Consigli degli autori

Luigi Maieron, autore di Quasi niente, scritto a quattro mani con Mauro Corona, ci svela i segreti della sua scrittura

9 luglio 2018
| di
Redazione IoScrittore
Come si arriva a pubblicare un romanzo? Quanto può influire il lavoro dell’editor nella creazione di un testo? In che modo si cattura l’attenzione del lettore?

Luigi Maieron, cantautore, originario di un paesino della Carnia, ha ereditato dal nonno e dalla madre la passione per la musica. Ha vinto il premio Friùl (1997) e ben tre edizioni del Festival del canto friulano (1993, 1995, 2012). Nel 2002 con l’album Si vîf si è aggiudicato il secondo posto al premio Tenco. Nel 2004 pubblica il suo primo romanzo La neve di Anna cui è seguito il bestseller Quasi niente, scritto con Mauro Corona (Chiarelettere, 2017), e Te lo giuro sul cielo (Chiarelettere, 2018).

 

Come hai pubblicato il tuo primo romanzo?

Il mio primo romanzo, La neve di Anna, è arrivato quasi per caso, non avevo mai preso in considerazione di scriverne uno, prima. Mi bastava scrivere canzoni, una passione che mi ha seguito fin dall’adolescenza. In realtà non mi decidevo neppure a pubblicare CD, avevo pubblicato Anime femine (Anima donna) nel 1996, e per una forma di timidezza continuavo il mio gioco compositivo più per compagnia; impegnavo così i miei pomeriggi carnici, li trascorrevo in compagnia di chitarra e penna che sostituivano secchiello e paletta. Poi, un amico, Nicola Cossar, fece ascoltare a Massimo Bubola, autore di canzoni di successo e collaboratore storico di Fabrizio De André, alcune mie canzoni. Bubola mi chiese di registrare un CD e volle produrlo. Il CD si intitola Si vîf (Si vive). L’editore della Biblioteca dell’Immagine, Giovanni Santarossa, venne a trovarmi e mi chiese: “Da dove nasce un CD come Si vîf? Me lo racconti in un libro?”

Che cosa ti ha dato il rapporto con l’editor della casa editrice?

La neve di Anna è un libro a cui sono molto legato, e con questo pensavo di aver chiuso con l’esperienza della scrittura. Negli ultimi anni, forse anche per difficili vicende di vita, ho ripreso a scrivere. L’incontro con Maurizio Donati, editor di Chiarelettere, è stato decisivo. Sua l’idea di Quasi niente, un libro a quattro mani con Mauro Corona, sgorgato come un ruscello di montagna, in modo fresco e naturale. A Quasi niente è poi seguito Te lo giuro sul cielo, un libro a cui tengo molto, per i contenuti e per l’insieme di leggerezza e profondità che conserva tra le sue pagine. Te lo giuro sul cielo apre la porta a tanti personaggi, li fa accomodare, ascolta il loro punto di vista. Racconta il valore della semplicità, e soprattutto i rapporti tra figlio e madre. Volevo parlarne, portare una testimonianza. Il particolare rapporto che ho avuto con mia madre penso trovi riscontro in tante persone cresciute in modo singolare, è il punto centrale della nostra crescita, ci lascia segni indelebili e solo il tempo ci spiega il significato vero del nostro strano rapporto. L’editor mi ha molto aiutato a tenere la barra dritta, a non avventurarmi in troppe considerazioni, a dare un ordine consequenziale alla scrittura e soprattutto a tenere solo il necessario. Per troppa passione si rischia di dire troppo. La scrittura è diventata più adulta, senza perdere di vista il tratto sbarazzino sempre necessario in storie di questo tipo.

Quando scrivi pensi a un lettore ideale?

Sì, persone che si fanno domande e che cercano risposte. Persone che non si accontentano di facili promesse o di facili ottimismi. Penso che chi ti legge ti dedica del tempo, viene a casa tua, viene a trovarti. Considero l’attenzione di un lettore un privilegio ed io non debbo fargli perdere tempo, anzi vorrei che dicesse: “Sono contento di essere stato a casa di questo strano personaggio, di averlo conosciuto”. Sentire che qualcuno prova gratitudine per quello che hai scritto è il massimo delle soddisfazioni, niente ti ripaga più di un: “Grazie per avermi fatto compagnia, grazie per avermi raccontato la storia di Tite, o Cecilia, grazie per avermeli fatti conoscere”.

Che importanza hanno le riscritture?

Crescere è una passeggiata in salita, si fa fatica mentre si cammina ma poi dall’alto si vede un panorama più ampio. Dovrebbe essere questa l’importanza della riscrittura, guardare le cose da un panorama più largo, dopo aver fatto tutta la fatica che serve per arrivare in cima. La fatica rende il passo più consapevole. Asperità, buche, sudore trovano il conforto di uno squarcio di cielo, del tremolio delle foglie, del canto degli uccelli e dei giochi d’ombre della luce. La fatica rende piacevole ogni aspetto dell’esistenza, perché ci regala la consapevolezza della meraviglia della vita, sempre, anche nella sofferenza.

Quali consigli daresti a un aspirante scrittore?

Leggi molto, ascoltati, cerca un tuo linguaggio che deve essere spontaneo, ma ascolta sempre il punto di vista del mondo, mai pensare di sopraffarlo, ma mai essere troppo timido da non parlare. E poi umiltà nel tuo discorso, e consapevolezza che non siamo mai troppo importanti, se non per cercare un linguaggio imparentato con l’utilità. Cercare di essere utili anche nella scrittura, a misura di quell’umanità che aspira a fare qualcosa non solo per sé stessa ma anche per gli altri.

 

I giudizi su Te lo giuro sul cielo:

“Splendido libro… Onore al merito, caro compare.” Mauro Corona

“Bastano poche pagine per entrare nel piccolo mondo antico rievocato da Luigi – la voce narrante – tra i nonni severi, i compaesani dai mille soprannomi, la miseria e quella scintilla di allegria che tutto fa superare.” Monica Virgili, IO Donna

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