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"Love, Mom": un thriller psicologico costruito su un gioco di specchi

12 Marzo 2026 |
di
Redazione Il Libraio
Un’autrice sotto pseudonimo (che scrive di un'altra scrittrice sotto pseudonimo), partita con il self-publishing. "Love, mom", di cui proponiamo un estratto, è un romanzo costruito su un gioco di specchi, in cui nulla è davvero come appare. Una scrittura tesa e avvolgente, attraverso la quale Iliana Xander esplora verità nascoste e dinamiche familiari che non sono quello che sembrano, addentrandosi nei lati più oscuri del legame tra madre e figlia...

Iliana Xander, un’autrice sconosciuta, e un romanzo implacabile, Love, Mom.

Un thriller psicologico, carico di suspense, che ha conquistato lettrici e lettori negli Usa prima in versione autopubblicata e poi in libreria. E che ora è in fase di pubblicazione in 35 Paesi.

In Italia, il libro dell’autrice, che utilizza uno pseudonimo, è uscito con Longanesi.

Come sottolinea la scrittrice Antonella Lattanzi nella sua recensione su La Lettura del Corriere della Sera, in questo romanzo c’è qualcosa che porta gli echi di Misery di Stephen King e quelli di Gone Girl di Gillian Flynn, nascondendo anche una riflessione sulla scrittura: “Che differenza c’è tra la scrittura e la vita? Tra biografia e realtà? In che modo l’io, il nome, la persona spariscono e diventano scrittura? Quello che a prima vista può sembrare solo un page-tuner (cioè un libro che si legge d’un fiato, una pagina dopo l’altra) è qualcosa di più: un modo, come dire, per chiederci di noi”. 

La trama di Love, mom

E veniamo alla trama di Love, mom: una scrittrice di fama mondiale muore improvvisamente. I detective ipotizzano una caduta nel bosco, un epilogo facile e veloce; ma è realmente questa la causa della morte di Elizabeth Casper? O il misterioso incidente nasconde dell’altro, che forse qualcuno vuole mantenere segreto? In questa storia la figlia, Mackenzie, è costretta a confrontarsi con una verità scomoda.

Elizabeth, che ha sempre firmato i suoi libri come E.V. Renge (anagramma di revenge, vendetta), ha lasciato anche un marito, Ben. Ci sono naturalmente anche tanti altri personaggi, tra cui la madre di Ben; e ancora, c’è Ej, l’amico nerd di Mackenzie, oltre ad altre figure che nel corso della vicenda Mackenzie dovrà imparare a riconoscere come alleati o avversari nella sua battaglia per la verità.

“Un’autrice sotto pseudonimo scrive di un’autrice sotto pseudonimo. Si direbbe, un gioco di scatole. Come la scrittura, come la vita…”, afferma sempre Lattanzi.

Love, mom esplora il rapporto conflittuale tra madre e figlia: più autrice che madre, più attenta alla stima dei suoi ammiratori che a essere una figura di supporto per la figlia. Una madre distante, fredda, a tratti quasi crudele, amata e venerata da milioni di lettrici e lettori.

Va anche detto che la notizia della sua morte non scuote più di tanto la giovane Mackenzie (e in realtà nessuno in particolare della famiglia). Per lei è come se fosse morta un’estranea. 

Si assiste a un funerale quasi “telecomandato”, basato su accordi firmati per pubblicizzare “l’evento” e aumentare le vendite dei libri, perfino in una tale circostanza. Mackenzie riesce a sfuggire agli sguardi invadenti dei partecipanti, ma appena arriva alla macchina trova sul sedile una busta, con l’intestazione che recita Dalla tua fan numero 1. All’interno ci sono delle pagine tratte dal diario privato di Elizabeth e, in cima ad esse, nella grafia della madre, c’è scritto: Vuoi sapere un segreto? Con amore, mamma.

Ma quale amore? E, soprattutto, quale segreto? Da quel momento, tutto è destinato a cambiare: continuano ad arrivare altre lettere, sconvolgendo sempre più la giovane, e man mano che i tasselli si uniscono Mackenzie è costretta a confrontarsi con un passato che non conosceva, sempre più colmo di vuoti, di reticenze. Ma, soprattutto, di segreti.

Chi era realmente Elizabeth Casper? Chi sta cercando di farglielo scoprire? E chi, invece, vuole nasconderglielo a qualunque costo? Per dare una risposta a tutte queste domande, Mackenzie dovrà spingersi ben oltre la sua immaginazione, fin dove non avrebbe mai pensato di arrivare…

Copertina del libro "Love mom" di Iliana Xander

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

LETTERA #1

Quando sei giovane non ti innamori dei bravi ragazzi. Ti innamori dei ragazzi sbagliati.

Il primo amore può essere tossico. A volte ti ostini e non vuoi uscirne. Ben Casper è stato proprio questo per me.

Perché mi sono innamorata di lui? Bella domanda. Il presente è spesso un mosaico delle nostre decisioni passate. Non definirei il mio passato un errore. Tuttalpiù una terribile catena di eventi. Ma non anticipiamo troppo.

Il punto è che tutti, nel mio passato, sono stati egoisti. E Ben? Ben aveva il dono di far sentire speciali le persone che aveva attorno. È stato il primo a offrirmi quel tipico genere di attenzioni che fanno perdere la testa alle ragazze.

E io ho perso la testa.

Ero all’ultimo anno di Scrittura creativa. Vivevo in Nebraska, a Old Bow, una cittadina universitaria che si estendeva per tre chilometri attorno alla via principale ed era circondata da boschi rigogliosi. In un posto del genere, il mio passato non mi avrebbe raggiunta, o così almeno credevo.

La prima volta che vidi Ben fu al bar del campus. Ero davanti al distributore automatico e lui incrociò il mio sguardo.

«Carino il rossetto» mi disse con un cenno. «Rosso fragola.»

Non rosso sangue, come dicevano tutti, ma rosso fragola. Può un uomo essere più romantico di così?

Lui mi fece uno dei suoi sorrisi adolescenziali e io in quella sala che puzzava di chiuso mi sentii come travolta da una ventata d’aria fresca. Quel sorriso era una promessa di risate, di passeggiate mano nella mano e, forse, di un profondo dolore. Ma tu non pensi al dolore, né che quel ragazzo è palesemente troppo bello per te, né al fatto che i suoi amici, seduti dalla parte opposta della sala, ridacchiano e ti lanciano occhiatine sprezzanti. Non ti importa perché, quando il ragazzo torna al tavolo, si volta, ti sorride di nuovo e ammicca, è impossibile fermare il battito accelerato del cuore e le farfalle nello stomaco e il vortice impazzito di pensieri e immagini di quel che potrebbe succedere se lui si interessasse davvero a te.

E lui si è interessato davvero a me.

Una settimana dopo, rividi Ben nell’Aula Seminari. Stavolta era da solo, senza amici a rubarmi la sua attenzione.

«Ehi, Fragola!» mi chiamò.

Le gambe stavano per cedermi e quando mi si avvicinò ricominciò lo sfarfallio traditore allo stomaco.

«Sei arrivata prima al concorso per il miglior racconto, vero?»

Non potei fare a meno di arrossire. «Sì.»

«Complimenti!»

«Grazie.»

«Diventerai la nuova Sylvia Plath.»

Per la gioia, il mio cuore accelerò: gli piaceva la letteratura. Ignorai il fatto che al campus era la settimana dedicata a Sylvia Plath; c’era scritto anche sulla bacheca dei trofei alle nostre spalle.

«Continua così, Miss Elizabeth Dunn.»

Il mio nome. Nessuno pronunciandolo l’aveva mai reso tanto interessante. Il mio cuore voleva balzare fuori dal petto e atterrare ai suoi piedi… Sapeva come mi chiamavo. Ignorai il fatto che anche il mio nome era scritto sulla bacheca dei trofei, accanto alla mia fotografia.

«Chiamami pure Lizzy.»

«Lizzy?»

«Lizzy» ripetei.

Lui sorrise. «Io sono Ben.»

Lo so. «Ciao, Ben.»

«Ciao, Lizzy. Ne hai scritti altri, di racconti interessanti?»

«Ti piacerebbe leggerli?»

«Certo! Adoro le storie scritte bene.»

Ben non leggeva mai e il primo anno rischiò la bocciatura in Inglese II. Questo però io l’avrei scoperto in seguito. Come tante altre cose. Per esempio, che in quasi tutti gli esami prendeva voti bassissimi. Che i suoi genitori benestanti gli finanziavano il percorso fino alla laurea. Che aveva già un problema con l’alcol. Che nessun’azienda l’aveva accettato per lo stage. Che i suoi amici, la cricca degli studenti più popolari, mi prendevano in giro. Che sono stata il suo piccolo segreto per mesi, finché abbiamo perso completamente il controllo delle nostre vite e la catastrofe si è abbattuta su di noi.

No, tutto questo l’avrei scoperto solo in seguito.

Quel giorno, mentre ero lì vicina a lui, il mio cuore affamato lo implorò di restare a parlare con me per un altro minuto.

C’era qualcosa, in Ben, che costringeva le persone a fissarlo. La sua risata era il suono più meraviglioso del mondo. Il suo sorriso con le fossette mi fece tremare le gambe. Quando infine mi chiese di dargli il numero del mio cercapersone, «mi piacerebbe leggere altri tuoi racconti», io farfugliai qualcosa e arrossii. Non avevo il cercapersone, soltanto il telefono di casa.

Un giorno avrei messo per iscritto la nostra prima volta, e la seconda, e la terza, i giorni felici e le notti insonni, i sorrisi schivi e le lacrime amare, le nostre uscite allegre e un tradimento infame.

Quella sera stessa mi venne a prendere a casa, mi portò a cena nel suo ristorante preferito e poi al cinema. Dopo il film, comprammo una bottiglia di vino e dei liquori mignon e andammo a casa mia, uno squallido monolocale nello stesso edificio di un minimarket. Lui non sembrò affatto colpito da quanto era minuscolo il mio appartamento. Volevo che lo vedesse, sapevo che poteva essere il nostro primo e ultimo appuntamento ed ero pronta ad accettarlo. Di quella notte avrei scritto per mesi, pensai.

Bevemmo, ridemmo e poi lui mi attirò a sé.

«Di fragola hanno anche il sapore?» sussurrò sfiorando le mie labbra color fragola, poi le baciò e aggiunse: «Non farò niente che tu non vuoi».

Di lì a un’ora, eravamo nudi e lui fece tutto quello che volevo che facesse.

Durante la notte, si sdraiò sul letto e io mi sedetti accanto a lui a leggergli degli estratti del romanzo che stavo scrivendo da anni. Mi fissava con i suoi occhi azzurri luminosi, pieni di ammirazione, e io ero al settimo cielo.

Cresciuta in una casa-famiglia, ero sempre stata una ragazza solitaria ed ero entrata nel mondo degli adulti con niente in tasca e un appartamento in una casa popolare. Ma ero sveglia. Facevo tre lavori. Mi laureai alla triennale e ottenni una borsa di studio completa. Ero determinata ad affrancarmi da quella vita schifosa.

Quella notte, ero talmente smaniosa di fare colpo su Ben da raccontargli il mio unico sogno. «Un’agente letteraria si è interessata al mio romanzo.»

Lui si mostrò subito entusiasta. «Davvero? Grande! Quindi lo pubblicherai?»

Io scrollai timidamente le spalle. «Lo spero. L’agente ha contattato varie case editrici. Dice che il mio romanzo è strepitoso.»

Lui mi strinse e mi baciò e mi ribaciò, mi baciò ovunque, mi fece ridere e perdere la testa e finalmente, dopo tutti gli orribili fatti successi nella casa-famiglia, la mia vita stava ingranando.

«Sei…» si scostò a guardarmi come se fossi il tesoro più inestimabile che avesse mai visto, «meravigliosa, Lizzy Dunn.»

Mi fissò per un tempo che mi parve lunghissimo, con il suo sguardo magnetico che ancora non riuscivo a decifrare, anche se poi imparai.

Con mia grande sorpresa, la settimana successiva Ben tornò e anche quella dopo. Di solito, arrivava a tarda notte. Leggermente brillo, sempre allegro, con il suo sorriso sognante mi sussurrava «ciao, Lizzy, tesoro mio», facevamo l’amore, poi lui mi chiedeva di leggergli qualcosa di mio e mi riempiva di complimenti. Le donne impazziscono per i complimenti.

Adorava i miei lunghi capelli neri con la frangia. E il mio rossetto color fragola. «Sei la sosia di Kat Von D.» Adorava le mie storie e i colpi di scena con cui cercavo costantemente di impressionarlo.

Io e Ben eravamo come il giorno e la notte. Io non avevo amici a parte John, il ragazzo che lavorava nel bar della zona.

Ben, invece, era un tipo senza pensieri, un festaiolo. Sapevo che con i suoi amici non mi sarei mai trovata. Ci uscii qualche volta, ma poi una delle ragazze, ubriaca, mi disse: «L’unico motivo per cui Ben non ti lascia è il tuo talento. Altrimenti, non la vedrebbe nemmeno una come te».

In fondo, questo io lo sapevo già. C’è chi ha la bellezza. Altri hanno il talento. Non volevo gli amici di Ben. Volevo Ben, qualcuno che fosse solo mio. E non volevo espormi, attirare l’attenzione. Sapevo quali potevano essere le conseguenze. Mi era già capitato una volta. Ero contenta di vivere nell’ombra.

Non dissi mai a nessuno dei tre ragazzi a Brimmville, ai tempi della casa-famiglia, di quello che mi avevano fatto. Nessuno doveva conoscere il mio passato. Di certo, non Ben.

Tu sì, però.

Come al solito corro troppo, mia adorabile ragazza.

Ben veniva da una famiglia ricca ma non aveva alcun merito. Il suo unico talento era il sorriso: abbagliante, seducente, dolce e all’occorrenza dispiaciuto. Ovunque si rivolgesse quel sorriso, la gente si voltava. Era il suo dono. Il suo unico dono, direi. E quindi lui si circondava di persone popolari e talvolta talentuose, per sopperire alla propria mancanza di personalità.

Questo io l’ho capito soltanto dopo. Quando ho scoperto come si comportava alle mie spalle, ormai ero innamorata persa. Arrivò allora il primo tremendo colpo, ma io volevo assolutamente che tutto si sistemasse.

Andava tutto a gonfie vele, ma poi lei è entrata nella nostra vita, ha affondato gli artigli acuminati nel suo cuore e nella mia mente e ha riportato alla luce il mio passato.

Lei mi ha fatto fare cose che non avrei mai fatto. Ha tirato fuori il peggio di me. Ha disseppellito i miei vecchi peccati.

Ma mi ha fatto anche scrivere le mie storie migliori.

Quindi, ecco.

Adesso questo segreto sarà tuo.

Gli altri, magari, ti diranno un sacco di bugie. Diffonderanno orribili pettegolezzi sul mio passato. Ma questo, questo diario, dice la verità.

(continua in libreria…)

Copyright © 2024, 2025 by Iliana Xander
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Fonte: www.illibraio.it

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