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L’isolamento di chi gioca a tennis non è diverso dall’isolamento di chi scrive - di Giulia Della Cioppa

9 Marzo 2026 |
di
Giulia Della Cioppa
Giulia Della Cioppa si racconta in occasione dell'uscita di "La mancina", romanzo che si muove sui campi da tennis e che racconta la storia di Aleni, che condivide con l'autrice la passione per questo sport. Attingendo al vissuto autobiografico di impegno agonistico in questo sport, la scrittrice nota delle similitudini tra il tennis e la scrittura: "L’isolamento di chi gioca a tennis non è diverso dall’isolamento di chi scrive, come non è diverso per una tennista avere come prima antagonista sé stessa, che è ciò che trova uno scrittore sulla propria pagina..."

Prima di cominciare a scrivere questo romanzo, cercavo di venire a capo del mio interesse per i recinti, per le geometrie, le reti e i nodi. Questi aspetti simbolici, che non avevo mai approfondito fino al giorno in cui ho cominciato a scriverne, risuonavano in me ogni volta che vedevo o leggevo qualcosa che li evocasse. Ed è da questi che sono partita. Sempre più mi pareva che riguardassero qualcosa che ero, più che qualcosa che mi apparteneva. Pensavo di voler indagare la geometria e invece stavo elaborando la relazione con mio padre che di geometria, fra le altre cose, se ne intende.

Ero sufficientemente lontana dal mio passato di sportiva per scriverne senza le dovute precauzioni e credevo di esserne abbastanza immune per non finirci dentro con tutte le scarpe. Era falso. Questo romanzo ha generato in me violenti sbandamenti e mi ha esposta a sofferenze ed euforie che dubito avrei vissuto, se non scrivendolo.

Giulia Della Cioppa La scrittrice (foto di Giacomo Riccardi)

L’isolamento di chi gioca a tennis non è diverso dall’isolamento di chi scrive, come non è diverso per una tennista avere come prima antagonista sé stessa, che è ciò che trova uno scrittore sulla propria pagina.

La scrittura ha molto a che vedere con l’esercizio, con la ripetizione e con la ritualità. Questo, come ex sportiva, l’ho sperimentato sin da bambina, da quando cioè, come Aleni, andavo sui campi e colpivo per ore. Anche nel tennis, come nella scrittura, esistono cose che non si possono insegnare, una particolare “sensibilità di mano” oppure “il sentire la palla”. Un gergo che appartiene anche alla scrittura quando si dice che “una voce non la si può costruire” e forse “un ritmo non lo si può insegnare”. Appartengono al tennis la pulizia, l’immaginazione, i colpi di testa, i fallimenti e i successi, così come appartengono a chi scrive.

Detto questo, le circostanze della vita, e con esse i legami familiari, non mi hanno permesso di capire se questo sport lo amassi davvero o lo amavo perché lo amava qualcun altro che amavo. Adesso so che venire a capo di questo interrogativo non è il punto della questione, ma è solo dopo essere entrata nel vortice di una domanda come questa, invischiata in così tanti elementi, che posso dirlo.

In questo romanzo ho preso dal tennis soprattutto gli elementi simbolici, i recinti che contornano i campi e i recinti che sono i campi, la simmetria, la ripetizione, le corde e i nodi. Il campo da tennis che sta sullo sfondo è anche lo sfondo di senso che definisce la relazione tra un padre e una figlia, il legame ambivalente tra i due e i desideri dell’uno che sembrano i desideri dell’altra, fino a prova contraria. È soprattutto un romanzo sul movimento di sottrazione e di depredazione, di un addomesticamento e della successiva riappropriazione della selvatichezza, l’idea che la protagonista possa non essere la prescelta di qualcuno.

È scritto in prima persona. La voce dimessa e la sarabanda della prosa sono venute scrivendo. Il tempo presente è una scelta che sovrappone la consapevolezza adulta all’infanzia della protagonista. L’immaginario animale viene dalla mia formazione e dalle mie naturali inclinazioni e pone l’accento sulle metamorfosi non compiute, su tutte le metamorfosi in divenire.

Giulia Della Cioppa La mancina

L’AUTRICE – Giulia Della Cioppa, nata a Caserta nel 1996, ha scritto alcuni racconti per la rivista Il primo amore e nel 2023 ha pubblicato Ventre (Alter Ego Edizioni). Ora esce per Bompiani il suo secondo libro, La mancina, che ha per protagonista Aleni: appena una bambina quando entra per la prima volta in un campo da tennis. Il campo da tennis è per lei un luogo sicuro, un posto dove poter chiudere fuori l’universo delle relazioni per rimanere soli tra la terra e il cielo, sotto gli occhi di un padre convinto che lei sia una predestinata

Attingendo al vissuto autobiografico di una stagione di impegno agonistico nel tennis, l’autrice racconta una formazione fatta di allenamenti, tornei, sponsor, sogni, vittorie, sconfitte. E conduce in un viaggio letterario dentro il corpo di un’atleta e la sua devozione assoluta, esaltante e distruttiva al tempo stesso. “E, sullo sfondo di un sud abbacinante e immobile come il fondale di un mito, fa del tennis un filtro attraverso cui misurarci con il nostro desiderio di essere riconosciuti e con quello, tanto più esigente, di dare tregua al corpo per liberarsi”.

Fonte: www.illibraio.it

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