicati, 11 nuovi autori e 100 mila euro di royalty distribuite dalla sua prima edizione. Il funzionamento promuove una formula di scouting editoriale innovativa: ciascun partecipante è valutato, nella prima fase del concorso in cui presenta solo un incipit, dagli altri concorrenti. Ma può raggiungere successivamente l’attenzione di editor e case editrici. Oltre 12 mila le opere valutate, ad oggi. Alcune novità rispetto alle precedenti edizioni sono la costituzione del premio al miglior lettore e la possibilità di rendere cartaceo, on demand, il proprio ebook vincitore.

Abbiamo incontrato Stefano Mauri, presidente del gruppo GeMS e, fra le altre cose, ideatore di Io Scrittore, che ci ha raccontato il suo punto di vista su questa esperienza e su alcuni aspetti della situazione editoriale italiana di oggi.

Il torneo Io Scrittore è alla sesta edizione. In pochi anni, può vantare numeri molto positivi: qual è il segreto di quest’iniziativa?

Non c’è un segreto. È un sistema che unisce l’accesso non filtrato del web alle esigenze fortemente selettive che caratterizzano i piani di lavoro delle case editrici. Democrazia, da un lato, e dall’altro valutazione. Non è un sistema che ci ha fatto trovare più voci o talenti, rispetto a tutti gli altri metodi che solitamente utilizziamo. Però è un sistema che, per via dell’accesso democratico, ha reso scrittori di mestiere persone che mai si sarebbero sognate di spedire un manoscritto a una casa editrice, temendo che tanto non sarebbe servito. È un torneo che ha cambiato la vita di alcune persone, in un senso molto gratificante.

Crisi dell’editoria: più volte ha sostenuto che non si tratti di una crisi strutturale, ma legata alle congiunture economiche. E che, dal punto di vista dei lettori, non si lega ai cosiddetti “lettori forti”. A che punto siamo adesso?Cosa può fare un gruppo editoriale come il vostro per cercare di riavvicinare gli italiani alla lettura?

Io penso che, in generale, la possibilità di riavvicinare gli italiani alla lettura sia un compito che gli editori devono affrontare assieme. E insieme al Ministero della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali. E anche al governo. Voglio dire le politiche di governo, perché le decisioni che influiscono sui cambiamenti sociali vengono anche da lì. Un Paese più meritocratico è un Paese dove prevale la lettura. Un Paese meno meritocratico è un Paese dove prevalgono le raccomandazioni; dove è più importante partecipare a una cena, che stare a casa a leggere un libro. Va detto che l’Italia, se si considera ad esempio la narrativa, per quanto riguarda la lettura è a un buon livello rispetto alla media europea. Quello che manca in Italia è il riferimento al libro come strumento per assumere competenze, in generale. Ovvero, la grossa differenza fra l’Italia e gli altri Paesi europei è nella bassa quota di saggistica che viene comprata.

È di pochi giorni fa la notizia che Mondadori, dopo l’acquisizione del Gruppo RCS, ha proceduto anche all’acquisizione di Banzai Media che, tra gli altri, è proprietaria di portali tematici come Pianetadonna, GialloZafferano e Studenti.it e di magazine online come IlPost e Giornalettismo. Come potrebbero interagire altri gruppi editoriali come il vostro con queste nuove dinamiche?

Mondadori ha acquistato i siti editoriali online di Banzai e non l’e-commerce. Così come a suo tempo acquistò la Sperling ed Einaudi. Il gruppo GeMS è molto più abituato a creare dal nulla (così ha lanciato ad esempio Chiarelettere e TEA, e dunque anche nuovi scrittori etc.)oppure a dare una nuova possibilità a case editrici che vanno rimesse in piedi: così è accaduto a Guanda, Garzanti, Longanesi, Salani. A noi piace costruire. Sono due atteggiamenti entrambi positivi, ma diversi. Il primo presuppone del capitale da investire, il secondo un capitale umano dal mettere in gioco. 

Quest’anno ricorrono i settant’anni della casa editrice Longanesi. Giuseppe Strazzeri, il vostro direttore editoriale, ha appena ricordato un motto di Longanesi che contraddistingue la casa editrice: «II contrario di quel che penso mi seduce come un mondo favoloso». Cosa vi aspetta nel futuro?

Quel motto vale ancora. Naturalmente, nel futuro vogliamo che ci sia sempre la ricerca dell’eccellenza. La ricerca dei libri migliori, che possano anche sorprendere. Va detto che il futuro lo decidono in gran parte gli scrittori. 

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