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Due ragazzi, un amore giovane da imparare a poco a poco. Perché insieme si può vincere contro il mondo
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Due ragazzi, un amore giovane da imparare a poco a poco. Perché insieme si può vincere contro il mondo

8 Aprile 2021
| di
Redazione IoScrittore
Intervista a Sara Gambazza, autrice de "L'amore non ha un perché"

Sara Gambazza è l’autrice di “L’amore non ha un perché”, romanzo edito da IoScrittore.

Il libro in una frase

Jacopo ha sedici anni, una sorella storta e una madre che fa da mamma alla nonna fuori di testa; Annael ha quasi diciassette anni, tre fratelli, una mamma stanca e un lavoro. Jacopo e Annael si incontrano e si capiscono, specchiandosi uno nella solitudine dell’altro, con la semplicità delle cose belle e improvvise; insieme provano a diventare grandi, tra strani incontri e soprusi, responsabilità e voglia di leggerezza.

Amici di scaffale

Romanzi che raccontano di ragazzi e che lo fanno toccando piano, con delicatezza. Sul mio, di scaffale, L’amore non ha un perché sarà accanto a Le ragazze non hanno paura di Alessandro Q. Ferrari, nell’illusione che, per osmosi inversa, l’intensità delle sue parole scivoli tra le mie. 

Segni particolari

La tenerezza. Quella pulita che gli adolescenti sanno scambiarsi, quella che puoi sentire guardandoli correre, coi pugni chiusi e i denti stretti, il sudore bambino che appiccica i capelli alla fronte e, nello sguardo, il bisogno di abitare un angolo di mondo senza essere scansati.

Dove e quando

In una cittadina come tante. Oggi, dieci anni fa, tra dieci anni. Cambia la cornice, ma il quadro è quello: ragazzi, la fatica di crescere, una buona dose di prepotenza sullo sfondo.

Tag

#adolescenza #amore #amicizia #bullismo  #tenerezza #faticadicrescere

Come e perché ho deciso di partecipare a IoScrittore

Ho deciso di partecipare a IoScrittore perché volevo che qualcuno leggesse quello che scrivo. Perché si scrivono storie con l’idea che qualcuno le legga, scrivere per sé stessi mi pare una balla colossale. I menestrelli non canticchiavano sotto la doccia (o coi piedi infilati nella tinozza), ma a corte, per i cortigiani e i signori. I cantastorie lo facevano nelle piazze.

Le storie vanno raccontate, altrimenti, che siano sulla carta o no, restano pensieri. E, se le racconti e qualcuno ti sta a sentire, sei felice. O almeno, io lo sono.

Quindi, ho partecipato al concorso per essere letta. E mi hanno letta: ho ricevuto valutazioni attente e consigli che conservo in una cartella dal titolo “Importante”. Ringrazio di cuore le persone appassionate e pazienti che si sono spese per darmeli; chissà da dove, chissà se col viso burbero da professore esigente o col sorriso, con gli occhiali sul naso o tra i libri di scuola. Ovunque e chiunque siate, grazie.

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