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La solitudine del punto esclamativo e la storia e il futuro dei segni grafici

17 Agosto 2017 |
di
Redazione Il Libraio
Nel saggio "La solitudine del punto esclamativo" Massimo Arcangeli racconta la storia, dai graffiti rupestri ai touch screen, dei segni grafici con cui ci esprimiamo: come sono nati punteggiatura, numeri e lettere? E cosa diventeranno in futuro?

La solitudine del punto esclamativo (il Saggiatore) di Massimo Arcangeli, linguista e critico letterario, racconta la storia dei segni grafici con cui ci esprimiamo, delle lettere, dei numeri, dei segni di interpunzione, dalle pitture rupestri ai touch screen degli smartphone, interrogandosi su quali saranno i simboli del futuro.

massimo arcangeli - la solitudine del punto esclamativo

I segni grafici che utilizziamo ogni giorno hanno origini antiche e misteriose. Ci sono stati tramandati da pitture rupestri, iscrizioni precolombiane e papiri, poi dalle opere di filosofi, matematici e poeti; sono stati immortalati con l’inchiostro di un calamaio o di un torchio, fino alla loro comparsa sulle ingombranti tastiere delle prime telescriventi o dei computer e, oggi, sui touch screen di tutti gli smartphone.

Lettere, segni di interpunzione, numeri arabi e romani: artefici e custodi dell’umanità – e forse anche loro ultima documentazione possibile –, da sempre questi simboli testimoniano la nostra storia, raccontano le leggende, fissano le conquiste scientifiche, le conoscenze geografiche e le fatiche letterarie: senza di loro non conserveremmo alcuna memoria e non sarebbe possibile l’evoluzione.

Ma come nasce una lettera? Come si è deciso che un punto nel bianco della pagina dovesse rappresentare una pausa lunga? Perché il cancelletto e la chiocciola sono diventati così importanti nelle nostre scritture quotidiane? E quali saranno i simboli del futuro? Impareremo a leggere e scrivere su Internet o ci sarà una rivoluzione nelle scuole?

Immergendosi nelle grandi opere del passato – tra le segrete numerologie della Divina Commedia, gli oracoli della Sibilla, gli acrostici di Napoleone – e perlustrando le più recenti tecnologie di comunicazione – come Facebook, Twitter e le innumerevoli chat –, Massimo Arcangeli, ne La solitudine del punto esclamativo, ricostruisce e interroga secoli di profonde mutazioni nelle lingue di tutto il mondo. Con il rigore scientifico della ricerca sapienziale e l’incalzare di una narrazione favolistica, riscopre così negli enigmi e nei giochi, nelle deviazioni e nelle scoperte accidentali dei caratteri tipografici le chiavi per decifrare il nostro passato e, con sospetto o fascinazione, provare a immaginare il futuro.

Fonte: www.illibraio.it

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