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Le frasi romantiche più belle della letteratura

10 Febbraio 2026 |
di
Eva Luna Mascolino
Da Euripide a Murakami Haruki, passando per Emily Brontë e per Jacques Prévert, una selezione di frasi romantiche tratte dalla letteratura di tutti i tempi. Citazioni d’autore per riflettere sui diversi modi di concepire l’amore e sull’impatto che quest’ultimo può avere nella nostra vita di ogni giorno…

Nelle giornate spente, in cui niente sembra avere un senso e la vita appare come un susseguirsi di attimi slegati fra loro, se c’è una cosa che può ridare valore al nostro stare al mondo è pensare all’amore di chi ci circonda.

Niente come la sensazione di amare e di essere amati, infatti, sa ridare spessore alla nostra quotidianità, conferendo un significato più ampio e profondo a ciò che facciamo, e permettendoci di ritrovare una scintilla di luce perfino nei momenti più bui.

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Da Wisława Szymborska a Italo Calvino, passando per Emily Brontë e per Jacques Prévert, ecco quindi una selezione di frasi romantiche tratte dalla letteratura di tutti i tempi, per riflettere sui tanti modi possibili di concepire l’amore e sull’impatto che quest’ultimo può avere nella nostra esistenza…

Le frasi romantiche più belle della letteratura

Cominciamo da una delle frasi romantiche tratte dalla tragedia a lieto fine Alcesti (Signorelli, a cura di Silvia Barbantani) del drammaturgo greco Euripide (485-406 a.C.), risalente al 438 a.C. circa. Qui, ai versi 278-280, la protagonista evidenzia l’importanza dell’amore come vera e propria ragione di vita, che ci unisce ai nostri cari in maniera indissolubile e di cui non potremmo più fare a meno:

Infatti, se tu morissi, io non esisterei più;
dipende da te che io viva o meno;
il legame con te mi è sacro.

Una frase romantica, questa, che ricorda da vicino una dichiarazione d’amore più recente, tratta stavolta dalla letteratura inglese dell’Ottocento. Ci riferiamo a un celebre passo del IX capitolo di Cime tempestose (Garzanti, traduzione di Rosina Binetti) di Emily Brontë (1818-1848), in cui Catherine definisce il suo amore per Heathcliff come un sentimento altrettanto totalizzante:

Le mie grandi pene in questo mondo sono state le pene di Heathcliff, e io le ho conosciute e le ho sentite tutte una a una dal principio; la sola ragione di vivere per me è lui. Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei a esistere; e, se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l’universo si cambierebbe per me in un’immensa cosa estranea.

una frase romantica di emily bronte

Al di là dell’eterno rapporto fra Eros e Thanatos, l’amore in letteratura è stato spesso rappresentato anche come la capacità di abbandonarsi all’altro, percependo una comunione di corpo e di spirito che va oltre le nostre capacità razionali. Ce ne dà un esempio la poetessa Premio Nobel Wisława Szymborska (1923-2012) in una delle frasi più romantiche del seguente componimento, tratto da La gioia di scrivere (Adelphi, traduzione di L. Rescio):

Cademmo nell’abbraccio,
ci separammo dal mondo,
non sapevamo se eravamo due corpi
o due anime
o un corpo e un’anima .

Certo, c’è poi chi dell’amore non vuole conoscere nient’altro se non l’oggetto del proprio desiderio, per il quale prova un trasporto che non ha nemmeno senso cercare di spiegare, perché nella sua ineffabilità trascende qualunque spiegazione razionale, come scriveva in una delle frasi romantiche del suo Faust (Einaudi, traduzione di Maria José de Lancastre) l’autore portoghese Fernando Pessoa (1888-1935):

Amo come l’amore ama.
Non conosco altra ragione di amarti che amarti.
Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo,
se ciò che ti voglio dire è che ti amo?

Non dimentichiamo, però, che aprirsi all’amore vuol dire soprattutto entrare in contatto con sé stessi, con la propria interiorità, con le proprie pulsioni. E a dimostrarlo è una frase romantica e tenera contenuta nel Barone rampante (Mondadori) di Italo Calvino (1923-1985), in cui l’amore si trasforma in un mezzo privilegiato per ampliare la conoscenza di noi stessi mentre viviamo nuove esperienze:

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre mai s’era potuta riconoscere così.

una frase romantica di italo calvino

Una sensazione che fa venire in mente la possibilità di una compenetrazione totale, ben al di là dell’attrazione e in grado di rivelarci tanto di noi con il minimo sforzo, come se il contatto stesso con la persona giusta ci facesse da guida e da faro. Così scrive al riguardo lo scrittore giapponese Murakami Haruki (Kyoto, 12 gennaio 1949), in una delle frasi romantiche più note del romanzo 1Q84 (Einaudi, traduzione di Giorgio Amitrano):

Non era un’emozione simile all’innamoramento o al desiderio sessuale. Era come se qualcosa si fosse insinuato attraverso una piccola fessura e tentasse di riempire un vuoto che c’era dentro di lui. Ecco cosa provava. Non si trattava di un vuoto provocato da lei. Esisteva dentro di lui da un tempo incalcolabile. Lei vi aveva proiettato sopra una luce speciale, illuminandolo.

In ultimo, ma non per importanza, l’amore resta naturalmente anche conoscenza dell’altro. Un desiderio di condivisione e di vicinanza che passa da tutti e cinque i sensi, come anche dalla presenza fisica ed emotiva dell’oggetto del nostro desiderio. A suggerircelo è l’autore francese Jacques Prévert (1900-1977) nella lirica Tre fiammiferi, contenuta in Poesie d’amore e libertà (Guanda, traduzione di Francesco Bruno, Rino Cortiana e Maurizio Cucchi):

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia

Fonte: www.illibraio.it

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