Come nasce un best seller

Come nasce un best seller -
Non ci sono certezze?.
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Il successo di un romanzo dipende da quella forza mistica che si chiama passaparola

12 marzo 2013 | di Oliviero Ponte Di Pino.
Quelli che dicono che non ci sono certezze in quel gioco d’azzardo che è l’editoria hanno quasi ragione. In ultima analisi il successo di un romanzo dipende da quella forza mistica che si chiama passaparola. (Martin Arnold, «The New York Times», 11 aprile 2002).  

Nel nostro Paese circa tre quarti dei titoli pubblicati ogni anno vendono, nei normali canali, meno di tre copie. E sono poche decine i titoli che in un anno vendono più di 50.000 copie, la soglia oltre la quale un libro da noi diventa un best seller (infatti a volte vanno in classifica libri tirati in poche migliaia di copie).
 
L’editoria conosce da sempre il fenomeno, ma il primo best seller moderno può essere considerato Via col vento di Margaret Mitchell. L’autrice ottenne un anticipo di meno di 500 dollari, il 10% di utile sulle prime 10.000 copie vendute e il 15% sul resto; la Mitchell e il suo agente si auguravano, senza sperarci troppo, che l’editore riuscisse a vendere almeno 500 copie: invece nel 1936 fu il primo libro a vendere più di un milione di copie in un solo anno (un secolo prima, La capanna dello zio Tom si era fermato a 300.000). 

In Italia i primi libri a superare in tempi brevi le 100.000 copie sono stati Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel 1958, La ragazza di Bube di Carlo Cassola nel 1960 e Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani nel 1962. Per superare il milione di copie, è stato necessario attendere un giornalista-scrittore come Oriana Fallaci, con Lettera a un bambino mai nato (1975). L’anno successivo fu la volta del «best seller alternativo» Porci con le ali scritto da Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, subito sequestrato e dissequestrato dalla magistratura. Il prototipo di quello che Vittorio Spinazzola definisce «best seller di qualità» è Il nome della rosa di Umberto Eco, uscito nel 1980 con una prima tiratura di 80.000 copie e venduto nel giro di pochi anni in milioni di esemplari nel mondo intero. 

Si potrebbero fare numerosi altri esempi, citando libri molto diversi da questi che però hanno un elemento in comune: l’imprevedibilità del loro successo. Molti best seller e long seller erano stati in precedenza rifiutati da altri editori, e quasi tutti al momento dell’uscita non venivano considerati tali. Molto spesso hanno saputo cogliere e anticipare stati d’animo e bisogni latenti (o nuovi), che nessun direttore marketing poteva prevedere e programmare. 
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pierlu
codice utente 39089
Commento #65
10/4/2013
Per dire...la Mondadori rifiutò si pubblicare il primo Harry Potter....anche le case editrici spesso prendono abbagli....personalmente ho pubblicato un fantasy con Il Filo, nella seconda edizione ho avuto anche la prefazione della Silvana De Mari, la scrittrice di fantasy italiana più tradotta all'estero, che ha letto il libro e l'ha trovato carino. Ho venduto tra libreria, on-line e sopratutto distribuzione personale circa 1.200 copie....diciamo che ho sperato la media...
Morgana
codice utente 6
Commento #64
7/4/2013
Monica, condivido al cento per cento. Talmente tanto che... parlo per esperienza. Non ho pubblicato a pagamento, ma con una piccola, storica e seria casa editrice di settore, che ha reputato valido e originale il mio testo, mi sono data da fare, moderatamente (nel senso che devo prima di tutto lavorare, mangiare e sopravvivere, poi giocare alla scrittrice ;-) ) e, nonostante abbia ampiamente superato la cifra che per molti editor/editori è da "accendere un cero alla Madonna" (tanto che l'editore è contento e continua a pubblicarmi) ti posso assicurare che nessuna GeMS, Mondadori, Rizzoli... e compagnia bella ha tentato di sottrarmi al mio coraggioso editore. Con questo non voglio scoraggiare nessuno, ma suggerire di aprire bene gli occhi e valutare tutti i pro e contro, altrimenti si rischia di prendere abbagli che fanno male al cuore e al portafogli. In piena responsabilità ogni tentativo è degno di rispetto... e poi, si sa, "la dea della fortuna ama i folli, i temerari, coloro che mettono in gioco ogni loro avere", come diceva Erasmo da Rotterdam.
Boncy
codice utente 7274
Commento #63
7/4/2013
Allora piuttosto che autopubblicarsi conviene farsi un e-book e metterlo su internet. Almeno non spendi soldi per le stampe.
monica
codice utente 37511
Commento #62
7/4/2013
Morgana, ci sono innumerevoli scogli da superare ogni volta che si decide di realizzare un qualsiasi progetto. Come ho già detto nei post precedenti, ci vogliono i presupposti, bisogna saper gestire con lucida obiettività e prima di investire soldi su qualsiasi impresa è importante calcolare se può esserci una resa e i margini di rischio che si è disposti a sopportare in caso di fallimento. Se l’opera è stata valutata più che valida perché aspettare la morte per essere pubblicati? Il tempo ha dimostrato che le case editrici possono sbagliare e mi chiedo chissà quante opere meravigliose sono rimaste a marcire nei cassetti o rosicchiate dai topi e non potremo mai leggere. Tutte le tue ipotesi sono fondate e vanno tenute in considerazione proprio in fase di valutazione del rischio di un fallimento, lo scopo dell’autopubblicazione è proprio quello di farsi notare da una casa editrice che sa e ha i mezzi per gestire la propaganda, sembra che gli addetti ai lavori tengano d’occhio le pubblicazioni di e-book. L’unica incognita rimane sempre e comunque il gradimento del pubblico. In conclusione io penso sia meglio fare e sbagliare piuttosto che restare a guardare. Ancora una rima! La mia evoluzione è in atto sto diventando poetessa.
monica
codice utente 37511
Commento #61
7/4/2013
Morgana, ci sono innumerevoli scogli da superare ogni volta che si decide di realizzare un qualsiasi progetto. Come ho già detto nei post precedenti, ci vogliono i presupposti, bisogna saper gestire con lucida obiettività e prima di investire soldi su qualsiasi impresa è importante calcolare se può esserci una resa e i margini di rischio che si è disposti a sopportare in caso di fallimento. Se l’opera è stata valutata più che valida perché aspettare la morte per essere pubblicati? Il tempo ha dimostrato che le case editrici possono sbagliare e mi chiedo chissà quante opere meravigliose sono rimaste a marcire nei cassetti o rosicchiate dai topi e non potremo mai leggere. Tutte le tue ipotesi sono fondate e vanno tenute in considerazione proprio in fase di valutazione del rischio di un fallimento, lo scopo dell’autopubblicazione è proprio quello di farsi notare da una casa editrice che sa e ha i mezzi per gestire la propaganda, sembra che gli addetti ai lavori tengano d’occhio le pubblicazioni di e-book. L’unica incognita rimane sempre e comunque il gradimento del pubblico. In conclusione io penso sia meglio fare e sbagliare piuttosto che restare a guardare. Ancora una rima! La mia evoluzione è in atto sto diventando poetessa.
Morgana
codice utente 6
Commento #60
7/4/2013
@ Monica, il tuo discorso non fa una piega in linea teorica, ma nella pratica si scontra con la realtà. E la realtà è che con l'autopubblicazione è impossibile far partire il passaparola, a meno di un impegno esclusivo da parte dell'autore che: 1) mette in calendario una conferenza a settimana per un anno intero in tutte le librerie d'Italia che accettano la sua presenza, 2) muove il mercato in internet con un impegno quitidiano, 3) inventa di tutto per far parlare di sé, 4) ecc... Se puoi permetterti di fare tutto questo e molto di più, forse e se vale, il romanzo venderà 1000 copie... lasciando nelle tue tasche molto meno di quello che hai speso per farlo circolare... E con 1000, 2000, 3000 copie NESSUN editore ti nota al giorno d'oggi. Mi spiace, ma questa è la realtà. Buona domenica.
monica
codice utente 37511
Commento #59
6/4/2013
Io rimango dell’idea che se le case editrici snobbano l’autore perché non è famoso l’autore deve provare con l’autopubblicazione. Non sarebbe la prima volta che autori eccellenti sono ricorsi al self-publishing per le loro prime opere e poi sono stati corteggiati da tutte le case editrici. Gli editori sono famosi per gli errori madornali commessi rifiutando romanzi del tipo Cent'anni di solitudine (1967 Premio Nobel) ,per non parlare di Primo Levi, Umberto eco, Moravia. Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu rifiutato da Arnoldo Mondadori Editore e Einaudi, fu pubblicato solo dopo la morte dell’autore. Non credo sia sano aspettare così tanto. Se il prodotto è buono e ci sono già delle conferme con alcune valutazioni positive sono sempre più convita che bisogna perseverare e scavalcare i rifiuti passando alla pubblicazione con mezzi propri utilizzando gli strumenti che oggi la tecnologia ci offre.
Boncy
codice utente 7274
Commento #58
6/4/2013
è presto detto, Monica... la forza mistica è data dai soldi che l'editore intende spendere per il lancio del libro. sempre parlando dell'ultimo "capolavoro" che ho letto, da quello che c'è scritto in copertina "tre edizioni in una settimana" ... è matematicamente impossibile che ci sia stato tutto questo passaparola, neanche gli strilloni agli angoli delle strade! semplicemente il denaro muove il mondo, anche quello editoriale.
monica
codice utente 37511
Commento #57
5/4/2013
Ok, abbandoniamo l’idea dell’autopubblicazione ma allora ditemi: da cosa verrà originata la “forza mistica che si chiama passaparola” se l’opera rimarrà chiusa nel cassetto e non vedrà mai la luce?
Boncy
codice utente 7274
Commento #56
5/4/2013
Monica: sono d'accordo, ma non sull'autopubblicazione perché quella sì è una jungla di ladri.
monica
codice utente 37511
Commento #55
5/4/2013
Stefano, non posso che darti ragione. Mi è capitato di trovare nelle bancarelle libri che non avrei voluto aver comprato, con tutto il rispetto per chi ha comunque faticato a scrivere e per questo degno di considerazione per l’impegno messo nel lavoro. La mia idea di autopubblicazione non vorrei venisse vista come un eccesso di presunzione da parte dell’autore e ti prego di non volerla neanche considerare una mancanza di rispetto per il lettore, per carità! Sono io una grande lettrice e per il momento posso solo considerarmi un’amante della scrittura non certo un’autrice, pertanto mi mancherei di rispetto da sola e questo non è da me. Io vedo l’ autopubblicazione come una soluzione “imprenditoriale”, mi spiego meglio: se non consideriamo l’ambizione e il desiderio di successo che ogni autore sente alla fine di un’opera e che quindi lo porta a cercare il maggior numero di consensi, se riusciamo a valutare con fredda obiettività quanto si è prodotto possiamo seguire dei percorsi che permettono di capire e valutare se il romanzo scritto può piacere oppure no. Penso che per prima cosa bisogna far leggere il romanzo a più persone possibili, amici e conoscenti sperando che ci dicano sinceramente che cosa ne pensano, cercando di cogliere le sfumature negative velate nei commenti amichevoli che cercano di far ingoiare la pillola amara se la storia non è piaciuta. Il torneo letterario è già di aiuto in questo perché i commenti negativi non sono velati. Poi cercare di far valutare l’opera da un critico letterario, questo forse è un po’ più difficile ma non credo sia impossibile. A questo punto se il prodotto che abbiamo tra le mani risulta buono un investimento sul questo progetto si può anche fare consultando siti specializzati in correzione di bozze, interventi di editing assegnazione di codice ISBN, stampa e pubblicazione e-book. L’investimento è meno oneroso di quanto richiesto dalla case editrici a pagamento e potrebbe risultare più redditizio. E con questo abbiamo dato sfogo all’ambizione e al desiderio di successo senza mancare di rispetto a nessuno.
stefano
codice utente 7913
Commento #54
4/4/2013
D'accordo su tutto con Monica tranne che sull'autopubblicazione. Prima di tutto perché, per farla completamente faidatè ma per bene (compresi i codici ISBN, etc, ) non è mai completamente e costo zero. Poi sopratutto perché è proprio a causa di fenomeni come l'autopubblicazione (e la pubblicazione a pagamento) che l'offerta editoriale complessiva, in particolare nel nostro paese, si è impoverita dal punto di vista qualitativo. Migliaia e migliaia di titoli a cercare di accaparrarsi i pochissimi lettori, con il risultato che emergere, anche per un buon romanzo, diventa quasi impossibile se l'autore è ancora sconosciuto ai media.
monica
codice utente 37511
Commento #53
4/4/2013
Boncy Commento#51 4/4/2013 Credo di capirti e mi trovo d’accordo con te. È difficile individuare i parametri di orientamento degli editori quando scelgono le opere da promuovere per farne un caso editoriale. Mi sembra evidente che è la promozione ad agire sulle preferenze di chi compra i libri altrimenti non si spiegherebbe il successo di certe schifezze. Ho avuto la fortuna e il privilegio di parlare con un critico letterario qualche giorno fa e mi ha detto che da molto tempo non trova romanzi degni di questo nome tanto che ha smesso di inviare i suoi articoli ai giornali perché non trova niente che meriti una sua recensione. Stiamo vivendo un’epoca di crisi culturale oltre che economica, e morale, e dei valori, e dell’onestà, e di coraggio, soprattutto di coraggio da parte di editori che potrebbero arginare questa crisi culturale pubblicando opere di valore piuttosto che correre dietro al prodotto facile da vendere nella speranza di tamponare la crisi economica che sicuramente li coinvolge. Ma non si rendono conto tutti quanti che è un a spirale che trascinerà tutto verso il fondo? Questo continuo rincorrersi e arrancare cercando di aggrapparsi a piccoli successi nel tentativo di rimanere a galla non creerà mai basi solide su cui crescere. Ci vuole un’inversione di rotta. Ci vuole il coraggio di andare controcorrente per frenare il vortice di risucchio. Chissà se vedremo l’alba della rinascita culturale o se apparterà ad un’epoca troppo lontana per noi. Per ora credo che agli scrittori emergenti e sconosciuti altra via non resti che autopubblicarsi con il supporto e l’ausilio di agenzie di editing affidandosi alla vendita on–line.
sono colui che vi ha rotto i fogones!
codice utente 49201
Commento #52
4/4/2013
Hola sto accedendo dal profilo di un amico. 1) MAX sei Dio? .. interessante ma tant'è 2) io ho messo il più schifoso degli incipit ma grazie alla mia dimenticanza mia e alla non curanza i una eap... avrete un giudizio in meno 3) perchè ho scritto una cagata?proprio perchè ci sono opere pubblicate in concorso. e non avendo giudizi da fare causa distrazione e non ripristino ... be posso parlare quanto e quadno voglio.. Ci sono dei volatili in concorso che sono già pubblicati e sono di colore rosa credo anche se possono essere di tanti colori e poi c'è un kundera..(forse l'artista? o kundalini?.... e molti altri... :D e non è detto che non partecipi la prossima volta.. magari con qualche altra schifezza!
Boncy
codice utente 7274
Commento #51
4/4/2013
Sono ancora nauseata dalla lettura di una delle 50 sfumature. non ripeterò l'errore (almeno si può dire che imparo in fretta). Non ci vuole solo la forza mistica del passaparola, ci vuole anche il denaro di un colosso editoriale per spingere un libro del genere e farlo diventare una moda mentre in realtà altro non è che un brutto harmony spinto, che svilisce la donna e (come se ciò non bastasse) è pure scritto male. L'unico modo che conosco io per "spingere" un libro del genere è spingerlo violentemente fuori dalla finestra e l'avrei pure fatto se non l'avessi preso in prestito. Unico pregio del testo è che il confronto ti fa pensare "Dio, come scrivo bene". Mi resta il dubbio del perché l'editore ne abbia voluto fare un caso letterario invece di relegarlo nella sua collana harmony, forse (anche grazie al periodo estivo) giudicava i tempi maturi per un libro del genere? E se sì, cosa andrà di moda la prossima estate? Pare che i libri siano abiti che di tanto in tanto tornano alla ribalta, è successo coi jeans a campana e coi fantasy sui non morti zannuti. Per questo mi chiedo "Che dobbiamo aspettarci per la prossima estate?" E soprattutto gli editori avranno ritrovato il buon gusto?
simo
codice utente 813
Commento #50
19/3/2013
So di non poter dir nulla, e non lo dirò. Ma leggendo un incipit mi è capitato di entrarci dentro...e ora voglio leggere il tutto!!! Non vedo l'ora che il tempo passi...e di poter leggere questo libro. Non solo, ma per un certo verso mi è sembrato anche di entrare nella storia che sembra scorrere parallelamente a quella che ho inviato io... Non mi era mai capitata una situazione del genere. Interessante... alla fine del Concorso vorrei proprio conoscere l'autore reale!(lui/lei).
MAX
codice utente 7085
Commento #49
18/3/2013
Assolutamente mia!
Lou
codice utente 22784
Commento #48
18/3/2013
@Max#47 Buona, come teoria. Dobbiamo considerarla di Max o c'è una citazione da passare in calce per i più secchioni?
MAX
codice utente 7085
Commento #47
18/3/2013
Suggerimenti al dott. Ponte di Pino su come scovare dei veri capolavori: I CINQUE LIVELLI DELLA SCRITTURA:1) Livello Zero. (livello di non-scrittura). Scrittura sgrammaticata e poche idee confusamente espresse. Attività tipica di chi, pur avendo un animo sensibile, non ha né il talento né la cultura minima necessaria per mettere per iscritto in modo dignitoso i propri pensieri. Esempio: sfogo ombelicale di. una casalinga disperata 2) Livello Uno (livello popolare). Esposizione in italiano pedestre, mutuato dalla lingua parlata e banalizzato da modi comuni di dire, da espressioni distorte e talvolta grammaticalmente e sintatticamente non corrette. Storia semplice, banale, contingente e di facile fruizione. Esempio: velina in un momento di grande fama televisiva condotta per mano da editor senza scrupoli nel mondo della letteratura a fini di lucro. 3) Livello Due. (livello commerciale) Esposizione corretta, solitamente semplice e lineare, ma comunque epurata dai modi di dire e dalle banalità della lingua parlata. Storia di facile accesso, ma tecnicamente ben congegnata (caratterizzazione personaggi, coerenza interna, rispetto del punto di vista, punti di svolta etc.). Esempio: scrittore commerciale affermato. 4) Livello Tre (livello culturale). Assunzione di uno stile di scrittura personale facilmente riconoscibile che per intensità, eleganza, originalità o altre qualità intrinseche si pone al di sopra della scrittura di Livello Due. Storia solitamente mutuata dalla propria o altrui esperienza di vita, poi sintetizzata e rielaborata in una forma narrativa esclusiva- 5) Livello Quattro (livello artistico). Esposizione indifferentemente come da livello Due o Tre, ma puramente funzionale alla storia. La storia narrata qui assume valore di potente metafora sui grandi temi universali (ed. es: la solitudine dell'uomo, l'immanenza del destino, la distanza tra volontà e realtà etc.), i personaggi assumono la valenza di prototipi e una tragica grandezza che li trasforma in icone. Esempio: "Antigone" di Sofocle, dove la contrapposizione tra Antigone e Creonte è metafora del contrasto tra la legge di natura e la legge umana; tra l'obbedienza ai dettami della propria coscienza e l'obbedienza all'autorità. Buon lavoro.
Lilium
codice utente 7661
Commento #46
12/3/2013
Lu Pone @ spassosissimo
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